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Anna Lanzetta. L’uso della parola chiede riflessione
Pablo Picasso,
Pablo Picasso, 'Ritratto di Dora Maar', 1937 
05 Giugno 2024
 

La velocità con cui viviamo la nostra esistenza, ci toglie troppo spesso il tempo per riflettere prima di usare la parola a detrimento della stessa, dimentichi che la parola è lo strumento che ci connota negli atti, nei comportamenti, nel linguaggio. Si assiste purtroppo quotidianamente a un suo uso improprio, senza considerare che la parola nelle sue diverse forme: parlata o scritta, ha segnato la nostra evoluzione, il mutarsi e l’evolversi della società che noi tutti componiamo. In ogni situazione, dalla più semplice alla più elaborata, la parola richiede cura e rispetto, perché ci rappresenta e ogni educatore (tutti lo siamo), in ogni ambito sociale, in ossequio al proprio ruolo, deve tenerla in cura per la finalità preziosa che riveste, ovvero la formazione.

La parola è lo strumento che ci permette di comunicare e pertanto va scelta con attenzione per raggiungere l’obiettivo. Non è solo l’insegnante a utilizzarla ad arte per il suo lavoro, ma ogni componente della società, nel proprio ambito, deve conferirle decoro. La parola è in ogni espressione veicolo di trasmissione per esprimere il proprio pensiero e il suo uso diventa sempre più delicato mano mano che chi la sceglie riveste ruoli importanti nella società fino a quelli istituzionali. Noi educatori nel formare e nell’insegnare facciamo uso costante della parola, la scegliamo con cura, pur di farne uno strumento educativo nella comunicazione e nell’ascolto. Le parole arrivano ai bambini, agli adolescenti, ai giovani che guardano a noi adulti come esempi da seguire. Ogni nostro errore è per loro un danno, ogni parola che sfugge anche se involontariamente al nostro controllo è un marchio difficilmente da cancellare. I bambini ci guardano e ci imitano! La parola ultimamente usata s****** e intorno alla quale ognuno si è espresso, manda all’aria qualsiasi tentativo di educarne all’uso, perché troppo in vista coloro che l’hanno usata in modo sconsiderato; la parola non può identificarsi a nessun livello con vendetta, livore, risentimento o altro; il termine usato è un uso sconcio che nessun educatore potrà mai né accettare né giustificare. L’uso di questa parola ci dice il livello culturale a cui siamo scesi e non ci invita a schierarci ma a rifiutarlo in nome dell’educazione.

Per il bene di tutti, è necessario che si ritorni a parlare con dignità e rispetto, in ogni ambito della vita sociale, a riflettere attentamente, memori dell’“Umorismo” di Pirandello, in cui l’invito alla riflessione è pregnante; l’uso della parola ci caratterizza come persone responsabili nei confronti di chi ci ascolta e il pensiero dei bambini ci obbliga a una scelta attenta e consapevole.

Lasciamo al di fuori della nostra vita ogni azione teatrante, il teatro è vita ma non ha bisogno di tali esibizioni.

 

Anna Lanzetta


 
 
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