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Roberto Pereira. Un'altra Cuba è certamente possibile... 
Alcune considerazioni per il compagno Mesa, in forma di lettera aperta
03 Dicembre 2012
 

“Caro compagno” Mesa, non vorrei approfittare di questo bello spazio – che cerca con modestia di dar voce alla società civile Cubana d’oggi denunciando altresì le migliaia di ostacoli che affronta ogni giorni per conquistare quel che dovrebbe essere un diritto naturale – monopolizzandolo la discussione solo fra me e Lei. Questo dibattito e tanti altri, in sostanza, dovrebbero essere fatti a Cuba in ogni mezzo di comunicazione e fra tutti i cubani ma, come Lei ben sa, il monopolio dell’informazione da quelle parti sappiamo tutti a chi appartiene. Ringrazio l'Oblò cubano e Tellus Folio per darci l’opportunità di dibattere e confrontarci su argomenti a volte così domestici della realtà cubana, spazi questi che a Cuba oggi la società civile chiede senza sosta.

La teoria della eterna cospirazione, che considera i cubani che protestano come marionette degli USA, la sento raccontare da quando ero piccolo e, sa?, già da bambino non ci credevo. Tanto è vero che, essendo Lei cubano, dovrà pur ricordare quella canzoncina che diceva:

Protesto!… ¡Protesto y vuelvo a protestar!,

con las mentiras tenemos que acabar,

a los embusteros hay que desmentir…

(Il testo completo si trova su internet)

Nel 2010 i ragazzi di Omnizonafranca fecero un video che rende molto bene l’idea di tutto quello che ci raccontavano da piccoli e che molti di noi non ci siamo mai bevuti nonostante i continui addottrinamenti velati.

Cosi come, “caro compagno” Mesa, non ho mai creduto che quelli che andavano a Miami il giorno dopo avessero casa di proprietà, l'auto dell'anno e tutte quelle favolette re-inventate pur di convincersi che il meno peggio che avevano trovato al South West dopo la fuga somigliasse almeno un po’ a quello che per anni avevano sognato. Poi, negli anni, dopo tante visite imparai che tutte quelle favole raccontate dalla calle 8 servivano per sollevarli dalla malinconia con la quale vivono le loro esistenza.

Torniamo al punto. Lei ripete, come accade nel teatro greco, le stesse cose che racconta il regime per giustificare il proprio fallimento, il regime volevo dire. Questi metodi sono gli stessi che utilizzarono e utilizzano tutte le dittature nei confronti di chi dissente apertamente. Vada a trovare sul web Red Observatorio Critico, uno come tanti altri movimenti della società civile che mette assieme tante correnti di sinistra, che da anni denuncia il fallimento del governo.

Secondo la sua teoria e quella del governo cubano tutti quelli che vogliono con le proprie idee partecipare alla vita civica e politica del proprio paese sono manipolati e pagati da chissà chi negli uffici oscuri della Cia e compagnia bella. Su, “compagno” Mesa, che ne anche Lei ci crede a queste favole. Con todos, y para el bien de todos (discorso di José Martí a Tampa il 26 di novembre de 1891). Quando lo ri-leggerà, o leggerà, per la prima volta si risponderà da solo a molte cose... Gli atti vandalici (actos de repudio) contro chi la pensa diversamente non erano contemplati nella Cuba che sognava Martí.

Per farla breve, i soldi per i progetti servono sempre, anche perché i mezzi d’informazione a Cuba sono nelle mani del governo e solo Lui decide e dice ciò che e vero e ciò che falso. Solo Lui può dire cosa è buono e cosa cattivo; sono anni, caro Mesa, che la rivoluzione non si è più rivoluzionata. Cerchi in giro le ultime interviste di Pablo Milanes, di Silvio Rodriguez, icone della cultura cubana, addirittura di Alfredo Guevara e tanti altri che riconoscono i fallimenti.

Anche gli Heroes della Sierra Maestra presero i soldi della borghesia dell’epoca per comprare armi e tutto quel che serviva loro per mettere in pratica il loro progetto della Cuba che avevano in mente, giusto o sbagliato che fosse. Sarei molto contento che ci potessimo incontrare a parlare e discutere in piena libertà nella nostra terra, di questi a altri argomenti perché... un’altra Cuba è possibile.

Un Abrazo

 

Roberto Pereira


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