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Marco Lodoli: Isole. Guida vagabonda di Roma
09 Giugno 2006
 

Marco Lodoli

Isole. Guida vagabonda di Roma

Einaudi, 2005, pagg. 145, € 13,50


È davvero una ben riuscita guida di Roma, pensata per chi ama girare per le città tentando di assorbire ciò che ne rappresenta l'essenza, quella scritta da Marco Lodoli, autore dallo stile comunicativo e per certi versi lirico. Lo scrittore è voce narrante che, con appassionata partecipazione, si rivolge al lettore immaginando di condurlo attraverso la città eterna come si farebbe con un amico desideroso di vedere il più possibile di un luogo tanto ricco di storia e di ammaliante bellezza, al quale si consigliano però anche gli angoli più veri e spesso più nascosti.

Sono isole, quelle ritratte da Lodoli, restituite con dettagliate descrizioni che non si limitano all'aspetto estetico e alla collocazione nell'immenso stradario romano, ma sanno incuriosire, suggerire, emozionare.

E così, dalla penna dello scrittore, si disegnano itinerari interessanti, spesso lontani da quella pazza folla che ormai costituisce il turismo delle tante nostre città d'arte.

Ci sono le indicazioni di caratteristiche trattorie in cui godere delle prelibatezze culinarie tipiche (una fra tutte la citatissima trattoria “Da Riccardo”, nel quartiere Ardeatino) oppure di pasticcerie in cui trovare i veri, leggendari maritozzi! (all'Antica Pasticceria in Via dei Castani, a Centocelle). I bar dove sedersi per un aperitivo ammirando la variegata umanità presente, visto che per Lodoli «gli esseri umani sono il paesaggio più interessante che c'è, quello da cui più s'impara».

E ancora certe istantanee di luoghi appena sfiorati da altre guide più specifiche, ma in grado di trasmettere il vero sapore della romanità: la piazzetta con la fontana in cui a fine anno scolastico vengono gettate le più belle del liceo, il grande platano su cui intere generazioni di ragazzini si sono arrampicati in pieno centro, un edificio degli anni '30 - Palazzo Federici - reso celebre da Scola che vi girò il famoso film con la Loren e Mastroianni Una giornata particolare, il quartiere Coppedè, con le sue casette di marzapane o il borghetto di Vigna Mangani, arroccato su una collina.

Naturalmente vengono prese in considerazione anche numerose mete strettamente artistiche: la Chiesa di S. Maria del Popolo, con la celebre Cappella Cerasi, in cui sono custodite due tele del Caravaggio (La crocifissione di S. Pietro e La Conversione di S. Paolo), ma anche qui l'invito di Lodoli è a tener ben aperti gli occhi per essere ricettivi a quegli esempi d'arte cosiddetta minore, ma a volte in grado di stupire; nel caso specifico un bassorilievo sepolcrale di tale Teresa Pelzer, moglie di uno dei Cerasi, morta di parto a ventisette anni e lì raffigurata col figlioletto neonato stretto al petto. Un'immagine di commovente realismo, testimonianza di un amore che ha voluto fermare l'attimo e il sogno di un figlio da crescere insieme. O ancora l'invito a visitare la chiesetta di Santa Barbara, piccola gemma incastonata tra le case, quella di Trinità dei Monti o quella di S. Ignazio di Loyola nella piazzetta rococò, o di frequentare una celebrazione in una chiesa di una comunità senegalese per rimanere colpiti da tanta partecipazione e gioia e spiritualità che magari non si respirano a S. Pietro (dove decine e decine di turisti si mettono in fila per immortalare l'immersione della mano nell'acquasantiera del Bernini, dimenticandosi poi di fare il segno della croce... come richiederebbe questo rito, volendo pensare che venga compiuto da chi in esso crede).

È dunque questa l'idea del navigare da visitatore per Marco Lodoli, fermandosi in queste isole nascoste di bellezza e poesia: una piazza, un albero, un quadro, un bar di periferia, una strada secondaria. «Isole ritagliate nel corpo della città, luoghi preziosi circondati solo dall'oceano frenetico della distrazione».


Annagloria Del Piano


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