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Carlo Forin. Domenica delle Palme 2017
09 Aprile 2017
 

Due babà del Pipita hanno iniziato la festa, ieri sera.

Era dalla stagione 1957-58 che un nuovo acquisto della Juve non segnava così hanno detto a “Calcio champagne”, ed allora io iniziai a tifare Juve, incoraggiato dal mio amico Giulio Pin, che studiava alle Scuole dei Fratelli Cristiani di Torino, sessant’anni fa! Giocavamo nel sotto-portico della bacologia Mozzi, dove mio papà Gino, quell’anno, mi condusse con pazienza a guidar la bicicletta. Appena mi mossi da solo in equilibrio provai la gioia della libertà e non lo ringraziai. Povero papà! Tanto impegno e nessun merito riconosciuto.

È questo l’amore?

L’amore di tifoso della Juve sì, che perdura sulla soglia dei 69 anni. Allora, l’anno calcistico finì con la prima stella del 10° scudetto. L’argentino Omar Sivori ed il gallese John Charles furono i conduttori; Boniperti registrava la difesa.

Bau (Baba), dea di Lagash, sposa di Ningirsu,1 significa ‘anima (ba) tutto (u)’, anima animante - anima animata (ba-ba).

Vi propongo baba con questo significato, ben sapendo cosa sia il babà napoletano, un dolcetto al rhum.

» baba.it (filastrocca in epigrafe)

Questa filastrocca fa nascere il babà come polacco. Come Karol Wojtyla, oggi santo.

L’Amore vince sempre” ha scritto Paolo G. Russo, il teatrante vittoriese, nel testo del suo spettacolo dedicatomi il 16/10/2008 che ha celebrato Karol in giro per l’Italia.

Karol è zumero kar.ul, ‘forza antica’.2 Kar.lu è ‘soggetto forza’. Il mio nome proprio.

In latino Carolo zum. kar.ulu, ‘forza (del) vento’.

Nel primo tomo, zum.tu.mu, di Cinquant’anni di maturità, vi ho esposto il mio cognome in due forme diverse di forin.

Nel primo capitolo:

hu-ri2-inmusen, u11-ri2-inmusen

eagle, lammergeier vulture (? –avvoltoio gipeto-) Akkadian loanword, urinnu I; Orel & Stolbova #52 *’ar-/*war- ‘eagle’; note that AWh says that urinnu II, ‘standard, totem’, is a Sumerian loanword).3

Aquila. Riuscirò a volare con Sant’Agostino che paragonò Giovanni ev. a un’aquila?4

Il 5 aprile, nel ventesimo giorno, ho proposto una cosa, in apparenza contradditoria:

hur-sag

hill-country; mountainous region (‘holen, valleys’ + ‘points, peaks’).6

Ge.s.h.ub mi fa riconoscere for.in in hur.in = ‘corrente (in) -dal- foro’, in-ruh.

Ora confermo: kar.ulu, carolo, è ‘forza (del) Vento/Spirito’; hur.in, forin, è ‘corrente (dal) foro’ Aldilà.

L’Aquila è la corrente nel foro. Il foro piccino picciò, forin, è da Aldilà fin qua!

Oltre a ciò, la lettura di hur-sag è sag-ruh secondo lcz, ‘lettura circolare del zumero’.

Nientemeno che il ‘sacro’!

Per non ripetere l’errore fatto col papà e la bici, zum. bi.ki [di-terra], ringrazio Jesus, evidenzio come shush sia crasi di shu+ush, ‘mano+morte’.

Il lat. Jesus enuncia zum. Ge+shu-ush. Poiché:

ge

(Emesal reading of the verb me, to be).

Il verbo ME è essere in Gesù. Io invoco che stia qui con noi, plachi bib.bi7 e tenga lontano Raab, il caos.

Ge-shu+ush = me, mano su morte. Questa è la Resurrezione.

