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Natural tribute 
A cura di Ilaria Francesco Martino
11 Maggio 2020
 

Ogni viaggio nel mondo inizia da “il viaggio dentro sé stessi”.


Cerco le mie radici e le trovo in un’edera rampicante che come la pianta di fagioli magici vuole vedere cosa c’è oltre le nuvole.

 

Guardo la mia ombra, la guardo tutte le sere, al calar del sole, mi fa compagnia, di giorno come di notte, con la febbre come con il raffreddore, in salute e in malattia, in ricchezza e in povertà, finché morte non ci separi, tra l’aroma della bianca dipladenia.

 

Dicono che ho angoli, nel corpo come nella mente, ecco perché mi cerco nelle luce spigolosa delle stelle, nelle notti di maggio. Quelle notti in cui non c’è la luna ma la sua assenza che fa ancora più male. Poesia pura mi incatena.

 

Del vento amo il gusto di spezie e di salmastro. L’aroma del ginepro e dell’eucalipto. Il vento sta nei miei passi e zufola tra le mie cosce.

 

Sulla lingua ho papille gustative e fiacche urenti. Solo i granelli di sale sento, ma alle nuvole ho succhiato la consistenza, nell'attimo stesso in cui un gelsomino mi eccitava i sensi.

 

Ho lacrime di sabbia, senza acqua. Come un cactus piango attraverso le mie spine. Rubo gocce alla pioggia e mi confondo tra i piccoli garofani viola sulle tombe, nel giorno dei morti.

 

Nel petto ho un fuoco, un rospo e tanti spasmi. Un cuore e quattro camere. Tante volte mi sono fermata ad origliare dietro alla porta della mia gabbia toracica per scoprire i segreti di mio padre e di mia madre.

 

Cerco nel mondo la sua semplicità e ritrovo me stessa; viaggio in profondità per elevarmi e ritrovo mio padre nel fiore di un limone giallo e odoroso. Toglie la nausea e i brutti pensieri. Mi regala nostalgie appuntite, coraggio e virilità del sud che amo.

 

Trafitta dal rosso, affondo nelle braccia di mia madre, nel suo petto di latte, divento sua madre e figlia di me stessa e figlia delle mie figlie, mentre cerco un seno e una identità.

 

È allora che esplodo nella mia pienezza e in questo rendo tributo alla natura che mi abita. Dentro e fuori. In una espansione continua e salvifica.

 

» HIPPOCAMPUS

 

 

Disegni Aforismana di Barbarah Guglielmana

Foto di Ilaria Francesca Martino


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