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Boicottare i prodotti di Israele finché opera il genocidio? Indagine sull’economia che dirige politica e bombe.
Basta bombe su Gaza
Basta bombe su Gaza 
11 Gennaio 2009
 

I rapporti economici bilaterali Italia-Israele sono caratterizzati da un eccellente andamento. L’interscambio, in costante crescita, ha raggiunto i 3,5 miliardi di dollari nel 2007 (con un incremento del 24,8% rispetto all’anno precedente) e fa figurare l’Italia tra i partner d’Israele di maggiore importanza a livello mondiale (4° fornitore e 5° acquirente in assoluto). In crescita le nostre esportazioni (2,3 miliardi di dollari nel 2007, +24,7% rispetto all’anno precedente), così come le importazioni italiane da Israele (1,2 miliardi di dollari nel 2007, +25% rispetto all’anno precedente) per un saldo di bilancia commerciale, positivo per l’Italia, pari a circa 1 miliardo di dollari nel 2007 (+ 24,3% rispetto al 2006). I principali settori del nostro export sono le macchine e gli apparecchi meccanici, seguiti dai prodotti chimici e dai metalli di base. Particolarmente interessante la crescita nell’export italiano di prodotti minerali che, nonostante rappresentino una quota relativamente ridotta, sono aumentati del 314,8% nel 2007, per un ammontare di 112 milioni di dollari. Da segnalare, inoltre, l’aumento nelle esportazioni di pietre preziose e bigiotteria con una crescita che sfiora il 50% e l’incremento nelle vendite delle automobili e dei veicoli commerciali “Made in Italy” con un +45,3%, equivalente a 125 milioni di dollari. Le principali importazioni da Israele riguardano prodotti chimici di base, prodotti petroliferi raffinati, macchinari e apparecchi elettrici.

Per favorire questo proficuo interscambio commerciale, dal 1° gennaio 2005 è entrato in funzione a Tel Aviv il nuovo Sportello Unico Commerciale e Tecnologico (Italian Business Desk), che unisce in modo sinergico gli Uffici Commerciale e Scientifico dell’Ambasciata, l’ICE e la Camera di Commercio e Industria Israele-Italia. Lo Sportello rappresenta un punto di riferimento per gli imprenditori e gli altri operatori economici interessati a sviluppare rapporti bilaterali.

Per quanto riguarda gli investimenti diretti italiani in Israele, questi, sull’onda del positivo incremento dei flussi di investimento dall’estero, nei primi sette mesi del 2007 sono aumentati ad oltre cinque milioni di euro, laddove quelli israeliani in Italia hanno rappresentato meno della metà di questo valore.

Le presenze più significative si riscontrano nel ramo assicurativo e nel campo delle tecnologie per la comunicazione (fornitura, posa e gestione di cavi sottomarini a fibre ottiche); di rilievo la costituzione di partnership e joint-ventures operanti nel tessile, nell’automotive, nello sviluppo dei semiconduttori e nella produzione di materiali per l’edilizia.

Gli investimenti israeliani in Italia si sono invece concentrati principalmente nella farmaceutica, nelle telecomunicazioni e tecnologie satellitari e nell’immobiliare abitativo e turistico. Proprio il settore turistico vede l’Italia come meta privilegiata per i viaggiatori israeliani, collocandosi al quinto posto dopo USA, Francia, Germania e Regno Unito.

Attualmente l’ENIT non è presente in Israele. L’Ambasciata ha tuttavia attribuito ogni priorità alla promozione del turismo israeliano in Italia, attraverso azioni ad hoc in collaborazione con numerose Regioni e altri enti locali da un lato e i soggetti istituzionali italiani presenti nel Paese, in particolare lo Sportello Unico, l’Istituto Italiano di Cultura e la Delegazione dell’Accademia della Cucina Italiana dall’altro.

 

Relazioni culturali, scientifiche e tecnologiche

«Israele è un Paese che ha grande attenzione e attrazione per la cultura italiana. Legami commerciali, religiosi, artistici e politici hanno da sempre avvicinato le due Nazioni. Tali relazioni si estrinsecano, a livello normativo, in una serie di Accordi e Intese tra i due Paesi, di cui si possono ricordare, tra i più significativi:

 

1) L’Accordo di Collaborazione Culturale, firmato a Roma nel 1971, e i relativi Protocolli Esecutivi. Nel marzo 2004 è stato firmato il nuovo Protocollo triennale ed il Programma Esecutivo dell’Accordo di Collaborazione Culturale e Scientifica 2004-2007. Il programma ha permesso di sviluppare cinque progetti congiunti di particolare rilevanza nel campo della ricerca scientifica di base.

