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Marisa Cecchetti. “Rosa Spinacorta” di Mario Ferraguti
05 Aprile 2022
 

Mario Ferraguti

Rosa Spinacorta

Exorma, 2022, pp. 178, € 16,00

 

Era stata abbandonata alla ruota e raccolta da una suora che l’ha chiamata Tecla, a ricordare il verso delle taccole che amava.

Poi, un giorno che giocava a mondo con altre bambine sul sagrato della chiesa dopo la messa, tre suore grigie come le cornacchie l’hanno scelta per vestire la Regina.

Inizia così la vita della piccola, costretta a passare il suo tempo in una stanza alta sopra il convento, dove sta un manichino nudo di legno, la Regina, la Madonna che lei dovrà vestire ad ogni occasione. Ma questo deve essere un segreto per le compagne e tutti gli altri. Insieme alla promessa di rimanere pura per tutta la vita. E Tecla deve ricordare che “vestire la Madonna è diventare niente, che la Regina è vestita e chi la sveste non esiste”. Lei non deve osare guardarla negli occhi.

Una stanza buia, dove qualcuno le insegna i segreti della vestizione senza guardarla in faccia -la donnadischiena-. Le dice come scegliere i vestiti, come dare l’illusione di un corpo intero, come mantenere viva la rosa spinacorta, quella rossa che si raccoglie solo ad un particolare cespuglio, che la Regina deve portare in mano quando esce in pubblico.

Quell’isolamento la porta al delirio, agli incubi: “Solo io la sentivo, mi implorava di correre a vestirla nella stanza buia della chiesa, che era nuda e indifesa, con la porta aperta, la finestra spalancata, la luce accesa. E tutti gli uomini dal basso del loro mondo […] la indicavano. Guardatela, dicevano, ecco come è fatta la Regina, è solo un legno, un manichino dallo sguardo spento”. Rifiuto e paura, ecco quello che prova per il legno e la tenebrosa donnadischiena.

Senza più la possibilità di condividere giochi con le compagne, obbediente alle richieste, felice quando raramente la mandano per una commissione in paese, Tecla può solo parlare con quel volto di legno dagli occhi sbiaditi che non le risponde, senza possibilità di crescere nella conoscenza del mondo.

Passano gli anni ma lei rimane all’oscuro di tutto, anche di fronte a ciò che succede al suo corpo che si trasforma e non passa inosservato. La turba soprattutto lo sguardo di un matto, il figlio di gente importante e rispettata, col suo occhio fisso che sembra trapassarla.

È una atmosfera di paura quella in cui lei vive, perché la donnadischiena l’ha terrorizzata con immagini di diavoli, di un inferno che aspetta chi sbaglia, che andrà dritto tra le fiamme “con le scarpe ai piedi”. Le cose devono tornare ciascuna al loro posto, quando si sveste la Regina: “guarda bene che non le manchino i capelli, li usano le streghe per i loro intrugli o li cuciono le donne, nell’orlo delle vesti, per avere fortuna”.

Un mondo, quello del convento, dove regnano il segreto e la superstizione, che si sposano ipocritamente alla pratica religiosa imposta con la rigidità più assoluta. Dove le colpe si nascondono con scaltrezza.

Raggiunta a sorpresa nel buio della sua cella, nella più assoluta ignoranza della portata di un atto sessuale subito, Tecla dolorosamente si farà donna sotto gli occhi delle suore che hanno capito ma non le parlano. Sempre sola, con domande a cui non sa dare risposta.

Quel manichino di legno che è stata la sua unica compagnia, che le sue mani hanno vestito e adornato tante volte fino a farlo diventare Regina, si trasformerà in un compagno surreale di viaggio, alla ricerca di un pittore che le dipinga gratis un ex voto. A chi, se non alla sua Regina muta, avrebbe potuto chiedere aiuto per sopravvivere a un momento di pericolo? Ora è l’unica da cui può avere protezione. Tecla si è ripresa il suo corpo. Ed ha scoperto di avere una ferma volontà decisionale.

Ferraguti dà la parola a Tecla e insegue i suoi pensieri. Ne nasce una percezione e rappresentazione della realtà che appartiene all’infanzia -quando si deve ancora scoprire il mondo- e insieme al sogno; una interpretazione magica, dove verità e immaginazione si incontrano e si fondono, in un intrecciarsi di leggende e di fantasia popolare.

Così assistiamo al viaggio di una zattera carica di un presepe vivente che la piena del Po trascina - non si calcolano i tempi né la rare possibilità di sopravvivenza; si segue il viaggio avventuroso in una carrozza principesca attraverso boschi infestati da malintenzionati sbandati, relitti della guerra; si intravede il pittore Ligabue che appare e scompare e continua a dipingere il suo folle autoritratto. Tutto con un linguaggio leggero vicino alla poesia, alla maniera di Ferraguti.

 

Marisa Cecchetti


 
 
 
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