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Intervista ad Alessandro Borroni, disegnatore di fumetti, di Andrea Turetta
12 Dicembre 2007
 

Nell’intervista che segue, (e che doveva comparire su TELLUS 28) avrete la possibilità di conoscere Alessandro Borroni, disegnatore di fumetti ed illustratore tra i più validi che attualmente fanno questo mestiere, in Italia. Il giovane artista palermitano è noto particolarmente per aver curato volumi come Revangel – Eroe del 3° Millennio e, più recentemente, per aver dato vita al Gesù di Nazareth che fa parte del “Vangelo a fumetti” nelle Edizioni San Paolo e per aver progettato la copertina dell’Annuario-TELLUS 28: Cattolicesimo. (cds)

 

 

 

INTERVISTA AD ALESSANDRO BORRONI

  

 

Andrea Turetta La prima domanda è quella classica: com’è nata la tua passione per il fumetto e l’illustrazione?

 

Alessandro Borroni La mia passione per il fumetto è nata praticamente con me!

A soli 5 anni (quindi nel lontano 1975) mi ritrovai per le mani una mitica “Busta verde” delle edizioni Corno (la casa editrice a cui và il merito di avere importato per prima in Italia i fumetti Marvel), la busta conteneva due albi, il Thor disegnato da John Buscema e l’Uomo Ragno disegnato da John Romita. Si trattò di una autentica folgorazione, tanto che ancora oggi questi due signori sono per me i maestri assoluti nell’arte di raccontare per immagini.

 

Nascere in una certa città, come nel tuo caso, Palermo, pensi possa influenzare in qualche maniera il tuo stile?

Credo che anche in maniera inconscia tutto quello che è il nostro percorso di vita e il bagaglio di esperienze accumulate si rifletta inevitabilmente sulle nostre azioni, sul nostro modo di pensare e su tutto quello che è il nostro modus operandi.

Sicuramente l’ambiente in cui sono nato e cresciuto ha contribuito, ma non saprei dire esattamente in quale modo.

Come tantissime altre città del nostro Belpaese. Palermo è una città ricca di tante cose, l’arte e la cultura sbucano fuori ad ogni angolo delle strade, testimonianza di 1000 milioni di fatti storici successi, ma la cosa non sembra interessare l’omino della strada.

Palermo è una piazza difficile.

 

E, a proposito di influenze… ci sono artisti che ti piacciono e che in qualche maniera hanno dato una mano a ricercare un tuo stile?

Il mio stile è fumettistico e si basa sul fumetto stesso. Ammiro qualche collega che trae linfa da mondi al di fuori dell’ambito fumettistico, costruendo il proprio stile su influenze pittoriche, fotografiche, illustrative o graffitare, ma ad essere sinceri la cosa non mi interessa più di tanto. Quello che conta per me è quanto più possibile si può ottenere con uno stile ormai definito“classico”, fatto di carta, china e sacrosante regole proprie del disegno. I maestri a cui mi sono sempre ispirato sono i giganti del fumetto USA della cosiddetta Silver Age, i suddetti Buscema e Romita, affiancati da Neal Adams, Gene Colan, Gil Kane, Steve Ditko, Jack Kirby e tanti altri che hanno saputo dare al mondo del fumetto una enorme lezione di stile, che ancora oggi ritengo insuperata.

 

Tra i tuoi tanti lavori, quale pensi sia stato il più importante per la tua carriera?

Disegno fumetti da sempre e tante sono state le mie esperienze, anche se non tutte hanno avuto l’onore della pubblicazione.

Il lavoro più luminoso credo sia ad oggi Gesù di Nazaret, la storia di un Uomo Scomodo, ossia il “Vangelo a fumetti”, un librone di quasi 200 pagine a colori pubblicato dalle prestigiose edizioni San Paolo.

Una esperienza lunga e intensa.

 

Un buon disegnatore non deve mancare credo, di fare delle ricerche accurate per poi proporre delle storie credibili… vale anche per te?

Naturalmente! La documentazione è alla base del lavoro. Specie in presenza di un lavoro ambientato in un passato storico o nel presente. Tutto deve essere documentato.

Si ha più margine di inventiva sulla fantascienza, per motivi chiari, ma anche li l’effetto finale funziona meglio se il design di tutto quello che fa il look della storia è una evoluzione di quello che esiste nel presente.

 

Da quando hai fatto i tuoi primi lavori ad oggi, come trovi sia evoluto il tuo stile?

Il mio stile inizialmente si basava sulla spettacolarizzazione di tutto, il dinamismo come punto di inizio nella costruzione della pagina, insomma le regole proprie dei comics USA. Poi, dato che siamo in Italia dove regna sovrano lo stile Bonelli, fatto di tavole sempre uguali a se stesse nella divisione delle vignette (grosso limite che toglie il respiro alla creatività), ho cercato di trovare un compromesso. Il mio stile è comunque sempre votato al servizio della storia, sapere raccontare per immagini è tutto.

