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Rita Bernardini. “Processo breve”: l’ennesimo provvedimento ad personam per favorire Berlusconi
31 Marzo 2011
 

Quello che segue è il testo dell’intervento di Rita Bernardini in occasione del dibattito parlamentare sul cosiddetto “processo breve”.

 

 

Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, innanzitutto credo che dobbiamo dire una cosa molto chiara a chi ci segue, ai cittadini che seguono questi dibattiti attraverso Radio Radicale, e attraverso i pochi altri strumenti a loro disposizione: questa non è una riforma. È stato detto da qualche collega in questo dibattito, ma non credo che possiamo riportarci a questo termine. Io credo che, a seguito delle modifiche e delle soppressioni che sono state apportate a questa proposta di legge non vi sia, ormai, quasi più traccia del provvedimento originario e che non vi sia alcuna corrispondenza fra il titolo, che giustamente numerosi colleghi hanno riletto, e il contenuto.

Vorrei dare una notizia, se vogliamo parlare di riforme, annunciate purtroppo. La riforma “epocale” della giustizia, che è stata approvata un bel po' di tempo fa in Consiglio dei ministri, ancora non è stata depositata. Vi è stato un certo palleggiamento fra Camera e Senato: in un primo momento, sembrava dovesse essere presentata al Senato, sembra, invece, che arriverà alla Camera dei deputati. Ma non sappiamo quando, mentre alla conclusione della legislatura mancano poco più di due anni. Allora, mi chiedo come sarà possibile in due anni fare ciò che non si è fatto in tutti gli anni precedenti, per di più, con un tipo di riforma costituzionale che richiede numerosi passaggi parlamentari e maggioranze qualificate.

Credo che lo scopo di questo provvedimento sia stato spiegato molto bene dall'onorevole Calogero Mannino, che è stato, in Commissione, il deputato capace di rivelare una verità. Infatti, in Commissione giustizia, l'onorevole Calogero Mannino, mentre gli esponenti della maggioranza si affannavano a dire che questo non era un provvedimento ad personam, ci ha detto che votava a favore e si esprimeva a favore di questo provvedimento proprio perché riguardava il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Con la sua storia, credo che questa affermazione sia importante, tanto più che egli ha avuto l'onestà intellettuale di aggiungere: anzi, vi dirò di più, dovrebbe essere fatta una riforma per ritornare all'immunità parlamentare! Questo è ciò che ha detto Calogero Mannino. Certo è, che la situazione della giustizia, di sofferenza del sistema giudiziario italiano, è così enorme che richiederebbe ben altri interventi. Ma veniamo al merito.

L'articolo 3, che è stato aggiunto in Commissione attraverso un emendamento del relatore, rafforza, come è stato ricordato, il regime differenziato di prescrizione del reato fra incensurati e recidivi, sulla scia di quanto previsto già dall'ex legge Cirielli. A proposito di questa legge, vorrei controllare chi l'ha votata a suo tempo, proprio per ricomporla con i gruppi attualmente presenti in Parlamento. Infatti, adesso tutti prendono le distanze, ma è proprio la legge Cirielli che prevede un regime differenziato che da molti, in quest'Aula, viene oggi definito incostituzionale ed ingiusto.

Sarà interessante vedere chi la firmò, per esempio voglio vedere chi, tra gli esponenti di Futuro e Libertà per l'Italia, all'epoca, l'aveva sostenuta. Fatto sta che è la legge Cirielli, insieme alla legge Fini-Giovanardi sulla droga e a quella Bossi-Fini sull'immigrazione a riempire le carceri italiane.

Questo provvedimento aggiunge altre prescrizioni a quelle che già ogni anno si verificano e a proposito delle quali il Ministro della Giustizia si è espresso come di «un debito che la giustizia italiana ha nei confronti dei cittadini» quando faceva presente la mole di milioni di processi arretrati per i quali poi ogni anno si verificano queste quasi duecentomila prescrizioni. Ma per chi sono queste prescrizioni? Sono per chi non ha denaro da spendere per potersi permettere grandi studi di avvocato? Certamente no. Non riguardano certo le persone che fisiologicamente sono destinate all'emarginazione perenne, come i tossicodipendenti, che magari, come mi è capitato tante volte di verificare nelle carceri, dopo essere riusciti a riprendersi la vita in mano lavorando, comportandosi da buoni cittadini, vedono arrivare una condanna relativa a fatti e reati risalenti a 15 anni prima. Già, le carceri sono un problema che voi non volete affrontare ma che è stato definito, opportunamente credo, da Marco Pannella, come nuclei consistenti di Shoah di cui tutti sapete l'esistenza e la realtà e che ci tocca come violazione di norme da parte dello Stato.

Concludo, ricordando che la Corte costituzionale tedesca con una sentenza storica ha avuto il coraggio di obbligare le autorità penitenziarie di quel Paese a rilasciare un detenuto qualora le istituzioni non siano in grado di assicurare una prigionia rispettosa dei diritti umani fondamentali. Voi, in questa legislatura non avete fatto niente, niente per rimuovere lo stato di illegalità delle carceri italiane, lo stato di sofferenza e di morte che si verifica nei nostri istituti penitenziari.

 

(da Notizie Radicali, 31 marzo 2011)


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