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Kristina Mamayusupova. Il “regno dei boh” degli adolescenti
19 Luglio 2018
 

Proprio quando si conclude un determinato periodo della vita, nell’animo dell’essere umano si avverte un’aspra consapevolezza di averlo potuto vivere diversamente.

L’adolescenza (dal lat. adolescentia) viene considerata uno dei periodi critici, volto a garantire l’iniziazione fisica e psichica del ragazz@ al corpo nuovo, al pensiero originale e alla vita che muta costantemente. All’improvviso, da parte del “mondo adolescenziale” si presta una particolare attenzione al tempo, uno dei responsabili della trasformazione identitaria in corso che facilita la creazione delle relazioni amorevoli e amicali. Sovente, la funzione fondativa e trasformativa del tempo viene ostacolata dagli adolescenti e allora il mondo-in-evoluzione si frammenta, sgretolandosi fino a divenire un opaco “regno dei boh”, intriso fino in fondo di una costante e cupa incertezza. Il sentimento di un diffuso smarrimento identitario adolescenziale viene analizzato dallo psicanalista italiano Giuseppe Pellizzari nel suo testo psico-filosofico La seconda nascita. Fenomenologia dell’adolescenza.1

Sul fronte francese, invece, da tanti anni si impegna nell’interpretazione del fenomeno adolescenziale Philippe Jeammet, psichiatra e psicoanalista, consolidando una parte della sua pluriennale esperienza lavorativa con gli adolescenti nel testo del 2007 dal titolo Cento domande sull’adolescenza. Come aiutare i nostri figli nell’età più difficile della vita.2

Il vocabolario Treccani3 interpreta l’interiezione “boh” con termini di “incertezza”, “incredulità” e “disprezzo”. Lo Zingarelli4 ne precisa la semantizzazione, ricordando persino l’origine del lemma – 1823 –, aggiungendo, però, anche la parola “noncuranza”.

Infine, la fila concisa dei sinonimi5 del “boh” si riduce alle esclamazioni “chissà”, “forse”, “ma”. Proprio a partire da queste definizioni occorre ricostruire un quadro adolescenziale della formazione e dell’educazione del ragazzo/a che, all’improvviso, colloca il suo pensiero nel regno dell’incertezza, dell’incredulità e del disprezzo, in cui la formazione umana è contraddistinta dalla “noncuranza” e dalla percezione da parte del ragazz@ di una protratta e confusa solitudine di un infinito e inerte “regno dei boh”.

Quali motivi spingono gli adolescenti a voler far parte del luogo sopracitato?

Spesso, il ragazzo/a, privo di stenia formativa, subendo il dovuto mutamento psico-fisico, perde l’orientamento del proprio progetto formativo ed educativo (costruito – si spera – insieme ai genitori), avviandosi inevitabilmente verso la destabilizzazione della sua formazione autentica che rischia di sfociare in una profonda e lenta deformazione. In questo senso, l’“io stabile” viene stravolto dal mondo nuovo “fuori tempo”, trasformandosi inesorabilmente in un «Io mancato»,6 così è «meglio non esistere affatto che esistere come un’alga, senza senso né gioia».7

A questo smarrimento, si aggiunge anche la mancanza odierna della figura genitoriale educativa dai confini ben definiti, in quanto oggi ci si trova di fronte ai fenomeni di una totale o parziale inversione dei ruoli del padre e della madre o di una più frequente assenza, fisica o simbolica, di uno dei genitori. L’altro motivo dell’adesione da parte degli adolescenti al “regno dei boh” è dettata dalla moda, fenomeno “incerto” in sé, variabile per eccellenza dipendente da una pluralità di fattori che mettono in moto l’immensa macchina dell’economia. Incertezza, incredulità e disprezzo sostituiscono i valori umani e contribuiscono alla creazione di gruppi adolescenziali, avidi di essere ammirati dal convulso mondo reale-virtuale, sposando le mode dal pensiero vuoto, o meglio, vantandosi di essere digiuni di curiosità. Diversi adolescenti capitano in questo “regno” riduttivo per errore, facendone parte per un brevissimo periodo di tempo; per protesta, avendo l’intenzione di apportare alcune preoccupazioni ai parenti o, semplicemente, perché vittime di una malattia innata di carattere genetico e/o cognitivo. Il “regno dei boh” si varca per cercare il rispetto, la comprensione, il divertimento, per passare del tempo, per far arrabbiare qualcuno, per ritrovare la stenia e per tanti altri motivi ancora. Si direbbe che tutti gli adolescenti l’hanno attraversato, chi con esiti positivi chi, al contrario, con quelli negativi; qualcuno è riuscito a intraprendere una strada formativa ed educativa consapevole, qualcuno, al contrario, è rimasto senza una possibilità di uscita perché ricco di desiderio di restare “miope” nei confronti del proprio futuro.8

Infine, il “regno dei boh” è necessario agli adolescenti, in quanto le certezze vanno sposate con le incertezze. Il pensiero, divenendo incerto, dubita al fine di assumere una forma nuova, più certa di quella precedente, ma tra un attimo anche quest’ultima è nuovamente incerta ed è daccapo in cerca di certezza. Corrono come i fulmini “chissà”, “forse” e “ma”, ma senza il loro moto il pensiero fondante la formazione ed educazione dell’uomo è fermo. Una volta fuori da questo “regno”, dove bisognerebbe recarsi? Per ora, è fondamentale uscirne, successivamente lo si dovrà chiedere al proprio pensiero. Chissà se esso risponderà? «Sostare nella domanda equivale a vivere l’interpretazione».9

 

Kristina Mamayusupova

 

 

Bibliografia in note

1 Giuseppe Pellizzari, La seconda nascita. Fenomenologia dell’adolescenza, Franco Angeli, Milano, 2010

2 Philippe Jeammet, Cento domande sull’adolescenza. Come aiutare i nostri figli nell’età più difficile della vita, Pendragon, Bologna, 2007

3 Vedasi http://www.treccani.it/vocabolario/boh/

4 Nicola Zingarelli, Il vocabolario della lingua italiana, a cura di Mario Cannella e Beata Lazzarini, 2017, p. 290

5 Il garzantino dei sinonimi e contrari, a cura di Studio Lemmàri s.n.c. di Elisa Calcagni e Donata Schiannini, 2009

6 Vittorino Andreoli, L’educazione (im)possibile. Orientarsi nella società senza padri, Rizzoli, Milano, 2014, p. 58

7 Ricard Bach, Il gabbiano Jonathan Livingston, Bur, (1970) 201612, p. 125

8 Cfr. ibid., p. 91

9 Mario Gennari, Filosofia del pensiero, Il Melangolo, Genova, 2007, p. 61


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