 

Il mondo del fumetto è pure cambiato… quali nuovi aspetti di questa evoluzione, giudichi positivi e quali meno?

Nell’ultimo decennio parecchio è cambiato. Il mercato si è contratto in maniera spaventosa, ma paradossalmente sono venute fuori varie realtà molto piccole e indipendenti che oggi rappresentano il mercato alternativo. Il problema è però rappresentato dal fatto che questo mercato alternativo è parecchio elitario e di rottura e cerca di proporsi “diverso” a tutti i costi. Il problema, almeno per me, sta nel fatto che oggi se vuoi fare un fumetto che non sia di azione e avventura, devi usare dei codici che io definisco in mancanza di un altro termine “sbilenchi”. ossia usare un tratto sporco, schizzato, buttato li, basta che sappia raccontare. Io invece amo un disegno di antica perizia, che oltre a raccontare deve anche mostrare e non nascondere. Il mio occhio necessita di ammirare qualcosa che richiami la realtà, ma che sappia rendere delle emozioni... per me un disegno schizzato è un disegno non finito, quindi non amo troppo le nuove tendenze della moda.

Oggi se faccio un fumetto che racconta una storia minimalista o semplicemente un piccolo aneddoto che magari succede nella giornata di una persona comune, la legge di mercato mi impone di “sbilencarmi”, infatti se quella storia la realizzo con il mio stile che è visibilmente realista, sarà considerato sbagliato dai professoroni. Per questo credo che la strada per considerare il fumetto un vero linguaggio libero è ancora lunghissima, ci sono troppi codici e autocensure anche da parte di chi si considera alternativo. Ma il discorso è lungo.

 

Scorrendo la lista degli artisti che più ti piacciono, noto forse una predominanza di artisti stranieri… manca in Italia un cambio generazionale di qualità?

Come dicevo prima, in Italia (e non solo) abbiamo nuove tendenze troppo alternative ed elitarie per il mio gusto, in più le influenze derivate dall’invasione dei fumetti orientali ha generato un filone ibrido che proprio non mi piace. Artisti bravi ne abbiamo a iosa, ma è lo spazio per esprimersi che manca... mancano gli editori illuminati.

 

Il fumetto credo abbia un pregio. Quello di poter comunicare con la gente in maniera semplice ed immediata. Credo però dietro a tutto questo serva una capacità di sintesi notevole per proporre scene ed argomenti anche complicati, in poche tavole…

Il Fumetto è un linguaggio di una potenza inaudita. Un mezzo di comunicazione perfetto che racchiude la sintesi della parola associata all’immagine. Quando questa miscela è perfettamente dosata, la forza di penetrazione nell’attenzione dell’utente è veramente tantissima. Questo non è stato ancora capito dai grandi uomini di cultura.

Tutto si può raccontare con il fumetto, ma è ancora considerato roba per bambini.

 

Il fumetto credi abbia dei punti in comune con il Cinema?

Certamente! Sono due linguaggi nati contemporaneamente e cresciuti in parallelo.

Innumerevoli sono le vicendevoli contaminazioni.

 

Nel 2000 c’è uno strapotere della televisione, dell’immagine… il fumetto, come si pone in questa situazione?

Purtroppo il Fumetto mi dà l’impressione di essere ridotto a cercare di stare al passo con gli altri prodotti di intrattenimento, piuttosto che dettare legge. Anche se oggi tutti gli altri media attingono al fumetto (il cinema in primis) per cercare nuova linfa, il fumetto non riesce ad uscire mai troppo dallo stretto giro dei propri appassionati, limitandosi a sperare che venga fatto un film con questo o quel personaggio per avere un riflesso positivo sulle vendite, magari anche solo di breve durata. È un vero peccato!

 

Tu hai lavorato davvero su tanti generi assai diversi… Ce n’è però uno con il quale ti senti maggiormente a tuo agio?

I generi che più mi esaltano sono i più classici dell’avventura: fantascienza, western, supereroi, guerra, hard boiled, metropolitano, fantasy, etc.

Difficilmente mi entusiasmo con le storie minimaliste... quelle storie sulle riflessioni della vita davanti ad una candela mentre fuori piove.

Una buona storia ha bisogno di tutto, momenti di riflessione, azione, gioia, dolore, guerra, pace, sesso.

 

Oggi, a fare un mestiere come quello del disegnatore di fumetti, ci si guadagna qualcosa o è più un discorso di passione e gratificazione personale, slegate dal lato economico?

Tocchi un nervo scoperto!

