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“Il re muore” di Eugène Ionesco 
A Brescia martedì 24 con gli studenti del Corso di Arte drammatica al teatro LABA
23 Maggio 2011
 

Gli studenti del 1° anno

del corso di Arte Drammatica

del Dipartimento di Scenografia

ind. Arte drammatica

presentano:

 

24 maggio 2011, ore 21

Teatro LABA, Brescia

via Don G. Vender, 66

 

= INGRESSO LIBERO =

 

IL RE MUORE

di Eugène Ionesco

 

regia: Giorgio ROSA

elementi scenici: Andrea ZATTI

fotografia: Silvia GRAZIOLI

musiche originali e aiuto regia: Marcello BERGOLI

 

attori:

Andrea ZATTI

Denise BAGNO

Silvia GRAZIOLI

Greta SIGURTÀ

Rachele FACCINI

Serena MORBINI

Marcello BERGOLI

 

 

Al suo apparire sulle scene parigine nel dicembre 1962, Il Re muore (Le Roi se meurt) fu salutato da una larga parte della critica come il vertice più alto raggiunto dalla creazione drammatica di Ionesco; taluni, anzi, non hanno esitato a inserire l'opera tra quelle più significative del teatro contemporaneo: «La commedia di Ionesco non è un'allegoria; come la maggior parte delle commedie del Teatro dell'Assurdo, è un'immagine poetica della condizione umana... Una commedia profonda e bellissima... Un capolavoro della letteratura drammatica moderna». Ma l'autentica natura del testo è racchiusa in una definizione espressa dall'autore: «Non ho mai capito la differenza tra comico e tragico. Essendo il comico l'intuizione dell'assurdo, esso mi sembra più desolante del tragico».

Sicuramente si tratta di un testo di sconcertante attualità, una straordinaria metafora dell'incapacità umana di prendere in considerazione l'idea della propria fine, quasi che il non pensarci possa costituire una sorta di garanzia di vita eterna.

Il re muore è dunque un modo per esorcizzare la paura della morte. E per farlo, Ionesco sceglie l'arma dell'ironia e del grottesco, trasformando una situazione di per se tragica in comica.

 

Lo spettacolo è un atto unico, suddiviso in tre movimenti: il primo si svolge in assenza del Re, mentre le sue mogli, la cameriera e una guardia ricevono la conferma dalla dottoressa di corte della prossima ed inevitabile sua morte; nel secondo, è lo stesso Sovrano dell'Universo, Berengario I, a ricevere la notizia della propria morte imminente; il terzo ci introduce nel cuore del dramma attraverso le tappe dell'agonia regale, quando i diversi personaggi cercano di far abdicare di propria volontà il sovrano, che si rifiuta di morire, che non vuole rendersi conto che il suo regno è agonizzante, che si crede eterno tanto da affermare: “Lo stato sono io”, come se senza di lui nessuno potesse vivere. Questo mostro umano, che conserva una perfida innocenza fanciullesca nel suo delirio di potenza, non è soltanto un individuo che muore, ma la stessa umanità che si è fatta indegna e si ostina, anche a costo della distruzione del mondo, a sopravvivere insensatamente. Infine giunge l'accettazione, l'unica vera arma che l'uomo possiede per sconfiggere realmente la morte.

 

LABA - Libera Accademia di Belle Arti di Brescia

www.laba.edu


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