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Soy la otra Cuba. A colloquio con Pierantonio Maria Micciarelli
26 Febbraio 2010
   

Pierantonio Maria Micciarelli è un regista-fotografo, nato a Napoli nel 1971. Nel 1992 ha partecipato al film Un’anima divisa in due di Silvio Soldini come assistente di produzione e aiuto al montaggio, forse uno degli ultimi film montato in moviola. Lavora nel cinema ancora a fianco di Soldini fino a Pane e tulipani come aiuto regista. Ultimamente ha partecipato alle riprese di James Bond. Quantum of Solace - in Italia - come aiuto regista della seconda unità. Ha diretto alcuni cortometraggi scritti e autoprodotti, ha partecipato a molti shooting di videoclip e commercials di artisti e registi internazionali, sempre come aiuto regista. Attualmente collabora con le maggiori case di produzione italiane ed estere. Parallelamente a tutto ciò si è sempre occupato di fotografia, soprattutto reportage e ritratti. La rivista Private ha pubblicato alcuni suoi scatti ed è attualmente in mostra al Teatro dei comici a Roma con alcuni lavori in grande formato.

Soy la otra Cuba è il primo lungometraggio che ha scritto, prodotto e diretto. È un film girato in 57 giorni a Cuba, tra Novembre 2009 e Gennaio 2010, con la collaborazione del video maker Luca Acerno e di Leopoldo Caggiano, come fotografo di scena e assistente alla regia.

Abbiamo avvicinato Pierantonio Maria Micciarelli per rivolgere alcune domande.

 

Provieni da un lungo viaggio a Cuba. Ci puoi dire il motivo?

Sono rimasto a Cuba 59 giorni esatti, il massimo consentito dal visto turistico rinnovato dopo il primo mese. Dopo quasi due anni di preparazione sono riuscito a girare un film clandestino, ma senza nascondermi, e questo mi ha portato a viaggiare per quasi settemila chilometri setacciando l’isola da Baracoa, all’estremità orientale, fino a Pinar del Río, dalla parte opposta. Ho deciso di raccontare Cuba come ho imparato a conoscerla durante varie tappe che sono coincise con la mia crescita e con la comprensione della verità su quello che da troppo tempo continua a essere il suo cancro. Dalla Sierra Maestra all’Havana, sul sentiero della Rivoluzione fino allo scontro frontale con una quotidiana verità che non ha nulla a che vedere con quello che la propaganda castrista continua fiaccamente, ma purtroppo con esito, a propinare al mondo esterno.

 

Cosa ti lega all’isola caraibica?

Senza dubbio il mito straordinario e coinvolgente della Rivoluzione ha contribuito a farmi avvicinare a Cuba; incuriosito e affascinato ho iniziato a leggere e, in un secondo tempo, a studiare attentamente la storia del popolo cubano. Tutto questo l’ho fatto viaggiando a Cuba varie volte e per varie ragioni. Ho anche girato due pubblicità nell’isola e ho finalmente iniziato a conoscere la vera Cuba, avendo a che fare con operai, costruttori, comparse e tecnici. Fuori dai ghetti turistici. L’aspetto reale era differente da quello che i dépliants patinati raccontavano. Tutto ciò ha rafforzato la stima e il rispetto che provavo nei confronti di quel luogo così anomalo e anni Sessanta. Continuo a guardarmi in giro quando cammino nelle città cubane, e anche il loro aspetto e la loro architettura essenziale e colorata, tipica delle réclame del passato o di un film di Jaques Tatì, mi affascinano e mi divertono. Qualcuno ha detto che l’aereo per Cuba in realtà è una macchina del tempo. Io amo molto il passato e a Cuba il passato è il presente, ma oggi proprio questo è il vero problema...

 

Chi hai incontrato e intervistato durante il tuo viaggio?

