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Giuseppina Rando. Etica e valori sociali
29 Ottobre 2020
 

Un giorno chiesero al grande matematico persiano Al-Khawarizmi* il valore dell’es­se­re umano.

L’astronomo persiano così rispose:

Se la persona ha Etica, allora il suo valore è 1.

Se in più è intelligente, aggiungete uno zero e il suo valore sarà 10.

Se è ricco, aggiungete un altro zero e il suo valore sarà 100.

Se, oltre tutto ciò è una bella persona, aggiungete un altro zero e il suo valore sarà 1.000.

Però se perde l’uno, che corrisponde all’Etica, perderà tutto il suo valore perché gli rimarranno solo gli zeri.

Un aneddoto… un invito a riflettere su Etica e valori sociali.

Argomentare sulla “morale” comporta quasi sempre il rischio di essere fraintesi e ricevere l’antipatica etichetta di moralista, sinonimo, nel linguaggio comune, di persona noiosa e pedante, incapace di fare i conti con la vita concreta.

Bisogna intanto chiarire a noi stessi concetti come etica, morale, legalità.

Ci si chiede spesso quale sia la differenza tra etica e morale. Non di rado, infatti, i due termini vengono usati come sinonimi, ma in realtà non è così.

Il termine etica deriva dal greco èthos ed è quel ramo della filosofia che analizza il comportamento ritenuto corretto, il modo di pensare e quei valori giusti che si dovrebbero seguire in qualsiasi circostanza. Etica intesa anche come la ricerca di uno o più criteri che permettono alla persona di gestire, in modo consono e adeguato, la propria libertà.

La morale (dal latino moràlia) riguarda il comportamento dell’individuo relativo al vivere pratico che implica una scelta consapevole tra azioni ugualmente possibili, ma alle quali compete o si attribuisce valore diverso o opposto (bene e male, giusto e ingiusto).

A mio avviso, essi vanno rivisitati e analizzati alla luce degli avvenimenti che attualmente sconvolgono la nostra società civile.

Sulla legalità si discute tanto… ma si osserva poco; ciclicamente è oggetto di convegni con la partecipazione di giuristi, sociologi e filosofi. Nelle scuole non sono mai mancati progetti per l’educazione alla legalità, asse portante degli stessi programmi ministeriali. Tuttavia per tanti, troppi, concretamente resta una “illustre” sconosciuta.

Quale la differenza tra legalità e moralità, quale la loro relazione?

Sarebbe opportuno intanto ricordare (se ce ne fosse bisogno) il rapporto tra legalità e etica. Il contrasto tra morale e legge è stato sempre presente nella storia dell’uomo (dalla tragedia classica - pensiamo all’Antigone di Sofocle - alla La banalità del male di Hanna Arend).

Obbedire alla legge - si sa - non è di per sé un valore se la legge è ingiusta, quindi non è tanto importante obbedire alla legge quanto piuttosto discriminare se la legge sia giusta e osservare quelle leggi che sono giuste. (Pensiamo a Gandhi o a Thoreau alla loro “disobbedienza civile” dove si sostiene che è ammissibile non rispettare le leggi quando essi sono contro la coscienza e i diritti dell’uomo).

Ciò rimanda a tutte le leggi ad personam dei nostri tempi, emanate con lo specifico intento di favorire direttamente o indirettamente (o anche sfavorire) un cittadino, un'azienda o un ristretto gruppo di soggetti. Non è una novità perché tale legge esisteva anche nell’antica Roma e Cicerone nel “De domo sua” chiamò privilegium la Lex Clodia emanata per favorire il tribuno Clodio, amico di Cesare (prima legge ad personam che si conosca emanata in democrazia).

Il complesso tema sul rapporto tra etica e legalità, periodicamente, torna nel dibattito politico mondiale perché molti studiosi sostengono che le crisi finanziarie, che dal 2008 si susseguono nel mondo, siano strettamente collegate alla discrasia tra etica e legalità.

In realtà il primo insegnamento, a proposito, ci viene dal Vangelo quando Marco(2, 27-28 ) dice Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è Signore anche del sabato”... sarebbe come dire “Le leggi sono fatte per l’Uomo, ma non basta all’Uomo rispettare le leggi per comportarsi da Uomo”.

Cosa fare allora?

Ci sarebbe una soluzione, a prima vista semplicistica: realizzare un “galateo dell’etica”, un dizionario di quei principi etici universalmente riconosciuti, ed inserire negli ordinamenti giuridici una norma che renda automaticamente illegale un comportamento, rispettoso delle singole leggi, ma contrario al galateo riconosciuto dall’Etica. Inoltre bisognerebbe approfondire il rapporto tra morale individuale e società ossia il rapporto che lega l’interesse privato del singolo individuo a quello generale della sua comunità politica.

Ci si chiede perché una sorprendente maggioranza di italiani oggi approva la logica del potere (dove l’interesse affaristico si fa partito e prostituisce il nome libertà) e… quel che è peggio la grande maggioranza degli italiani approva sostenendo di fatto lo scollamento tra etica e politica.

Perché tutto questo?

Perché la politica punta sugli interessi, sugli affari e non certo sulla giustizia.

Chi persegue la giustizia oggi, viene tacciato di essere giustizialista e… nella confusione verbale di oggi non si capisce se è un complimento o un insulto. Rispetto all’etimologia dovrebbe riferirsi a chi vuole e cerca la giustizia, mentre nel lessico corrente o berlusconiano suona come una persecuzione giudiziaria del nemico politico.

Siamo in realtà in un vicolo cieco o in una sorta di conflitto d’interessi: da una parte la morale, costretta a vivere nella solitudine della coscienza, dall’altra la politica che non può vivere in solitudine. La coscienza impone di essere giusti, ma l’essere giusti non è gradito alla maggioranza e… le leggi si approvano a maggioranza...

La questione morale, quindi, quando viene spostata sul piano politico, diviene drammatica.

È ovvio che tutto ciò non può essere semplicemente delegato allo Stato.

Ancora una volta bisogna partire dalla famiglia, prima cellula della società. La famiglia, la scuola, i media, l’impresa, i sindacati, le associazioni, hanno una funzione insostituibile nella diffusione di comportamenti che rispettino la libertà di ciascuno, senza ledere la libertà degli altri.

Roberta De Monticelli – docente di filosofia della persona all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano – nella sua opera La questione morale (Raffaello Cortina Editore, Milano 2010) sostiene che “l’imbarbarimento morale e civile dei nostri giorni si combatte ridando alle coscienze la serietà dell’esperienza morale”. La filosofa auspica inoltre un ritorno alle origini della politica (a Socrate appunto), dà rilievo all’esigenza del rinnovamento morale delle persone e ricorda che ciascuno dovrebbe assumersi le proprie responsabilità di fronte alla storia, al futuro e a se stessi.

 

Giuseppina Rando

 

 

* Abū Jaʿfar Muhammad ibn Mūsā Khwārizmī (Baghdad, 780 - 850 circa).


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