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Lidia Menapace. Disavventure logistiche di una girovaga 
(Se non sei Formigoni o Fiorito)
27 Settembre 2012
 

Non credetemi, sono inaffidabile. Non per i miei pensieri, ma per i comportamenti che assumo nei miei confronti. Un parlare un po' contorto, ma appena vi avrò narrato gli aspetti logistici della mia ultima avventura politica, mi capirete.

Dunque: a Marzabotto, interpellata dall'Anpi di Basilicata avevo detto che volentieri sarei andata laggiù per una iniziativa che mi prospettavano e che trovai subito molto interessante. Fu combinato che andassi a Potenza il 24 di settembre e perciò, quando l'Anpi mi chiese di essere a Firenze lo stesso 24, per una riunione del Coordinamento Donne, dissi che non potevo per un impegno già preso e pubblicizzato. Sicché il Coordinamento fu spostato di una giornata, al 25, col mio pieno consenso, dicendo tra me quel che ho sempre detto: va bene, poi vedrò i treni, tanto in una notte si va ovunque in Italia. Prima correzione: si andava, i treni di notte sono stati molto tagliati.

Parto da Bolzano la mattina del 23 con la Freccia, cambio a Bologna e prendo il treno per Foggia, poiché i compagni dell'Anpi lucana mi dicono che per loro è comodo venirmi a prendere lì. Tutto perfetto, vengo attesa e caricata a Foggia, dove arrivo nel primo pomeriggio e condotta a Rionero in Vulture dove si terrà -la mattina dopo- la cerimonia. Di nuovo tutto benissimo, ospitalità eccellente e calorosa, vengo accompagnata, dopo avermi lasciato riposare, a vedere, sia pure nello scorcio della giornata, i due laghi vulcanici che stanno a Rionero e il monastero letteralmente appiccicato alle rocce e che è molto interessante: intorno vi è un parco molto importante e un po' trascurato, facciamo discorsi sulla mancata manutenzione, pericolo che insidia tante tracce della storia e monumenti della natura nel nostro paese.

Comincio a chiedermi come farò l'indomani, mi prende la mia solita “ansia da treno”, l'unica ansia che conosco e che mi fa fare sciocchezze, pur di non perdere appunto un treno. Comunico la mia incipiente agitazione e dico che avevo trovato che partendo da Potenza col bus l'indomani mattina alle 5, avrei potuto raggiungere giusto in orario Salerno per prendere una Freccia che arriva a tempo a farmi raggiungere la sede provinciale Anpi, che ospita il Coordinamento Donne. Mi si obietta che è davvero una follia (in modo molto gentile) e che rischio di fare una levataccia tremenda, raggiungere Potenza e arrivare col bus in ritardo a Salerno per il treno verso Firenze. Mi consigliano di partire dopo la fine della celebrazione di Rionero e andare a Salerno per prendere un treno del pomeriggio. Bene: e verificati gli orari, risulta che partendo da Rionero e condotta a Salerno, arrivo da lì a Firenze alle 20 e 46. Benissimo,devo solo trovare un albergo per la notte, che non avevo previsto.