 

2) L’Accordo di Cooperazione Industriale, Scientifica e Tecnologica, firmato a Bologna nel 2000 ed entrato in vigore nel 2002, che ha consentito, a tutt’oggi, il finanziamento diretto di più di 30 progetti di ricerca tecnologica e industriale che coinvolgono le principali aziende e centri di ricerca dei due Paesi. L’Accordo prevede, inoltre, l’organizzazione di numerose conferenze, seminari e workshop italo-israeliani su varie tematiche (dalle tecnologie ambientali all’intelligenza artificiale, ai nuovi materiali, alla biologia molecolare e cellulare, all’agricoltura, all’astrofisica, alle applicazioni scientifiche ai beni culturali, all’oncologia) con un totale di oltre 400 partecipanti italiani tra docenti universitari, ricercatori, rappresentanti di imprese e di varie istituzioni pubbliche e private. L’Accordo ha stimolato inoltre importanti programmi di collaborazione tra ospedali israeliani e italiani nei campi della formazione del personale medico e della cura delle cardiopatie e dei tumori, accompagnando ulteriori iniziative di alcune Regioni italiane (quali la Toscana e il Veneto) per la fornitura di attrezzature sanitarie e di materiale specializzato, nonché lo scambio di esperienze e stages di formazione. Per parte italiana, l’Accordo rappresenta un’importante occasione per stimolare la ricerca e lo sviluppo industriale con un Paese all’avanguardia nella R&D (ricordiamo che Israele è lo Stato che al mondo investe nella ricerca la maggior percentuale del proprio PIL).

 

3) L’Accordo di Cooperazione nel Campo della Sanità e delle Scienze Mediche, firmato a Roma nel 2002 ed entrato in vigore nel 2003. L’Accordo consente di approfondire i già intensi rapporti tra i due Paesi nel settore medico, in particolar modo per il tramite delle già esistenti ed avanzate strutture ospedaliere italiane sul territorio israeliano: l’Ospedale Italiano di Haifa e il Fatebenefratelli di Nazareth (che fornisce tradizionalmente servizi ad un vasto bacino di utenza), la cui nascita è precedente allo stesso Stato ebraico.

 

4) La Dichiarazione di Intenti nel Campo delle Politiche Agricole, firmata nel 2003. Con essa, i due Paesi intendono favorire lo sviluppo di tecnologie nel campo agricolo, agro-alimentare e nel settore dell’acquacoltura, nonché la creazione di partnership per la commercializzazione delle produzioni; lo sviluppo nel settore dell’olio di oliva; lo sviluppo di tecnologie per l’acqua irrigua e per la lotta alla siccità.

 

5) L’Accordo di Cooperazione nel Campo della Sicurezza delle Reti, firmato a Roma nel 2004 ed entrato in vigore nel 2006.

 

6) Il Memorandum d’Intesa in materia di cooperazione, restauro e tutela del patrimonio archeologico tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e l’Israel Antiquities Authority, firmato il 4 agosto 2005.

 

A questi, vanno aggiunti importanti Accordi ancora in fase di negoziazione (nei settori dell’assistenza giudiziaria, della sicurezza sociale e del riconoscimento delle patenti di guida), nonché svariati MoU, protocolli operativi e intese tra Regioni, enti locali ed enti pubblici italiani con lo Stato d’Israele e suoi enti. Tra di essi, si possono menzionare il Protocollo Operativo tra la Regione Lazio e Israele per un Centro Mediterraneo di Formazione per la Gestione di Trauma e Maxi Emergenze, il Protocollo d’Intesa tra la Regione Lazio e la Regione del Negev, l’Accordo tra la Regione Lombardia e Israele nei Settori della Sanità e della Medicina, l’Accordo tra la Provincia Autonoma di Trento e Israele di Collaborazione Scientifica e Tecnologica nel Settore dell’Agricoltura, il MoU tra la Provincia di Milano e il Matimop di Collaborazione Industriale, Scientifica e Tecnologica, l’Accordo CNR-MOST di Cooperazione Scientifica, l’Accordo nel Campo dell’Informatica tra l’Istituto Trentino di Cultura e l’Università di Haifa, il MoU tra Alenia e IAI (Israel Aerospace Industries) per la realizzazione e la commercializzazione di satelliti civili.

 

L’attività di cooperazione universitaria è abbastanza intensa e riguarda principalmente programmi congiunti per l’attivazione di master e dottorati. In questo ambito assume particolare rilievo l’iniziativa dell’Università Ebraica di Gerusalemme che ha approvato, nel settembre 2002, l’istituzione, nel proprio ambito, del “Centro di Studi Italiani”, progetto sviluppato in collaborazione con l’Università di Roma “La Sapienza”.

