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Severino Mingroni: “Vi prego: approvate una legge regionale sulla vita indipendente entro il 2012…”
30 Gennaio 2012
   

Nel settembre 2010, Rosella - dottoressa Travaglino -, dipendente precaria della nostra Comunità Montana - EAS 20 in breve -, che era divenuta da poco mia amica virtuale, mi prospettò concretamente l'idea di fare domanda per un progetto di Vita Indipendente; tale domanda avrei dovuto farla sul modello, modulo in file doc predisposto dalla EAS 20 (o da lei stessa?), secondo un regolamento –ancora in file doc– da essa (o ancora da lei?) stilato; se il progetto veniva approvato, la Comunità Montana poteva rimborsarmi il mensile lordo che avrei corrisposto alla mia dipendente per un massimo di 900 € e per la durata di un anno. Ho parlato di una dipendente, perché avevo già in mente di assumere regolarmente una signora albanese - di nome Lida -, che conosceva e soddisfaceva benissimo le mie poche necessità ed esigenze.

Tuttavia dopo l'euforia iniziale poiché, pur essendo io un disabile gravissimo con la sindrome di locked-in, sarei diventato un datore di lavoro, subentrò una forte paura: infatti, con 900 € avrei potuto assumere una persona per 26 ore settimanali solamente, e dovevo anche tener conto delle sue ferie e dei suoi eventuali giorni di malattia; e la paura fu tanta che stavo quasi per rinunciare a presentare la domanda alla EAS 20; però, sia Rosella, sia il Responsabile del Movimento Vita Indipendente Abruzzo -il mio amico Nicolino Di Domenica- e sia mia sorella, mi fecero semplicemente notare che comunque 26 ore erano e sono il doppio delle 13 ore settimanali di assistenza diretta di cui usufruivo allora; che era la prima volta che in Abruzzo si finanziavano dei progetti di Vita Indipendente; che, in ogni caso, si sperava fosse un primo passo per un numero maggiore di ore settimanali di assistenza indiretta, magari con una Legge regionale sulla vita Indipendente; che alle ferie e alla eventuale -e temporanea- malattia della mia futura dipendente si poteva ovviare con facilità, ricorrendo ad esempio al lavoro accessorio tramite i “buoni lavoro” (voucher).

Rinfrancato da tali osservazioni rassicuranti, compilai l'apposito modulo doc e, insieme ad altri documenti richiesti, inviai il tutto al Presidente della nostra Comunità Montana. E la domanda venne accolta! Dopo un anno di assistenza indiretta, ho una sola raccomandazione da fare ai Sindaci della EAS 20: tenetevi ben stretta la dottoressa Travaglini. Anzi, se vi è possibile, fate in modo che Rosella non sia più una dipendente precaria della nostra Comunità Montana perché, se lei è una rappresentante della “peggiore Italia” dell'ex Ministro Renato Brunetta, io dico sul serio forte e chiaro: VIVA E BEN VENGA LA PEGGIORE ITALIA!

Credo si capisca benissimo che sono molto più soddisfatto della presente assistenza indiretta che di quella diretta passata: ciò semplicemente poiché le precedenti operatrici della cooperativa, cooperativa che mi assicurava le 13 ore settimanali di assistenza, erano appunto dipendenti della cooperativa; Lida, invece, è una mia dipendente e, quindi, la gestisco io per 26 ore settimanali, e non la cooperativa. Come la gestisco? È presto detto: aiuta mia sorella la mattina nel lavarmi, vestirmi e alzarmi dal letto, e la sera a mettermici; una volta al computer, le scrivo se ho altre esigenze o necessità ma soprattutto, oltre a farmi pranzare e cenare, aiuta la mia anziana madre piena di acciacchi, che però è sempre indaffarata per me, e riordina la casa in cui vivo.

Certo, se potessi usufruire di qualche ora in più di assistenza indiretta sarebbe meglio, perché potrebbe aiutare maggiormente la mia anziana mamma piena acciacchi: comunque credo che sia molto difficile, per non dire impossibile, che i disabili gravissimi come me possano vivere di sola assistenza indiretta; però essa, alla luce della mia esperienza, è molto più di aiuto alla famiglia del disabile gravissimo di quella diretta; di conseguenza mi dispiacerebbe assai tornare a questa ultima. Ben diverso è il discorso se siamo di fronte a disabilità meno gravi della mia e, ad esempio, pensiamo alla sola paraplegia: allora forse il disabile può vivere solo con l'assistenza indiretta, senza cioè l'aiuto della famiglia.

Quindi, per tutto quanto da me in precedenza scritto, rivolgo un pressante appello ai nostri politici regionali: vi pregherei di approvare una Legge regionale sulla Vita Indipendente entro il 2012. Sia pure dalle colonne di un periodico virtuale locale, mi permetto di estendere il mio pressante appello a tutte le Regioni italiane che, come il mio Abruzzo, non hanno ancora una simile Legge: sono sicuro che, anche se l'assistenza indiretta fosse più onerosa economicamente di quella diretta, una Legge che prevedesse la prima avrebbe sempre l'approvazione della grande maggioranza della popolazione della Regione legiferante in materia.

 

Severino Mingroni

(da Notizie Radicali, 30 gennaio 2012)


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