Martedì , 31 Marzo 2020
VIGNETTA della SETTIMANA
Esercente l'attività editoriale
Realizzazione ed housing
BLOG
MACROLIBRARSI.IT
RICERCA
SU TUTTO IL SITO
TellusFolio > Critica della cultura > Lo scaffale di Tellus
 
Share on Facebook Share on Twitter Share on Linkedin Delicious
Nicola Vacca. Cioran nell’abisso di Talamanca
20 Maggio 2011
 

E. M. Cioran

Taccuino di Talamanca

a cura di Verena Der Heyden–Rynsch

traduzione di Cristina Fantechi

Adelphi edizioni, pagg. 44, € 6,00

 

«Stanotte, completamente sveglio verso le 3. Impossibile rimanere ancora a letto. Sono andato a passeggiare in riva al mare, sotto l’impulso dei pensieri più cupi. E se andassi a buttarmi giù dalla falesia? Sono venuto fin qui per il sole, e non sopporto il sole. Tutti sono abbronzati, io devo restare bianco, pallido. Mentre facevo ogni sorta di amare riflessioni, guardavo quei pini, quelle rocce,quelle onde visitate dalla luna, e improvvisamente ho sentito fino a che punto sono inchiodato a questo bell’universo maledetto».

Quando Cioran scrive queste parole, si trova a Ibiza per un periodo di ferie. È l’estate del 1966. Per lo scrittore rumeno è un periodo cupo e malinconico. L’abisso lo attrae più del solito in un baratro di riflessioni e pensieri.

Durante quel soggiorno Cioran scrive il Taccuino di Talamanca, adesso pubblicato da Adelphi.

In quelle pagine l’autore di Sommario di decomposizione annota nell’ordine del suo consueto disordine frammentario la sua personale visione del mondo che nonostante il cafard (il modo tutto cioraniano di esprimere la noia e l’angoscia) comprende colte disquisizioni sullo spirito, le idee, le contemplazioni mistiche, le profondità dell’anima.

Tra le varie riflessioni che Cioran annoterà sul suo taccuino nelle notti insonni spagnole, il lettore inaspettatamente né troverà alcune sulla redenzione, che lo scrittore vuole raggiungere attraverso la conoscenza e il superamento della conoscenza. L’indagine speculativa del rapporto tra redenzione e conoscenza è il tema principale, e per certi versi del tutto inedito, del girovagare meditativo di Cioran nella bellezza delle notti di Ibiza.

Egli porta sempre con sé il personale cielo di melanconia e lo ritrova anche nella contemplazione del bellissimo paesaggio dell’isola che ospita le sue inquietudini: «Nei paesaggi che amiamo le nostre infermità assumono un colore diverso. Qui l’insonnia non è un male, ma soltanto una certa impossibilità».

Cioran, indeciso se scrivere al suo ritorno in Francia un saggio sul cafard o sulla redenzione, non è mai stanco di dissertare sul vuoto che aggredisce la coscienza: «Essendo tutto l’anno in vacanza, quando arrivano le vacanze vere e proprie mi rendo conto del vuoto in cui vivo: è il vuoto al quadrato, di cui si è coscienti in ogni momento, il vuoto ufficiale della mia esistenza».

Perso nelle sue meditazioni sul vuoto, Cioran si definisce un maniaco che si dissipa, che sperpera e polverizza le sue ossessioni.

È proprio da “grande curioso dell’incurabile” che si chiede quale senso abbia l’idea di redenzione che si nasconde dietro la conoscenza. Il momento successivo Cioran precipita nel momento cupo che elabora nella sua interiorità il vuoto e le sue esistenziali infermità. «Nel cuore di ogni notte si apre per me il baratro», scrive nel suo quaderno mente si aggira coni i suoi pensieri malinconici per Ibiza che lo accoglie lo respinge allo stesso tempo.

A Talamanca, villaggio sull’isola di Ibiza, Cioran ancora una volta scriverà in stato di crisi perenne. Nella sua prosa niente ricami verbali e mistificazioni del linguaggio.

Il grande scrittore, con un’essenzialità che disorienta, impugna la penna per opporre in maniera radicale ed estrema la profondità del pensiero a ogni tipo di abuso di speculazione.

«Ciò che distingue il pensatore dallo scrittore è che il pensatore prende la penna solo quando ha qualcosa da dire. (Ho appena formulato un voto, piuttosto che una constatazione)».

Anche in queste pagine intense e radicali Cioran dimostra di essere un grande pensatore che ha il coraggio di attraversare le forme più inquiete del vivere. Ma soprattutto ha saputo raccontare con pensieri, idee originali e aforismi politicamente scorretti che l’esistenza non si può comprendere senza un atomo di profondità: una scomoda indelicatezza che vale la pena coltivare per tenere sempre “lo spirito in stato d’allerta”.

 

Nicola Vacca


 
 
 
Commenti
Lascia un commentoNessun commento da leggere
 
Indietro      Home Page
STRUMENTI
Versione stampabile
Gli articoli più letti
Invia questo articolo
INTERVENTI dei LETTORI
Un'area interamente dedicata agli interventi dei lettori
SONDAGGIO
TURCHIA NELL'UNIONE EUROPEA?

 74.2%
NO
 25.8%

  vota
  presentazione
  altri sondaggi
RICERCA nel SITO



Agende e Calendari

Archeologia e Storia

Attualità e temi sociali

Bambini e adolescenti

Bioarchitettura

CD / Musica

Cospirazionismo e misteri

Cucina e alimentazione

Discipline orientali

Esoterismo

Fate, Gnomi, Elfi, Folletti

I nostri Amici Animali

Letture

Maestri spirituali

Massaggi e Trattamenti

Migliorare se stessi

Paranormale

Patologie & Malattie

PNL

Psicologia

Religione

Rimedi Naturali

Scienza

Sessualità

Spiritualità

UFO

Vacanze Alternative

TELLUSfolio - Supplemento telematico quotidiano di Tellus
Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - ISSN 1124-1276 - R.O.C. N. 32755 LABOS Editrice
Sede legale: Via Fontana, 11 - 23017 MORBEGNO - Tel. +39 0342 610861 - C.F./P.IVA 01022920142 - REA SO-77208 privacy policy