Oggi di editori veri nel mondo del fumetto italiano se ne trovano 2 forse 3... e naturalmente questi editori sono blindati, chiusi a riccio a nuove proposte di progetti o collaborazioni.

Le possibilità si riducono paurosamente.

Si trovano magari tanti volenterosi editori improvvisati che più che altro sono appassionati che credono di poter far fronte agli impegni di un vero editore, ma non hanno né i mezzi né la preparazione. In base a questo le cifre calano in maniera terrificante e ci sono fantasiose offerte economiche, tipo guadagnare a percentuale su albi che se vendono 300 copie è un successone. Oppure le fatidiche 50 euro a pagina che sembra ormai l’offerta alta della “sotto editoria”, ho sentito anche di tavole pagate la fantastica cifra di 10 euro.

Insomma la situazione è veramente drammatica!

Un lavoro che costringe a innumerevoli ore di tavolo da disegno, sacrifici economici di tutti i tipi, nessun tipo di tutela da parte del “mondo di fuori” e alla fine questo trattamento economico.

Conclusione... chi come me fa questa professione fuori dal giro solito degli “amici delle fiere” deve essere una specie di alieno.

Personalmente continuo a muovermi fuori dai grandi giri, alla costante ricerca di progetti lussuosi, come quello che ho avuto la fortuna di realizzare per la San Paolo.

 

Ad un giovane che intenda intraprendere la tua professione, cosa consiglieresti?

Di essere furbo e adeguarsi alle mode... anche se queste gli provocano tristezza!

Cavalcare l’onda è sempre una furbata che potrebbe funzionare per attaccarsi al carro dei vincitori.

 

La tua professione può essere in un certo senso, ancora definita “artigianale” o ci sono oggi tecniche e mezzi moderni che hanno cambiato il modo di lavorare alle varie tavole?

I mezzi ci sono, ma se ancora si usa la matita e l’inchiostro, un motivo ci sarà!

Ad ogni modo il computer risolve una infinità di problemi e situazioni nel modo migliore possibile. Insomma credo che la morale sia sempre quella antica: la mente sopra la materia!!!

 

Qualcuno ha messo in comune le tavole a fumetti con i dipinti che utilizzavano gli uomini nella preistoria… Se così fosse, il linguaggio per immagini, sarebbe davvero antico…

Assolutamente si!

L’uomo ha sempre avuto la necessità di raccontare per immagini, niente potrà cambiare questo impulso. La narrazione per immagini è nata con l’uomo stesso. È un bisogno viscerale.

 

E, a proposito di antichità… tu hai avuto modo di lavorare alla mastodontica opera Il Vangelo a fumetti… un’impresa capace di far tremare i polsi a più di un artista… quali sono state le difficoltà che hai incontrato?

Dici bene!

Proponendo con il mio socio Marco Sonseri, il progetto del Vangelo a fumetti alla casa editrice San Paolo ossia l’azienda leader del settore, eravamo ben consapevoli di affrontare un impegno da far tremare i polsi anche a chi avesse avuto sulle spalle un bagaglio di anni e pubblicazioni superiore al nostro.

Ho sempre affrontato il mio lavoro con quel senso di meraviglia che per quanto mi riguarda è indispensabile al fine di immedesimarsi nelle vicende del racconto e viverne appieno l’atmosfera.

Usando l’immaginazione per descrivere al meglio gli scenari e le storie degli uomini che hanno a loro volta fatto la storia, ho potuto percepire in minima parte quello che l’uomo Gesù ha vissuto in prima persona.

In qualche modo, ho avuto la possibilità di esplorare i suoi pensieri e l’importanza che la sua breve esistenza su questo mondo ha potuto avere nelle vite di chi viveva il suo tempo, amici e soprattutto nemici.

Il mio obbiettivo primario era quello di dare una impostazione da film al racconto.

Ho voluto rendere Gesù un uomo, un uomo perseguitato per tutta la sua breve vita.

Un uomo che porta i segni della sofferenza. Insomma ho voluto cancellare dalla mia mente tutta l’iconografia delle Santine o dei precedenti fumetti di questo tipo che sono sempre puliti, solari e cartolineschi, con un Gesù biondo pettinato e beato. Abbiamo impostato un racconto vissuto e realistico.

 

 

Alla fine credo però, siano arrivate anche delle belle soddisfazioni…

In un’industria come quella del fumetto, facilmente e legittimamente inscrivibile nel grande mondo dell’intrattenimento, si è sempre e comunque soggetti a mode e tendenze del mercato, il creativo è quindi semplicemente obbligato a scegliere quale moda vuole seguire per proporre un prodotto che soddisfi l’utenza.

È quindi stato un piacere assoluto per me provare il senso di libertà creativa avuto realizzando un’opera che non conosce i limiti dettati dalle regole del mercato, avere la possibilità di impostare un lavoro così importante in una chiave personale dettata dalla mia sensibilità e dal mio bagaglio culturale e visivo.

