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Marisa Cecchetti. Danni collaterali di Zygmunt Bauman
28 Dicembre 2013
 

Zygmunt Bauman

Danni collaterali

Disuguaglianze sociali nell’età globale

Traduzione di Marzia Porta

Laterza, 2013, pp. 216, € 16,00

 

Polacco classe ’25, considerato tra i più influenti pensatori attuali, sociologo della “modernità liquida”, Zygmunt Bauman fa propria una definizione del linguaggio militare, “danni collaterali”, cioè non ritenuti abbastanza rilevanti da giustificare i costi per la loro prevenzione, e dimostra la sua applicabilità a livello sociale. Come chi ordina un’operazione di guerra non considera di rilevante importanza la morte di civili mentre punta all’obiettivo finale di controllo di un territorio, così la modernità liquida, che implica dinamismo, instabilità, mutevolezza, aumenta la ricchezza di pochi e non si cura della povertà che si allarga. E quanto più le persone si trovano a vivere a livelli bassi, tanto più cresce la loro esposizione a qualsiasi tipo di danno collaterale: esiste “un’affinità selettiva tra la disuguaglianza sociale e la probabilità di rimanere vittima di qualche catastrofe”, ne sia esempio l’uragano Katrina del 2005, quando i cittadini benestanti poterono organizzarsi in tempo ed allontanarsi dalle loro case attenendosi alle raccomandazioni, mentre la maggior parte delle vittime furono i poveri, soprattutto neri, privi di mezzi per fuggire.

La povertà riduce sempre più la possibilità di usufruire di diritti sociali, e di conseguenza di diritti politici: “i detentori di diritti politici tendono, in misura sempre maggiore, a servirsi del proprio diritto al voto per sostenere iniziative individuali” con la conseguenza di aumentare le disuguaglianze nei redditi, negli standard e nelle prospettive di vita. Lo Stato non garantisce interventi, per cui gli individui si sentono lasciati soli a trovare soluzioni personali puntando sulle proprie capacità, in assenza di uno Stato sociale.

Lo Stato oggi è sempre meno capace di garantire la libertà dalla paura, la maggior parte delle persone teme di non essere all’altezza delle sfide, e non si tratta delle minacce dell’altro, dello straniero, del diverso, che i “mass media ci sottopongono con veemenza, ostentazione e violenza crescenti”, si tratta bensì della consapevolezza della “globalizzazione della disuguaglianza, della rapida diffusione della sofferenza, della esistenza di terre di nessuno libere da vincoli di legge e controlli amministrativi”. Oggi “il 90% della ricchezza complessiva del pianeta rimane nelle mani dell’1% della popolazione mondiale” situazione che richiederebbe non uno Stato sociale, ma un Pianeta sociale, capace di scavalcare i governi sovrani e raggiungere i bisognosi.

Con il passaggio dalla società solida alla società liquida, i danni collaterali si sono estesi anche a Paesi dove povertà, umiliazione, negazione della dignità umana fino ad ora non erano esistiti, basti pensare che in Gran Bretagna, già nel 2009, erano aumentati di 14.000 i pasti distribuiti ai bambini di famiglie in difficoltà, e che sono in progressivo aumento le malattie mentali derivate dal disagio sociale. Purtroppo oggi le organizzazioni imprenditoriali manipolano l’insicurezza, preferiscono un contesto liquido, perché meno esse sono solide e più sono modificabili, più ci guadagnano. In questa nuova filosofia manageriale la deregulation non è più transitoria ma onnipresente, fattore determinante, secondo Bauman, nell’accrescere la ricchezza dei ricchi e nell’ulteriore impoverimento dei poveri.

Lo Stato oggi protegge sempre meno dalla vulnerabilità e incertezza provocate dal mercato – motivo reale di insicurezza e di paura – tuttavia, soprattutto per assicurarsi successi elettorali, orienta le paure della gente verso altre fonti, come gli immigrati, con un allarme continuo che non fa che peggiorare le relazioni, diminuendo la capacità collaborativa e di comunicazione. Gli altri vengono trasformati in “problemi di sicurezza”, non sono più persone, sono senza volto, e come tali liberano i responsabili dagli obblighi morali nei loro confronti. Il danno collaterale causato dalla ossessione per la sicurezza sta forse “nell’esaurire la fiducia negli altri e nell’istillare e promuovere il sospetto reciproco, in una totale assenza di equilibrio tra valori di sicurezza e correttezza etica”.

Tra gli obblighi morali che ha l’umanità intera Bauman pone la capacità di assicurarsi reciprocamente la sopravvivenza, con un controllo dei consumi in base alla sopravvivenza stessa di tutti, non per l’aumento di quei beni di consumo che gratificano. E a proposito di impatto del consumismo sul nostro Pianeta, purtroppo “nessun partito mette nella propria agenda politica la possibilità di stabilire un limite all’aumento dei consumi, portandoli a livelli ecologici sostenibili”.

Danno collaterale della modernità liquida è anche la caduta della privacy, della riservatezza, della intimità, dei legami umani, ed in questo le moderne tecnologie hanno rivelato il loro fallimento: hanno creato la falsa illusione di facilitare i contatti umani, ma hanno offerto un’attenzione superficiale e di scarso significato. In un mondo così instabile e caotico , dove scienza a tecnologia non ci sono di aiuto come avevano fatto sperare, dove la Politica è prostrata da un deficit cronico di potere, dove la irregolarità è divenuta marchio di fabbrica, si rischia di assistere al “trionfante ritorno della Fortuna” la dea bendata, il caso a cui affidare purtroppo la nostra vita.

 

Marisa Cecchetti


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