Intanto la cerimonia indetta dal Comune e dall'Anpi si snoda molto bella e interessante, con quello straordinario deposito di cultura che caratterizza il Sud. Alla fine parlo a un bello e qualificato, numeroso pubblico di studenti insegnanti e autorità civili. L'iniziativa ricorda uno dei massacri compiuti dall'esercito tedesco appena dopo l'armistizio dell'8 settembre, prima che al nord, come anche le 4 giornate di Napoli precedono qualsiasi sollevazione popolare in una città. Non mi dilungo su quello che ho detto, sulla traccia di uno schema che ho sempre in mente, cioè che la Resistenza non fu un evento soprattutto militare e patriottico come in altri paesi (Francia, Belgio, Danimarca), ma popolare politico e di tutta la nazione, per la quale ha costituito il più grande evento di presa di coscienza politica della nostra intera storia. Grandi approvazioni, poi a pranzo e infine il compagno presidente dell'Anpi e la moglie mi portano in macchina con grande sollecita generosità fino a Salerno a prendere il treno: loro sono preoccupati di come farò a Firenze, ma io li rassicuro, telefonerò all'Anpi fiorentina e mi troveranno da dormire. Parto e comincio dal treno a telefonare, ma c'è la segreteria, aspetto, più tardi avviso la segreteria come mi trovo quando arrivo e lascio il mio cellulare, attendendo fiduciosa qualche messaggio, che non arriva, si vede che in sede non ci sono. Insomma arrivo a Firenze alle 20 e 46 e ancora non sono riuscita a mettermi in contatto con nessuno, penso che mi chiameranno ed è bene che attenda la telefonata alla Stazione di Santa Maria Novella. Che è in rifacimento, e priva di sala d'attesa, sostituita da un bel po' di sedie nell'atrio, lì sto a lungo,poi incomincio a preoccuparmi; decido di andare all'Isolotto, dove certo mi daranno da dormire, prendo un taxi sul piazzale, ma l'autista si rifiuta di andare all'Isolotto perché non so l'indirizzo preciso della comunità e fatto il giro della piazza mi scarica di nuovo davanti all'atrio, scendo, mi rimetto in attesa, ceno al self service, e aspetto ma non succede niente e poiché l'atrio resta occupato da un po' di turisti stranieri e da qualche barbone o barbona senza tetto, mi metto io pure a dormire in poltrona.

Ma all'una i poliziotti ci sloggiano per le pulizie, come già mi capitò un'altra volta, e capisco che devo andare a cercarmi qualcosa alla stazione delle autocorriere a un passo da S.M. Novella. Ma la stazione dei bus è chiusa. Un poliziotto interpellato mi informa che Campo di Marte, la stazione dalla quale partirò domani (domani? oggi) è invece aperta, come già sapevo. Prendo un taxi per Campo di Marte e il tassista mi chiede se parto per Udine, c'è un treno all'1 e 47. Dico di no, arrivo, il tassista se ne va e scopro che la stazione è sì aperta, ma solo per il passaggio dei treni e che è tutto chiuso, bar servizi sala d'attesa, e lungo la banchina del primo binario non c'è nemmeno una panchina. Me la vedo brutta, ma d'altra parte non conosco per niente la zona e non posso certo mettermi a cercare un albergo a caso, già mi capitò molti anni fa di aver trovato un albergo a ore e non fu una esperienza piacevole. Sicché mi dico che una notte poi passa, mi siedo sul bordo di uno di quei vasi per le piante che ci sono in tutte le stazioni. A differenza delle panche, e quando alle 6 apre il bar di fronte alla stazione (alla stazione invece bar e servizi aprono alle 7) chiedo il bagno e un cappuccino e ricomincia una vita quasi civile. Appena sono le 7 apre la sala d'attesa dove mi siedo un po' anche per riscaldarmi perché la notte mi ha infreddolito. E quando aprono le biglietterie acquisto il biglietto per Bolzano delle 17 e 35.

«È fortunata, Signora» mi dice inconsapevolmente gentile il ferroviere, «è l'ultimo posto prenotabile che ho».

Mi rifiondo col primo bus a S.M. Novella, dove mi lavo e riordino un po', e appena riapre la farmacia entro e mi faccio misurare la pressione che devo tenere sotto controllo un paio di volte la settimana.

Fine! e adesso vado alla sede dell'Anpi dove non devono conoscere gli appelli della segreteria, perché mi accolgono a braccia aperte, ma senza il minimo sospetto della notte che ho passato. Finita la proficua riunione vado a Campo di Marte, prendo il treno a arrivo a Bolzano alle 21 e 38 sotto un grande acquazzone. Ma ad aspettarmi c'è la solerte sollecita Elisa, che mi accompagna in macchina a casa, dove scopro che si è guastato l'ascensore e devo fare le scale fino al 6°piano.

Raccontata l'impresa, mi viene tassativamente intimato di non riprovarci.

Con l' aiuto di Rosangela mi metteranno in condizioni di non nuocermi.

Davvero è stata una follia. D'ora in avanti e con assoluta precisione tutto sarà programmato e organizzato.

 

E dunque se volete invitarmi da qualche parte, dovete mettervi in contatto con Elisa o con Rosangela, giustamente inflessibili.

 

Insomma sono stata interdetta. Va bene.

 

Lidia Menapace


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Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - ISSN 1124-1276 - R.O.C. N. 32755 LABOS Editrice
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