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Alberto Figliolia. “Tina Modotti. Donne, Messico e Libertà” 
Al Mudec di Milano fino al 7 novembre
Tina Modotti,
Tina Modotti, 'Donna con bandiera' - 1928, Messico 
14 Maggio 2021
 

Tina Modotti trae linfa dal suo temperamento italiano. La sua opera artistica è fiorita però in Messico, raggiungendo una rara armonia con le nostre stesse passioni (Diego Rivera, 1926)

 

 

Bellissima. Avventurosa. Creativa. Dedita al bene e agli ideali di progresso, in favore di una umanità solidale. E sapeva amare.

Assunta Adelaide Luigia Modotti Mondini (semplicemente Tina Modotti), udinese del 1896, poverissima, attraversò presto l’Atlantico per raggiunger il padre, colà già giunto, per cercare fortuna nella nazione allora più dinamica del mondo, gli Stati Uniti d’America. Data la sua avvenenza, rapidamente fu attratta e catturata, dopo San Francisco, da Los Angeles e dagli studi hollywoodiani (ci sono rimati soltanto frammenti di Tiger’s Coat, pellicola del 1920). Invero l’intelligenza di Tina non era meno elevata della sua venustà, tanto che la giovane si stufò presto di interpretare il ruolo di fatalona mediterranea. La sua carriera di attrice durò lo spazio-tempo di tre film.

La conoscenza con Edward Weston, mutata in sodalizio artistico-professionale oltre che in relazione sentimentale, la spinse verso i sentieri della fotografia, che Tina praticò con senso etico ed estetico. Un’arte che sviluppò nel suo Paese di adozione, il Messico, e che la condusse alla fama.

Non solo fotografa tuttavia. La bella Tina, mai insensibile al dolore del mondo, anzi estremamente empatica nei confronti degli ultimi e del loro disagio, scoprì presto il ruolo di attivista politica e sociale, riuscendo a coniugare questi due mondi con quello, in apparenza più rarefatto, dell’arte. La sua macchina fotografica, è stato ben detto, era un’arma alla conquista della verità e della giustizia.

Ora apprezzo tanto di più la mia libertà, il mio tempo, la mia vita, tutto. Sono come ubriaca per questa magnifica sensazione di libertà... Ora dunque che cosa mi rimane? Questo: un nuovo ardore, una gran voglia di riprendere la fotografia. E ancora... La fotografia […] si impone come mezzo per registrare la vita oggettiva in tutte le sue manifestazioni […] credo che il risultato meriti di occupare un posto nella rivoluzione sociale.

Nell’arco di un intero decennio, quello degli anni Venti, si consumò la meraviglia della sua arte fotografica (con la sua inseparabile Graflex un bianco e nero di incredibile suggestione e grazia e forza), cui rende omaggio il MUDEC con una mostra che espone decine di stampe in sali d’argento di Tina (e non solo), un itinerario che ripercorre scelte d’arte e di vita, che ne hanno fatto un’icona – ma non ingessata, semmai, soprattutto in questi stenti e spenti tempi di quasi disimpegno, pulsante più che mai.

Concha Michel suona la chitarra, Donna che porta acqua, Le donne di Tehuantepec portano frutta e fiori sulla testa, dentro zucche dipinte chiamate jicapexle (fiere e bellissime creature, così concrete e, nel contempo, quasi atemporali, archetipiche), Al mercato di Tehuantepec, Julio Antonio Mella deceduto all’ospedale dopo il ferimento a opera di due sicari (una immagine che le avrà strappato chissà quale dolore: Julio Antonio, politico e giornalista cubano, fu il grande amore della sua vita), Le mani del marionettista (metafora del potere), Contadini che leggono El Machete, Per le strade di città del Messico, Eleganza e povertà (fotomontaggio), Prospettiva con fili elettrici (battuta all’asta a New York nel 2019 per 692mila dollari), Facciata di una hacienda, Esterno dello stadio, Deposito n. 1, Diego Rivera e Frida Kahlo alla rievocazione del Primo Maggio, Donna con bandiera, Uomo che porta fieno, Donna incinta con bambino in braccio, Bambino davanti a un cactus, Pionieri, Piccolo contadino. E, proseguendo, nella carrellata: la foto dei piedi rovinati del contadino (nei sandali dita e unghie contorte: più eloquente che un manifesto rivoluzionario o una dichia­ra­zio­ne/osten­ta­zio­ne/de­si­de­rio di riscatto), i sombreros in marcia e le nature morte (vere e proprie allegorie) – pannocchia di mais, chitarra e cartucciera; falce, chitarra e cartucciera; falce e martello (più che appartenenza ideologica, si tratta di attenzione alla fatica del lavoro e alla sua incoercibile dignità); e bambù, fiori, cactus.

Indubbia, oltre alla scelta di campo e alla vista prodiga nei confronti degli umili, l’influenza delle avanguardie artistiche del Novecento, in un rapporto dialettico sempre vivo e foriero di vastissimi stimoli, con una originalissima interpretazione personale ed esiti formali, come detto, altissimi.