 

l’Istituto Italiano di Cultura di Tel Aviv è particolarmente attivo nell’insegnamento della lingua italiana e nel 2007 ha organizzato 90 corsi per un totale di 988 allievi. Di rilievo l’istituzione dei corsi per gli studenti universitari interessati agli atenei italiani che prevedono, oltre all’apprendimento della lingua, anche l’insegnamento, sempre in italiano, delle principali materie che saranno affrontate nei test per l’ammissione presso le nostre facoltà. L’Istituto, sempre nel 2007, ha attivato i suoi corsi in dieci licei pubblici, distribuiti su tutto il territorio, per un numero di studenti frequentanti pari a 250.

 

È altresì operante un Dipartimento di Italiano presso l’Università di Gerusalemme, con docenti locali. In altri Atenei del Paese vengono tenuti corsi che registrano un’alta affluenza di studenti, grazie anche al contributo di due lettori di ruolo inviati dal MAE, uno presso l’Università di Tel Aviv, l’altro ad Haifa, presso l’Università e presso il Technion (Israel Institute of Technology), Politecnico del Paese di alto prestigio internazionale.

Quanto ai Progetti finanziati Italia-Israele, risalenti al 15 febbraio 2005, Informazioni Dettagliate e sempre valide, possono essere richieste come chi ci informò, Daniel Fishman, scrittore, referente del Cosmi, residente a Milano, effervescente animatore di meeting, etc. etc.

 

 

BOICOTTARE I PRODOTTI ISRAELIANI? LA VERITÀ SULLA PROPOSTA

 

Piero Marrazzo. Ieri, 9 gennaio 2009, con una vibrante dichiarazione, passata su tutti i Media, ha dichiarato: «L’idea di proporre il boicottaggio dei negozi gestiti da cittadini romani di religione ebraica è aberrante e gravissima. Le liste di proscrizione delle attività commerciali hanno il solo effetto di riportarci ad un passato agghiacciante, che non vogliamo più ripetere come se la storia non insegnasse niente… Così si accetta una logica di guerra senza fine e senza orizzonti. Non è in questo modo che si sostiene la causa palestinese né tantomeno oggi la gente di Gaza. Cancellando tolleranza e rispetto dal proprio codice civile si facilita solo la cultura dello scontro e della barbarie. Alla Comunità ebraica di Roma e agli esercenti, esprimo la mia più forte vicinanza e solidarietà». Punire i responsabili: si è fermamente così espresso, anche, il consigliere regionale del PD, Enzo Foschi.

 

Tra le righe, inutili e perse, le spiegazioni di Desiderati:

«Abbiamo soltanto proposto di non comprare prodotti made in Israele. Si tratta quindi di un boicottaggio economico che non c’entra nulla con l’antisemitismo e con i negozi gestiti da ebrei». Lo ha detto il segretario provinciale della Federazione Lavoratori Agro-Industria Commercio ed Affini Uniti (Flaica) Cub, Giancarlo Desiderati, sindacato che a Roma conta 8mila iscritti. «Non abbiamo mai parlato», ha spiegato Desiderati, «di boicottaggio della comunità ebraica. La nostra iniziativa mira a condannare l’uso della forza e lo avremmo fatto anche se al posto degli israeliani ci fossero stati i palestinesi». Sul sito del sindacato si legge l’invito ai consumatori di non comprare prodotti made in Israele: «Non vogliamo forzare nessuno, ma oggi sentiamo il dovere morale di indicare una strada per protestare contro il governo israeliano e contro la sua politica militare di massacri. Non acquistate prodotti che iniziano con il codice a barre 729, quella merce è stata fabbricata in Israele. Fermiamo il massacro di Gaza… STOP ai bombardamenti subito!»

 

«Non esiste né sarà diffusa nessuna lista dei negozi in cui non comprare perché appartenenti ad esponenti della comunità israeliana». Lo afferma, in una nota, il segretario provinciale del sindacato Flaica Cub, Giancarlo Desiderati, in merito al boicottaggio dei negozi della comunità israeliana a Roma proposto ieri dal sindacato di base. Desiderati precisa che «non è mai stata nominata nei nostri comunicati la comunità ebraica Romana, a cui esprimiamo tutta la nostra solidarietà per le sofferenze che ha subito nel passato e che riconosciamo quale composta da cittadini e lavoratori onesti». «Condanniamo» spiega Desiderati «a prescindere qualunque forma di antisemitismo di destra e di sinistra e siamo per l’integrazione completa di tutte le etnie culturali. Quello che proponiamo con la nostra iniziativa è il boicottaggio finale di Israele perché chiunque usi mezzi militari contro civili inermi, sia palestinesi che israeliani, commette un crimine contro la vita umana: il boicottaggio economico deve impedire di continuare ad acquistare altri armi da guerra».

 

Doriana Goracci


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