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Pizzo di Sareggio (m 2779) - scialpinismo
01 Marzo 2008
 

Ottobre 2005: il Pizzo di Sareggio e l'Orlo dei Laghi della Valfontana, versante N. Foto scattata dalle pendici del Corno dei Marci. Nel giro di pochi giorni l'inverno e la neve s'impossesseranno di queste catene montuose.

Il Pizzo di Sareggio dalla Valle dei Laghi in Val Fontana s'atteggia più da Resegone che da montagna nostrana. Una serie di guglie e torri di roccia grigia ne rendono l'aspetto severo e austero. Passeggiando invece in Val Sareggio ne si ammira la faccia N, una ripida ed instabile pietraia. Di qui sale la via normale estiva (rosso), e di qui è uno spettacolo discendere anche d'inverno con gli sci. L'ultimo tratto s'aggira attorno ai 35° di pendenza, ma non crea particolari problemi né in salita né in discesa.

È una scialpinistica talmente affascinante e divertente che mi chiedo come mai nessuno la frequenti. Ambienti selvaggi, canali ripidi, bosco tecnico ed entusiasmante da sciare: andateci! Nella prima foto allegata in calce l'itinerario estivo di salita. Dall'Arasè all'alpe Sareggio in inverno è sufficiente svolgere serpentine seguendo la linea che unisce i due alpeggi!

 

 

Itinerario

 

Partenza. Sant'Antonio (m 1250 ca).

Itinerario automobilistico. Da Sondrio prendere la Strada Panoramica per Teglio. Si passeranno Montagna, Poggiridenti e Tresivio. Giunti a Ponte, alla chiesetta di San Gregorio, prendere a sinistra per Teglio, quindi, dopo una breve salita, prendere la strada che sale a sinistra fra i meleti verso la Val Fontana. Si prosegue sempre sulla medesima inoltrandosi nella valle. Dopo il ponte di Premelè alcuni tornanti si passa sul lato idrografico sx della valle. Alcuni tornanti asfaltati conducono alla piccola chiesetta in località S. Antonio.

Itinerario sintetico, S. Antonio (m 1250 ca) – Pian dei Cavalli (m 1550) – Alpe Arasè (m 1932).

Tempo di percorrenza previsto. 5 ore per la salita (sviluppo lungo).

Attrezzatura richiesta. Kit antivalanga, attrezzatura per scialpinismo, ramponi e piccozza utili.

Difficoltà / dislivello in salita. 3- su 6 / 1520m ca.

Condizioni meteo trovate il 3 febbraio 2007. Neve farinosa e stabile, anche se a tratti affioravano sassi e/o legni.

Dettagli Alpinistica. f = L'ultimo canale è un po' ripido, la breve crestina un po' esposta. Occorre buona tecnica scialpinistica per affrontare i tratti più ripidi e la discesa nel fitto bosco di abeti che dall'Arasè porta nel fondovalle.

Bilancio

 

 

(3 febbraio 2008) Finalmente quest'anno ha fatto un po' di neve. Nulla di esaltante, ma sufficiente per una bella sciata. La sete di esplorazione e di nuovi itinerari ci porta in Val Fontana. Scegliamo a caso una delle sue vette abbandonate per vedere se ben si abbina a sci e pelli di foca.

Il destino vuole che si salga al Pizzo Sareggio, monte che trae il proprio nome dall'alpe Sareggio, ora ridotta a due baite in cattivo stato con vicini i ruderi di uno stallone. Il toponimo deriva probabilmente da sarìzz o sarèzz per la qualità delle rocce. L'alpe Sareggio si trova a m 2238 in Val Sareggio, la sottovalle più a NE della Val Fontana. A un'ora e mezzo di cammino dall'alpe c'è il passo di Sareggio (m 2679), una delle vie più dirette per andare in Svizzera dalla Val Fontana, e, per chiudere il conto con le nomenclature immediate da ricordare, a m 2244, pochi passi a E delle baite dell'alpe, c'è il lago di Sareggio.

Torniamo al giro. Lasciata la macchina poco sopra S. Antonio calziamo subito sci e pelli e seguiamo la carrozzabile che s'addentra in Val Fontana. Le pendenze sono lievi e così facciamo chilometri e non dislivello. A breve giungiamo al Pian dei Cavalli (m 1550), oggi avvolto da un silenzio e da una solitudine surreale. Tutta la neve è vergine e le nostre impronte sono le uniche che incidono la sterminata coltre bianca. Uniche se trascuriamo cervi, volpi, lepri e... “guarda su là! Un branco di camosci!”.