Per Tina sarebbero poi venuti – forte anche del suo essere poliglotta (parlava cinque lingue) il Soccorso Rosso Internazionale, organizzazione che sosteneva le vittime dei conflitti, in particolare i bambini, e Mosca, Parigi, Vienna, la Guerra di Spagna. Difatti il Messico che l’aveva allevata nel suo ancestrale seno, l’aveva poi esiliata. Vi fece ritorno sotto falso nome nel 1939. Riacquistò la sua identità, ma i giorni dell’esistere volgevano al termine: il 5 gennaio 1942, su un taxi, fu stroncata da un attacco di cuore. Pablo Neruda scrisse per lei una indimenticabile poesia, che non vi dispiacerà se riportiamo per intero.

 

Tina Modotti, sorella, tu non dormi, no, non dormi:

forse il tuo cuore sente crescere la rosa

di ieri, l’ultima rosa di ieri, la nuova rosa.

Riposa dolcemente, sorella.

 

La nuova rosa è tua, la nuova terra è tua:

ti sei messa una nuova veste di semente profonda

e il tuo soave silenzio si colma di radici.

Non dormirai invano, sorella.

 

Puro è il tuo dolce nome, pura la tua fragile vita:

di ape, ombra, fuoco, neve, silenzio, spuma,

d’acciaio, linea, polline, si è fatta la tua ferrea,

la tua delicata struttura.

 

Lo sciacallo sul gioiello del tuo corpo addormentato

ancora protende la penna e l’anima insanguinata

come se tu potessi, sorella, risollevarti

e sorridere sopra il fango.

 

Nella mia patria ti porto perché non ti tocchino,

nella mia patria di neve perché alla tua purezza

non arrivi l’assassino, né lo sciacallo, né il venduto:

laggiù starai tranquilla.

 

Non odi un passo, un passo pieno di passi, qualcosa

di grande dalla steppa, dal Don, dalle terre del freddo?

Non odi un passo fermo di soldato nella neve?

Sorella, sono i tuoi passi.

 

Verranno un giorno sulla tua piccola tomba

prima che le rose di ieri si disperdano,

verranno a vedere quelli d’una volta, domani,

là dove sta bruciando il tuo silenzio.

 

Un mondo marcia verso il luogo dove tu andavi, sorella.

Avanzano ogni giorno i canti della tua bocca

nella bocca del popolo glorioso che tu amavi.

Valoroso era il tuo cuore.

 

Nelle vecchie cucine della tua patria, nelle strade

polverose, qualcosa si mormora e passa,

qualcosa torna alla fiamma del tuo adorato popolo,

qualcosa si desta e canta.

 

Sono i tuoi, sorella: quelli che oggi pronunciano il tuo nome,

quelli che da tutte le parti, dall’acqua, dalla terra,

col tuo nome altri nomi tacciamo e diciamo.

Perché non muore il fuoco.

 

... un racconto affascinante, che avvicinerà il pubblico a questo spirito libero, che attraversò miseria e fame, arte e impegno politico e sociale, arresti e persecuzioni, ma che suscitò anche un’ammirazione sconfinata per il pieno e costante rispetto di sé stessa, del suo pensiero e della sua libertà. […] Se Weston sarà il suo mentore, si deve a Tina la scelta di andare in Messico per condividere un rinascimento artistico che poggiava su basi sociali e culturali nella particolare fase post rivoluzionaria, nelle avanguardie estridentiste, nella frequentazione di pittori e poeti: da Frida Kahlo a Diego Rivera, da José Clemente Orozco a David Alfaro Siqueiros”.

Per chi volesse saperne ancora di più su Tina consigliamo il bellissimo libro, dall’omonimo titolo, scritto alcuni anni fa da Pino Cacucci (edito da Feltrinelli).

Una mostra che rappresenta una festa per gli occhi e che apre il cuore ai più nobili sentimenti.

 

Alberto Figliolia

 

 

Tina Modotti. Donne, Messico e Libertà, a cura di Biba Giacchetti. MUDEC, via Tortona 56, Milano. Sino al 7 novembre 2021. Mostra promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, in collaborazione con SUDEST57 e il Comitato Tina Modotti.

Info: tel. 0254917 (lun-ven 10-17), e-mail info@mudec.it.

Biglietti: intero, 12 euro; ridotto 10 euro.

Orari: lun, 14:30-19:30; mar-dom, 10-19:30.

Prenotazione obbligatoria sabato e domenica sul sito ticket24ore.vivaticket.it. La biglietteria chiude un’ora prima (ultimo ingresso).

Possibili cambiamenti legati all’andamento dell’emergenza sanitaria.

Per conoscere gli orari di visita aggiornati, oltre che modalità di ingresso alla mostra e protocolli di sicurezza usati all’interno, vedi sito mudec.it.


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