Ho incontrato Cuba. Ho intervistato la vera, molteplice Cuba; i veterani della battaglia di El Uvero, della marcia del 30 de Noviembre, venditori di manì, madri giovani e senza la speranza di offrire una sicurezza ai loro bimbi che giocano con i tappi della birra Cristal; ho ascoltato intellettuali, giovani ragazzi sdentati appena usciti di galera perché non avevano un lavoro fisso... Sono stato accolto nelle biblioteche sin censura dei giornalisti indipendenti e di Roberto de Miranda, uno dei 73 arrestati nella primavera negra del 2003. La delicatezza di Laura Pollan, presidentessa delle Damas de blanco mi ha colpito; eppure mi parlava di atrocità subite quotidianamente da centinaia di prigionieri politici. Ho sentito racconti agghiaccianti di ex militari reduci della campagna d’Angola degli anni Ottanta. Ho offerto caffè italiano con la mia moka a contadini e pensionati, professori e anziane signore dall’aria aristocratica vestite in tuta da ginnastica. Sono stato alle lezioni di Blog da Yoani Sanchez & friends, mi sono sentito parte di un nuovo movimento che sta gridando CAMBIO!!! Elizardo Sanchez Santa Cruz, presidente dell’associazione per i diritti umani, mi ha raccontato come tutti i cubani rischino di perdere la libertà in pochi attimi... Ho preparato spaghetti alla carbonara per le guide della Sierra Maestra. Ho ascoltato attentamente chi continua a proteggere e credere alle evidenti bugie del leader della Rivoluzione e chi con lucidità e profonda costernazione le condanna. Ho camminato sull’asfalto devastato e corroso dell'Avana Vecchia, e fatto la spesa a Miramar, quartiere VIP della capitale dove si possono acquistare vini francesi e ottima fontina valdostana a duecento dollari al chilo, alla faccia dell’Embargo.

 

Hai realizzato una pellicola durante il viaggio. Ce ne vuoi parlare?

Il film si chiamerà Soy la otra Cuba, Sono l’altra Cuba. È un documentario-fiction, cioè un film che ha una parte costruita, romanzata, e una di ricerca e indagine all’interno della propria struttura, un taglio più giornalistico e istituzionale. Il protagonista è un appassionato fan della Rivoluzione, con tanto di barba: parte alla volta di Cuba per seguire il sentiero della Rivoluzione dallo sbarco degli 82 guerriglieri, attraverso la Sierra Maestra fino all’Avana, per raccontare in un video l’epica guerra di guerriglia contro Batista. Attraversa l’isola ascoltando veterani e contadini, offrendo loro cene italiane e caffè. Arrivato all’Avana si imbatte in una Cuba differente, la Cuba che vede gli errori di un regime totalitario e ingiusto con il proprio popolo. La Cuba che non può utilizzare internet o viaggiare, mangiare carne di vacca o lamentarsi del governo. La Cuba che vive di telenovelas e lunghe code per un panino microscopico offerto dallo stato, così come un fattore offre mangime ai propri polli sull’aia. Pian piano, dopo aver ascoltato testimonianze di persone note, leader della dissidenza e semplici cittadini, il barbudo europeo si rende conto che non si può più considerare perfetta e vittoriosa una Rivoluzione che ha messo in ginocchio un popolo intero anziché risollevarlo. La sua delusione lo riporterà a casa sbarbato, deluso ma libero. I cubani, invece, rimarranno a Cuba...

 

Sono visibili alcune parti su internet?

Ho pubblicato cinque piccoli trailers su Youtube che suggeriscono i vari sapori del film; Soy la otra Cuba, numerati da 1 a 5. Dal viaggio alla Fitzcarraldo del protagonista sulla Sierra, mentre cammina nel fango o guada un torrente, fino a piccoli momenti di normalità cubana, come una lezione di salsa o una partita a baseball tra i monti. Una testimonianza importante del presidente dell'associazione per i diritti umani a Cuba, Elizardo Sanchez Santa Cruz, o uno sguardo tra le strade sfacciate dell'Avana Vecchia. Lo sbarco commemorativo del Granma il 2 Dicembre, e un accenno a quello che successe dopo.