Oltre la piana la pista torna a salire, ma senza pendenze di rilievo. Cammina e cammina e, superato un ponticello, giungiamo a un bivio (m 1600 ca, ore 1). A sx la strada scende per poi salire all'alpe Campascio (m 1680), a dx parte il sentiero per l'Alpe Arasè (NE).

Il bosco d'abeti è fittissimo, a tratti scuro.

Son davanti a batter strada e a subire gli scherzi degli alberi che, ancora carichi di neve, scrollano i loro rami sulla mia testa.

Finalmente s'inizia a salire! Qualche curva, un ultimo tornante verso dx e un lungo traverso ci porta ai piedi delle pasture dell'alpe Arasè (m 1932, ore 0:45).

La neve è da sogno: fondo compatto con sopra 20/30 cm di farina. Iniziamo già a pregustarci la discesa. Non c'è alcun rumore, nemmeno lo scrosciare dell'acqua che accompagna le salite estive. Il tempo non è dei migliori, così per la sosta ci ripariamo all'interno dell'enorme stallone dell'alpe. È di una fattura incredibile, tutto a capriate di legno e con piode pesantissime. Ma dal tetto inizia ad infiltrarsi acqua e le travi marciscono: concordiamo nel pensare che non gli resti molto da vivere, a meno che qualche buon'anima non dedichi un po' del suo tempo e della sua esperienza a restaurare la copertura.

L'alpe Arasè si trova nel punto di confluenza tra la Valle dei Laghi a E e la Val Sareggio a NE.

Strade ora non ce ne sono più, ma non serve molto intuito: si sale al dritto verso NNE. Per ripidi prati e radi alberi si esce dal limite della vegetazione. In alto si individuano dei grossi gendarmi che ornano il bordo inferiore della Val Sareggio. Con qualche zig-zag in meno di un'ora ci affacciamo all'amplissimo bacino della Val Sareggio.

Davanti a noi i resti dell'alpe, alle nostre spalle la cupa sagoma del pizzo Calino è avvolta da nebbie e nuvole.

Ci addentriamo nel vallone in direzione NE. Superiamo un primo lobo morenico e orliamo da N la piana ghiacciata del lago di Sareggio, quindi, sempre tenendoci nel settore orografico sx, saliamo un pendio. Qua e là c'è ancora qualche albero, eppure siamo ben oltre al limite della vegetazione.

Esce il sole e inizia a nevicare, il cielo è blu e cosparso di lustrini. C'è un po' di vento, ma è decisamente caldo per essere inizio febbraio (-1°C).

Dopo un breve valletto compiamo un arco in senso orario (NE poi S) che ci permette di rimontare la conca morenica ai piedi del versante N del Pizzo di Sareggio. Risaliamo il ripido pendio nevoso mirando alla depressione subito a sx (E) del roccione sommitale. Il pendio arriva fino ai 35°, ma non presenta nessun'altra difficoltà (ore 1:40).

Una volta sulla sella il paesaggio spazia sull'elvetica Val Murasc col distinto Corno Solcone, mentre a N, oltre la frastagliata cresta del Corno dei Marci, crescono le vette del gruppo del Bernina. Per la cima basta abbandonare gli sci e seguire senza vertigini il filo e le impronte dei camosci (dx). In 3 minuti si è all'ometto (attenzione in caso di cornici).

La discesa: rispetto alla salita, una volta alla base le versante N, si punta direttamente al lago di Sareggio per il ripido pendio che discende dal cordolo morenico che racchiude la conca. Si costeggia il lago da S cercando una linea che permetta di uscire dalla Val Sareggio senza spingersi con le racchette. Poi sta tutto alla vostra fantasia scegliere le traiettorie per l'Arasè o dove e come tagliare i tornanti del sentiero per il fondovalle.

L'ultima fatica è fare sci di fondo per superare il Pian dei Cavalli, ma è anche un ottimo esercizio di defaticamento dopo una discesa così lunga.

 

Enrico Benedetti


Foto allegate

Le splendide capriate di legno dello stallone all
La risalita dei lobi morenici della Val Sareggio. Sullo sfondo il pizzo Calino
Il lago di Sareggio e l
In vetta. Sullo sfondo si distingue il Passo del Forame (m 2833)
 
 
 
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