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Gino Bartali era un Giusto tra le nazioni: il libro che lo nega trascura decine di testimonianze 
di Roberto Malini
19 Gennaio 2021
 

Un articolo del prof. Sergio Della Pergola, massimo esperto sulla popolazione ebraica mondiale e membro della Commissione per i Giusti presso il Memoriale Yad Vashem di Gerusalemme, ristabilisce la verità.

 

 

Pesaro, 17 gennaio 2020 – Gino Bartali (Ponte a Ema, 18 luglio 1914 – Firenze, 5 maggio 2000) è uno de Giusti tra le nazioni, secondo quanto stabilito dallo Yad Vashem il 23 settembre del 2013. L’onorificenza gli è stata attribuita dalla Commissione dei Giusti presso il memoriale di Gerusalemme, il cui giudizio si basa sempre su una valutazione meticolosa e rigorosa delle testimonianze e delle prove, le quali devono essere, perché vi sia l’attribuzione dell’onorificenza, certe e inoppugnabili. Come è avvenuto nei casi di Giorgio Perlasca e di Giovanni Palatucci, tuttavia, vi è qualcuno che intende fare a pezzi la memoria di alcuni Giusti tra le nazioni e contemporaneamente delegittimare Yad Vashem, la più importante istituzione di ricerca sulla Shoah.

Sono studi effettuati in buona fede? Nessuno può affermare il contrario, tuttavia è importante fare luce sulla loro fondatezza e sulle loro basi scientifiche. Se l’uscita nelle librerie di un saggio contro la memoria di Giovanni Palatucci è stata fermata grazie al lavoro di un gruppo di storici, che ha pubblicato alcuni articoli che rivelavano le gravi lacune contenute nella ricerca e lo stesso è avvenuto riguardo a un’opera che si proponeva di demolire l’immagine di Schindler Giusto fra le nazioni, il nuovo libro che attacca la memoria storica di Gino Bartali e il suo ruolo nel salvataggio di circa 800 ebrei (attestato da testimonianze e prove in relazione ad almeno trenta di loro) è uscito all’improvviso, senza anticipazioni. In tal modo, nessuno ha avuto la possibilità di contattarne gli autori, per evidenziare i loro errori e le loro manchevolezze, inducendoli magari a rendere verosimile e completo il loro lavoro, prima di darlo alle stampe. Il titolo del libro, nella sua perentorietà, è una sintesi del suo contenuto: L’ossessione della memoria. Bartali e il salvataggio degli ebrei: una storia inventata.

Non appena sono venuto a conoscenza dell’uscita del saggio, ho contattato alcuni sopravvissuti alla Shoah, che furono preziosi nella riposta ai detrattori di Schindler e Palatucci. «Di nuovo, come nel caso Palatucci», mi scrive Thomas Gazit, «un cosiddetto storico pubblica un saggio a favore e poi, in un altro libro, afferma l’esatto contrario? Questo sarebbe un lavoro storico-scientifico?». Wolf Murmelstein puntualizza ancora una volta la verità, che riguarda un mondo in cui visse e di cui conosce profondamente le dinamiche: «I cosiddetti storici che fanno chiasso con libri che rivedono le vicende dei Giusti tra le nazioni, onorati dallo Yad Vashem per aver aiutato ebrei perseguitati all’epoca della Shoah, ignorano le condizioni di vita di quegli anni di tenebra. Ognuno dei Giusti correva gravi rischi personali e doveva usare le cautele imposte dalle circostanze, giovandosi delle opportunità consentite dalle falle presenti nel sistema nazi-fascista. Molti ebrei si sono salvati grazie a documenti falsi che dovevano essere stampati a regola d’arte – senza marchio dello stampatore – e portati da qualcuno che potesse muoversi con la massima libertà. Gli autori del nuovo saggio non considerano che Bartali rischiava, portando i documenti falsi stampati dai Frati di Assisi, i quali rischiavano a propria volta. Schindler poté salvare un gruppo di ebrei giovandosi dei suoi contatti nel sistema nazista; anche lui rischiava. E rischiava Giorgio Perlasca, che salvava gli ebrei nella Budapest dominata dalle bande filo-naziste; per fortuna il governo spagnolo – franchista – non lo sbugiardò. Giovanni Palatucci quale commissario di polizia per le leggi razziali avrebbe dovuto espellere gli ebrei stranieri verso la Germania nazista; invece li mandò in internamento nel Salernitano, dove suo zio era vescovo. Nel giugno 1943 Giovanni Palatucci subì un’ispezione; lo zio Vescovo era stato attaccato sulla stampa fascista locale. E si potrebbe continuare. Il vizio di demolire il ricordo storico dei Giusti è una nuova forma di negazionismo e revisionismo».

Il prof. David Cassuto, già vicesindaco di Gerusalemme, membro della Presidenza del Museo Memoriale della Shoah Yad Vashem, mi risponde segnalandomi un articolo che mi era sfuggito: «Il prof. Sergio Della Pergola, membro della Commissione dei Giusti, ha dato un’ottima risposta agli autori del saggio, molto esauriente, sul Corriere della Sera del 12 gennaio 2021. Il titolo è “Lo dicono i salvati, Bartali fu un eroe” (anticipato online in “«Gino Bartali fu un eroe, lo dicono gli ebrei che ha salvato»”, Corriere.it, 11/01/2021, ndr). Nell’articolo riporta parte delle testimonianze raccolte allo Yad Vashem». Ringrazio il prof. Cassuto, perché l’articolo del prof. Della Pergola riassume una verità che è stata valutata e definita dalla Commissione con un lavoro di analisi preciso e meticoloso. È importante diffondere le conclusioni di Yad Vashem, che si fondano su testimonianze dirette ed evidenze incontestabili, per evitare che il saggio che attacca la memoria di Gino Bartali, con le sue omissioni e le conclusioni basate – a quanto sembra – più su un sentimento che su uno studio analitico, diventi la sola voce che si esprima oggi per definire le azioni di un uomo tanto straordinario quanto modesto, che salvò centinaia di ebrei, ma evitò per molto tempo di parlarne al mondo, perché, come affermò in diverse occasioni, “Il bene si fa, ma non si dice”.


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