 

Cosa vuoi dimostrare con il tuo film?

Voglio dimostrare che è importante accettare la verità cubana, perché esiste. Voglio mostrare la reale condizione di un popolo in ginocchio che viene costantemente schiacciato e maltrattato da chi ha conquistato un potere da monarca assoluto e continua a recitare slogan socialisti polverosi e obsoleti, quasi infantili all'alba del 2010, che diventano il sarcastico rutto di un re grasso in faccia al popolo digiuno. Voglio raccontare la mia storia, la mia delusione per il tradimento degli ideali più luminosi di quello che sarebbe potuto essere un esempio vincente e moderno di reale Rivoluzione. Spero di convincere tutti gli ottusi, i sessantottini (solo quelli ciechi) e Gianni Minà che, forse per ignoranza o grave stupidità, continuano ad affermare che a Cuba va tutto bene e che Fidel e il Che continuano a meritare rispetto; purtroppo non è così. Lo credevo anche io finché non ho scoperto tramite libri o testimonianze dirette gli orrori perpetrati da Fidel e Raúl o gli ammazzamenti di adolescenti gestiti personalmente da Che Guevara, le bugie e le infamie che hanno snaturato la Rivoluzione del popolo in una Rivoluzione di oligarchi arroganti che continuano a nutrirsi di champagne e leccornie in un paese che segue la dieta Fidel. Avendo una sensibilità e una cultura standard, mi sono sentito obbligato a ritrattare, non tutto, ma buona parte. Ho dovuto ammettere che le prevaricazioni, le incarcerazioni trentennali per motivi futili o solo per un’opposizione, le fucilazioni e tutta una serie di perversioni attuate nei confronti dei cubani sono state l’unica novità della Rivoluzione. Voglio che si sappia che a Cuba arrestano e incarcerano bambini, che membri della polizia politica picchiano donne anziane con tecniche di karate solo perché sfilano in manifestazioni pacifiche, che tutti i frigoriferi sono vuoti e che si continua a derubare la gente del presente e del futuro. C’è la Cuba del todo incluido di Varadero, poi c’è l’altra Cuba, quella che sogna una mela.

 

Hai conosciuto Yoani Sánchez? Ce ne vuoi parlare?

Yoani è stata una scintilla fondamentale perché io mi decidessi a partire con questo progetto. Dopo aver letto il suo libro Cuba libre ho deciso di partire; “...Se una donna a Cuba combatte a viso scoperto, devo andare a trovarla e usare il mio status di turista intoccabile per provare ad aiutarla e farmi aiutare...” Questo è quello che ho pensato. Non perché io sia un filantropo, ma perché avevo già in mente di fare questo film. È una donna fantastica, una vera cubana: determinata, simpatica e piena di risorse. Magrolina e con una capigliatura da Pocahontas, bacchetta con forza, classe e ironia la Loma, la collina del potere.

A viso scoperto e con il suo grande sorriso è diventata uno dei punti di riferimento de L’altra Cuba; è colta e ama il curry, è simpatica e parla alla velocità della luce; ha un marito fantastico, Reinaldo, e un figlio assennato e intelligente, Teo. Entrando in casa sua si viene accolti con calore e simpatia; le sue battute e quelle di Reinaldo sono al fulmicotone e hanno i tempi comici di Jerry Lewis. È combattiva e non parla delle aggressioni vigliacche che ha subito - e continua a subire - commiserandosi; sono sicuro che in una prossima Nuova Cuba, ci sarà un posto speciale per lei. Ma questo lo penso per molte altre persone che ho incontrato durante le riprese del film. Yoani è una supernova piena di energia che trasmette voglia di giustizia e lealtà.

 

E il suo gruppo di blogger?

