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Vincenzo Donvito. Manifestazioni che bloccano le città 
I più penalizzati: gli utenti. E pur manifestando... si potrebbe non bloccare nessuno...
10 Dicembre 2013
 

Dopo le manifestazioni che nei giorni scorsi hanno bloccato città come Genova e Firenze perché i dipendenti del servizio pubblico di trasporto, violando le leggi di tutti, hanno ritenuto di così far intendere le loro ragioni alle rispettive controparti, in questi giorni è la volta del movimento dei forconi che sta coinvolgendo ben più luoghi rispetto a quelli dei dipendenti dei bus urbani.

Auspichiamo che disagi e conseguenze, per chi ha violato una qualche legge, siano sanzionati.

Resta però un problema di fondo. I più penalizzati sono sempre gli utenti, cioè coloro che non sono certamente controparte di chi sta manifestando per una propria rivendicazione, e che, di conseguenza, diventano vittime: tutti coloro che non hanno potuto raggiungere la propria destinazione, o hanno potuto farlo con grandi ritardi, a causa di manifestazioni che, pur se talvolta vengono presentate come non fossero blocchi stradali veri e propri, di fatto lo diventano.

Un problema che è tale al di là dello specifico di questi giorni e che, puntualmente, ci fa sempre chiedere perché per far conoscere le proprie ragioni, in molti o in pochi si sentono legittimati nel creare problemi ai più. Quale logica civile sottostà a chi, nell'era della comunicazione totale fruibile da molti, crede di attirare consensi alle proprie ragioni calpestando i diritti di altri, che sono anche i più?

Un esempio che valga per tutti: bloccare una circonvallazione o un accesso alla città per dare risalto mediatico alle proprie ragioni... si è proprio convinti che non esistano altri metodi? Per esempio un serpentone lunghissimo di persone che, in fila indiana, meglio se sui marciapiedi, ognuno col proprio cartello e la propria bandiera, magari con riprese televisive dall'alto ché rendano l'effetto mediatico dell'imponenza... non sarebbe un metodo migliore per attirare attenzione e simpatia da parte di coloro che oggi, invece, sono vittime obbligate?

Se il nostro Paese, e i suoi cittadini, riusciranno ad assimilare una simile metodologia, a nostro avviso, forse sarebbe più facile affrontare e risolvere i problemi. E crediamo che questo valga anche -e soprattutto- se le controparti reali dei manifestanti usano i metodi più barbari, arroganti e infidi che il potere -usato in altrettanto modo- conferisce loro. Crediamo che anche la differenza faccia la qualità.

 

Vincenzo Donvito, presidente Aduc


 
 
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