Vorrei che fosse anche la resurrezione della parola am.en, la più detta da Gesù, che ci si limita a tradurre dall’ebraico ‘in verità’ senza mai arrivare al zumero: ‘che venga (am) il Signore dio padre (en)’.

Poi ringrazio Mircea Eliade, di Cosmologia e alchimia babilonesi, un libretto di una settantina di pagine. Vi potrete leggere, fra l’altro:

I Sumero-Accadici conobbero prima di tutto il ferro meteoritico; l’ideogramma an-bar (costituito dai pittogrammi -Cielo- e -Fuoco-) significa -metallo celeste- ed è la più antica denominazione sumerica del ferro. La parola che gli succedette, bar-gal, cioè -il grande metallo-, è riconoscibile nell’assiro parzillu, nel siriano parzlu e nell’ebraico barzel [: 33].

Non sembri irriverente al lettore l’accostamento dell’italiana barzelletta, dall’etimo incerto per lo Zingarelli’98 [breve e rapida canzone a ballo popolare composta di settenari e ottonari, storiella spiritosa e divertente] all’ebraico barzel, zumero bar-gal del metallaro Eliade.

La parulella è migrata per le diverse lingue dentro i diversi significati e, come forin, talora è prevalsa la sua forma, il foro, talora il contenuto, l’aquila!

Così è per il sacro. Ricercato e non trovato da Mircea Eliade, in Storia delle credenze e delle idee religiose, I, II, III.8 È inviolabile, infatti.

Così in Giovanni Semerano:

sacer, -cra, -crum inviolabile, vietato ai profani, esecrato. Accad. saqaru, (invocare la divinità, proclamare sotto giuramento, ‘to invoke: the name of a deity, to declare under oath’) con incrocio di basi corrispondenti ad accad. sakaru, sekerum (sbarrare, impedire l’accesso, interdire, ‘shut up’, ‘sperren’: Offnung’), zaqru, saqru (elevato): specialmente di montagne, tipico dell’antica adorazione mediterranea sulle vette, sui culmini: v., altare. Per il concerto di ‘sacrarium’, ‘sacellum’ luogo sacro, tempio, cfr., accad. sagum, sagu, (sacrario, tempio, luogo chiuso, destinato al culto).9

 

Ferro meteoritico.

Lo spirito della parola di Raimon Panikkar10 è necessario per chiarire subito ‘me’ + ‘te’.

Già in IV di copertina anticipa:

Vi sono tre regni nella realtà: questi ambiti sono espressi in maniera irriducibile nel linguaggio e chiaramente evidenziati nei pronomi personali. Dovrei aggiungere immediatamente che –pro-nome– non significa necessariamente –al posto– del nome, una sostituzione. Può anche significare –prima–, vale a dire più importante del nome.

Io vi invito, dunque, ad osservare il te ed il me come elementi più importanti dei nomi:

te, de4

n., cheeck; skin; membrane; thorn, sting; characteristic symbol, tattoo (cf., temen; me-te) [TE archaic frequency].

v., to prick, pierce; to dye red; to tattoo (usually reduplicated) (cf., te, de4, teg3; ten/ te-en).

Emesal dialect interrogative, ‘when?; why?’.11

Te è ‘connessione’, Me è ‘essere creativo’.

La zumera te.men va letta men.te!

Men(4)

n., crown, tiara (metaphor of divine enship) (me, ‘function office’ + en, ‘lord’) [MEN archaic frequency].

adj., authoritative.12

men-sag

head-crown (‘crown’ + ‘head’; cf., sag-men).13

Il confronto con sag-men

sag-men

head-crown (cf., men-sag).14

si può fare col sagmen latino, ‘ciò che rende sacro’; sagmina pl. è il ciuffo d’erba che garantiva l’inviolabilità dei feciali, i sacerdoti ambasciatori.

Zu.m.er significa ‘cammino (-er) accompagnato -dall’-essere ventivo (-m-) -della- conoscenza+dea Luna (Zu)’.

