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I cubani cercano rifugio in una bottiglia di rum
28 Ottobre 2011
 

I cubani bevono molto, perché non hanno diritto alla felicità”, scrive il giornalista indipendente Juan González Febles.

 

 

Cade un luogo comune diffuso in Europa. Capita spesso di non capire la differenza tra la Cuba turistica e la Cuba reale e quanto sia falsa l'immagine di un'isola che sorride e balla, abitata da gente spensierata. Questa è l'immagine che il regime vuole diffondere, lontanissima dalla realtà, ma che spesso accettiamo senza starci tanto a pensare.

Il consumo eccessivo di alcol sta recando danni incalcolabili alla salute dei cubani, il fenomeno è un vero e proprio flagello che coinvolge ogni settore della popolazione, persino i minorenni. A Cuba si beve rum sin dai tempi dei pirati e dei bucanieri, ma ubriacarsi è sempre stata una pratica riservata agli strati sociali più bassi.

«I cubani bevono molto perché sull'isola non esiste il diritto alla felicità», scrive il giornalista indipendente Juan González Febles.

«La gente beve per colmare un vuoto esistenziale: bere rum è un modo come un altro per non pensare, un'abitudine che serve ad alleviare disagi e sofferenze», sostiene lo scrittore-blogger Orlando Luis Pardo Lazo.

«Un cubano spende l'80% delle sue risorse per mangiare, deve chiedere il permesso per poter vendere un'auto di sua proprietà, paga per ottenere una casa che dovrebbe appartenergli e che, dopo pagata, se abbandona il paese o muore, non può essere ereditata dai figli che devono pagarla di nuovo», aggiunge Febles.

«Si beve perché non si vedono vie d'uscita, non si possono coltivare speranze, non esiste il diritto di sognare e di cercare la felicità. Solo i matti e gli ubriachi sopportano bene una simile situazione», precisa González Febles.

La soluzione al problema dell'alcolismo va ben oltre i consigli didascalici dati dalla regista di regime Lupe Alfonso, che nel documentario Havana Glue fa dire al pittore Eduardo Roca Salazar (Choco): «Per non cadere nel vizio dell'alcol dobbiamo ascoltare di più i genitori, i maestri e i grandi uomini della nazione». Fosse così facile...

 

Gordiano Lupi


 
 
 
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