Tutti i blogger conosciuti a casa di Yoani sono persone fantastiche; attive, competenti, innamorate di Cuba e pronte a offrire la propria partecipazione a rischio della galera. Grazie ad alcuni di loro sono riuscito ad accumulare materiale interessante e a passare giornate stimolanti. Sempre a casa di Yoani, il martedì e il venerdì si tiene L’accademia Blog, all’interno della quale si studia giornalismo, diritto e fotografia. Esperti importanti internazionali parlano di Twitter e della potenza di internet. Sono tutti uniti e tutti portano la verità cubana fuori da Cuba. Con foto, con articoli, testimonianze e a proprio rischio e pericolo. Tutti loro hanno accettato di raccontarmi la loro storia; ho testimonianze di giovani ragazzini come Willy o di signore di mezza età come Regina, ex funzionario di polizia politica... L’amore per la verità e per Cuba sono palpabili nel gruppo. Ci sono giornalisti indipendenti, avvocati, un musicista, poeti e semplici cittadini, Juan Juan Almeida (figlio dello scomparso Comandante de la Revoluciòn Juan Almeida Bosque) ex membro del KGB e ora dissidente da alcuni anni... Conoscendoli mi sono inevitabilmente sentito uno di loro. Ogni volta che qualcuno bussava alla porta, c’era un sussulto generale. Gli agenti della polizia politica sono sotto casa e scattano foto a tutti quelli che entrano nel palazzo di Yoani. Ciononostante, la classe di blog è strapiena. Forse queste sono le persone grazie alle quali partirà la scintilla per un’ultima, definitiva e diversa Rivoluzione cubana.

 

Cosa ti è rimasto dentro dopo questa nuova avventura cubana?

In realtà la domanda è cosa continua a rimanermi dentro, dato che Cuba per me è un riflesso condizionato. Mi sento un figlio suo, forse perché sono privilegiato, non ho mai sofferto la fame e ho sempre potuto dire quello che penso; odio l’ipocrisia e le ingiustizie. Non sopporto più l’idea che la gente continui a far finta di niente. Mi sento ingannato come la maggioranza dei cubani e mi chiedo come si possa continuare a negare l’evidenza. Per anni ho conosciuto solo una versione dei fatti, poi ho scoperto tutto. Sono tornato a casa svuotato del mio normale ottimismo, ma pieno di speranza per il futuro dei cubani, dopo aver conosciuto decine di persone fantastiche, i nuovi eroi della nuova Cuba. Gli slogan e le banalità sotto dettatura del quotidiano di regime Granma non sono più credibili da un pezzo, e forse quest’ultimo viaggio mi ha instillato un pizzico di orgoglio e dignità cubana. CAMBIO è lo slogan dei nuovi eroi cubani, dei giornalisti indipendenti e di chi sta con loro. Io ho deciso di stare con loro e di attaccare sulla bandiera del M-26-7 che ho a casa mia, l’adesivo CAMBIO che mi ha regalato il mio Hermano Josè Alberto Alvarez Bravo, giornalista indipendente.

Questo mi è rimasto dentro: la voglia di un dovuto, reale CAMBIO.

 

Il tuo film uscirà presto?

Cercherò di terminarlo il prima possibile, ma non saprei dirti esattamente quando uscirà perché non ho ancora una distribuzione; sto concludendo l’archiviazione del materiale e presto inizierò il montaggio. La mia intenzione è di presentarlo a qualche festival però l’aspetto burocratico è sempre spinoso. Sono da solo a occuparmi del progetto e ammetto la mia debolezza. Una volta che avrò un premontaggio cercherò più attivamente un supporto per la distribuzione e proverò a inviarlo, spero, al festival di Venezia. Almeno questo è il mio sogno...

 

Noi speriamo che Pierantonio Micciarelli ce la faccia, perché non vediamo l’ora di assistere alla proiezione di questa fantastica pellicola. Nell’attesa godetevi i trailers su Youtube.

 

Gordiano Lupi


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Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - ISSN 1124-1276 - R.O.C. N. 32755 LABOS Editrice
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