Con questi dettagli:

dsuena, dsuen [EN.ZU]

the moon (su2, ‘knowledge’, + en2, 3, ‘time [recte: Signora, + - /ak/, ‘of’).15

en

n., dignitary; lord; high priest or priestess; ancestor (statue); diviner [EN archaic frequency].

v., to rule.

adj., noble (cf., uru16 [EN] (-n)).16

gish/u2 she-na2-a; she-nu; she-na-a

the chaste tree [l’albero casto], Vitex agnus-castus, a shrub resembling [assomigliante al succo di limone] hemp/cannabis that grows to a height of 10-20 feet, whose flexible branches were used in the construction of plainted fences, and whose dried berries, leaves, and root were traditonnally used for the treatment of menstrual and menopausal ailments as well as insufficient lactation in nursing (loanword from Akkadian, shuna’a, ‘two each’; cf., Syriac shunaya, “chaste tree” and Akkadian shunu II, ‘chaste tree’).17

she-namusen

Emesal dialect for KI.NE, ‘brazier, oven’.18

ulushin(2/3)

(date-sweetened) (emmer beer (ul, ‘joy’, + shen, ‘a copper kettle or cauldron’ [vel luna.signora]; Akk., ulushinnu(m), ulushennu(m); disiptuhhu.19

zu, su2

n., wisdom, knowledge.

v., to know; to understand; to experience; to be familiar with; to inform, teach (in maru reduplicated form); to learn from someone (with –da-); to recognize someone (with –da-); to be experienced, qualified.

possessive suffix, your (singular).

pron., yours.20

zu-a

acquaintance; expert; experienced person (‘to know’ + nominative).21

re7; re6, ri6, ra2, ir10; e-re7; er, ir

to accompany, lead; to bear; to go; to drive along or away; to take possession; to stir, mix (suppletion class verb; plural hamtu e.re7-er; cf., du, gen, sub2).22

m

a verbal prefix theorized to be a ventitive element, indicating motion towards the deictic center.23

 

Carlo Forin

 

 

1 “Inno alla dea Bau e Eannatum”, in: (a cura di) Giorgio Castellino, Testi sumerici e accadici, Torino, Utet, 1977 – p. 129, Nota1.

2 In zumero.

3 John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Logogram Publishing, Los Angeles, 2006: 114.

4 «L’aquila è lo stesso Giovanni, che ha predicato realtà sublimi, che ha contemplato con sguardo fermo la luce interiore ed esteriore. Si dice anche che i piccoli delle aquile vengano messi alla prova dai loro genitori in questo modo: vengono tenuti sospesi dagli artigli del padre, e vengono posti direttamente di fronte ai raggi del sole: quello che sia riuscito a guardare il sole con fermezza è riconosciuto quale figlio; nel caso in cui il piccolo sbatta gli occhi, viene lasciato cadere dagli artigli, come nato da un adulterio. Ormai siete in grado di rendervi conto in che modo sublime abbia potuto parlare l’evangelista che è stato paragonato ad un’aquila». Commento al Vang. Giov., XXXVI 5.

6 John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Logogram Publishing, Los Angeles, 2006: 116.

7 Il demonietto che pesa la Terra e la parola scritta.

8 Edito da Sansoni nel 1992.

9 Giovanni Semerano, Le origini della cultura europea, vol. II, Leo Olschki, Firenze, 1994: 551.

10 Pubblicato a Torino da Bollati-Boringhieri nell’ottobre 2007.

11 John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Logogram Publishing, Los Angeles, 2006: 274.

12 Ivi: 174.

13 Idem.

14 Ivi: 225.

15 Ivi: 239.

16 Ivi: 61.

17 Ivi: 253.

18 Idem.

19 Ivi: 297.

20 Ivi: 316.

21 Idem.

22 Ivi: 218.


 
 
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