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30. Silvia Monti domanda a Fabrizio Bianchi
06 Dicembre 2010
 

Ha ragione Fabrizio Bianchi? Sono masochista? Ho sbagliato? Ho chiesto qualcosa che non sta bene chiedere in pubblico? Sto prendendo una brutta china? Devo cambiare mestiere?

Insomma, per colpa sua mi sono ritrovata in un mare di domande, altro che one shot. Ma lo perdono, per dei buoni motivi. Che, imparata la lezione, non mi metterò ad elencare qui, davanti a tutti...

I tutti e le tutte che saluto e ringrazio. Perché (e non è colpa di Fabrizio, sia ben chiaro!) questo è l'ultimo appuntamento di one shot su TellusFolio.

 

 

Ce n'è una fantasma che si aggira senza che nessuno lo sappia, oppure è vero che non hai mai pubblicato una tua personale raccolta di poesie?

 

Cara Silvia, una prima rapida risposta è una domanda: sei masochista? Cosa pensi possa mai interessare ai tuoi lettori?

Poi ti rispondo lo stesso perché ti amo molto e ogni tua curiosità non posso che soddisfarla (anche se era meglio e più semplice una comunicazione privata). Non è vero, ma quasi. Ho pubblicato una sola raccolta dal titolo oggi improponibile (in copertina un ‘autoritratto’ da un’incisione di Toni Munzlinger: una testadicazzo incravattata) nel 1974, come premio di un concorso -allora importante- per ciòfani promesse. Presentazione al Circolo della Stampa di Milano, sala delle colonne stracolma (non come adesso i soliti quattro gatti in libreria o alla Palazzina Liberty). Subito dopo l’editore è fallito. E la sala era piena di giovani contestatori incazzati. Erano tempi bui (secondo me luminosissimi) ed io, che fino al ’68 avevo lavorato da studente, per mantenermi e per passione, nella serissima/tetra redazione della rivista dell’opus dei, ero ancora, a distanza di anni, considerato un cattolico reazionario di merda. A torto. Ero invece parte attiva di M. S. Ma tant’è. Questo è l’imprinting che mi distoglie da ogni ricorrente vanità di pubblicare. Contenta? Ho passato i vent’anni successivi a lavorare/giocare con le parole come copywriter e solo dopo ho ricominciato a partecipare ancora a qualche concorso letterario. Vincendone parecchi: ho pagato con la poesia qualche rata di mutuo, ed ho la casa piena di coppe, targhe, medaglie e diplomi, che uso spudoratamente come collezione di farfalle per giovani ingenue aspiranti poetesse. Funziona.

 

 

                                             Sisyphus


                        9:13 1-NOV-08

    Servizio Recall.

    La persona che hai cercato è ora disponibile.

 

Ecco, ha acceso il telefono.

Ora, in vestaglia, sta preparando il caffè

A un altro uomo. che ama, nonostante tutto.

E che detesta, per la sofferenza che le dà

Lui ne conosce le gambe, i piccoli seni da bambina

gli umori del sesso, come si muove mentre fa l’amore

 

Ed io, che sto imparandone gli odori

le dolci sfumature di colore della pelle,

la tenerezza dei baci, lo smarrirsi degli occhi

[chiari   come un lago verde-azzurro]

impazzisco.   Geloso   di ogni suo [minimo] darsi

di ogni secondo   che vive in quella casa.


Piangerei di rabbia   pigliando a pugni il muro

scagliandoci contro proprio il cellulare

[così amato strumento -peraltro- di amorose intese]

unico nesso.   per una vita altrimenti invivibile

nera e opprimente   come una galera.

 

Il trillo sul cuore. La vibrazione che ti salva

la scarica violenta di un defibrillatore che ti riaccende il battito

e ti resuscita -ogni volta- come un lazzaro

già morto e sepolto   pieno di acciacchi

vecchio, comunque   bisognoso di un pacemaker

 

pace, comunque   per lo stordimento dei sensi

per quella morsa   che ti stritola il petto

il nodo in gola   senza più respiro

se non il groppo   che si scioglie in pianto

salatissime lacrime & disperate apnee,   senza requie

Non finirò mai, dunque   questa eterna adolescenza

questo infinito portare   il peso tremendo dell’amore

arrancando, in disumana salita   senza quasi più forze

solo per vederlo poi   [ogni volta]

dalla cima più alta   rotolare in basso

infrangersi a valle   nel fango dello scempio quotidiano

 

L’inferno è questo.   Qui. Tutte le volte.

L’amore più puro   che si infanga d’odio.

 

 

 

Fabrizio Bianchi, nato nel 1946 nel ravennate, da sempre vive e lavora a Milano. Durante gli studi è praticante giornalista come segretario di redazione del mensile Studi Cattolici, incaricato per le recensioni d’arte di una testata specialistica della Montedison e responsabile della pagina settimanale dedicata al mondo giovanile del quotidiano L’Italia (poi Avvenire). Dopo la laurea per tre anni svolge il compito di assistente volontario di critica d'arte all'Università Statale di Milano. Pubblica le prime poesie sulla testata culturale della SIPRA, concessionaria della pubblicità RAI. Dal '68 al '73 organizza mostre d’arte, collabora come critico alle fortune di una innovativa galleria milanese, vince i suoi primi premi letterari e il premio giornalistico Viareggio. E pubblica -come vincitore per l’inedito di un concorso- il suo primo libro. Per oltre vent’anni si occupa -come copywriter ed imprenditore- di pubblicità ed editoria video. Numerosi i premi ed i riconoscimenti ricevuti sia per la sua attività che per la scrittura poetica: è pubblicato su web, riviste, plaquettes e antologie. È selezionato per la poesia per i readings del Festival "Frontiere", sponsorizzato da Musica! e dai jeans Levi's (Antologia Molte più cose/Mappe della nuova intelligenza, edita da Castelvecchi). Scrive in coppia con Daniela Monreale il libro Corpo a Corpo, edito da LietoColle, ed entra a far parte della redazione della rivista letteraria Le Voci della Luna, di cui è attualmente direttore responsabile e direttore editoriale per le omonime edizioni di poesia. Fa parte dell’associazione culturale Milanocosa e collabora a PoesiaPresente.


s.


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