Come dicevo, il prodotto che ne risulta è un esperimento molto particolare e interessante, un racconto reso in maniera cinematografica che cerca di esplorare alcuni aspetti intimi dell’uomo Gesù.

 

In questi anni pensi si sia rivalutato il valore artistico del fumetto? Oggi la critica lo considera al pari di vere opere d’Arte?

Molti passi in avanti sono stati fatti, ma si è solo all’inizio del cammino.

In realtà si fa fatica a riconoscere una vera critica specializzata. Spesso purtroppo, quando il bel mondo si accorge di qualche evento legato al fumetto, si affida il pezzo a qualche critico che non ha una cultura in merito e di conseguenza vengono fuori castronerie che fanno una cattiva informazione sull’evento stesso.

 

Spesso si pensa che il fumetto sia rivolto soprattutto ai ragazzi… tu da bambino, eri un avido lettore di fumetti?

Assolutamente si, e lo sono ancora di più oggi!

Ma il fumetto che voglio leggere deve corrispondere alle mie esigenze.

Non mi interessano le nuove modo o avere una cultura nozionistica su tutto.

Seleziono solo quello che mi piace o cui sono affezionato... e posso dire che il materiale che accumulo è proprio tanto!

 

Quale pensi siano le differenze tecniche tra il tratto del fumetto europeo e quello americano?

La domanda tocca un discorso ampio, perché ad esempio il fumetto europeo è rappresentato da tantissime scuole diverse tra loro. Basti mettere accanto il bonellide italiano di circa 100 pagine in bianco e nero a prezzo iperpopolare contro il cartonatone francese di poche pagine a colori supercostoso... niente hanno in comune.

E questo per parlare solo di formato. Lo stile poi subisce cambiamenti radicali proprio per la differenza colore o bianco nero. Una pagina costruita per il B/N sarà completamente diversa da quella della linea chiara pensata per il colore.

In USA, come nel mercato gemello del Regno Unito (anche se con le dovute differenze), anche se i supereroi a colori dominano incontrastati, esistono diversi modi di rappresentare il fumetto e il personaggio di turno, l’artista mi sembra libero di rappresentare alla sua maniera la pagina e tutto quello che c’è dentro, mentre in Italia come nell’eldorado della Francia le regole di uguaglianza e di impostazione sono marziali.

La metto giù così solo per semplificare il concetto, ma il discorso è ben più ampio.

 

C’è più istinto o più razionalità nelle tue opere?

Non saprei! Il mio istinto mi porta sempre a visualizzare quello che razionalmente adoro! Credo che il mio inconscio corrisponda al mio razionale.

 

Un buon fumetto, presuppone un lavoro di molti mesi, in alcuni casi, anche anni… molti si chiederanno come facessero certi disegnatori, specie in passato, a fare tante tavole e storie a velocità notevole…

Me lo chiedo anche io ogni giorno!

Purtroppo sono un disegnatore lento.

Non riesco a fare le tavole semplificate perché magari un lavoro è pagato meno di quello precedente. Cerco sempre di fare pagine che mi soddisfino pienamente.

Lo faccio per me!

Ammiro i velocisti che riescono a produrre pagine di qualità, vorrei raggiungere sempre questo risultato.

Invece non nutro troppa simpatia per chi fa fumetti velocemente solo per pubblicare di più e essere sempre “in mezzo”, questo è presenzialismo.

 

Le Mostre quale ruolo rivestono nella tua attività?

Ormai quasi nessun ruolo. Le mostre o le fiere in Italia sono un’occasione per andare a cena con gli amici e i colleghi, non servono a molto altro.

 

Il lettore di oggi ed il lettore di ieri. Due figure molto diverse?

Purtroppo è vero!

Come in tutti gli altri campi, oggi l’immagine del prodotto è tutto.

Il lettore di oggi mi sembra schiavo della moda, molto più di ieri.

Chiaramente faccio un discorso di masse, poi ci sono gli individui illuminati.

Oggi più di ieri ci sono i compartimenti stagni. Il lettore pensa di leggere e conoscere tutti gli aspetti del Media fumetto, ma legge solo manga o solo Bonelli, quindi solo di quelli potrà parlare.

 

Creatività e libertà espressiva, sono due cose che dovrebbero sempre andare di pari passo?

-AB: Dovrebbero... con dei distinguo.

Nel caso del fumetto, se il creativo ha la testa sulle spalle e sa come imbrigliare la creatività per metterla al servizio della narrazione, tutto torna.

Altrimenti avremo bellissime illustrazioni (nel caso del disegnatore), fantasticamente illustrate ma che non raccontano nulla e rimangono uno sterile esercizio di stile.

 

In conclusione di questa lunga intervista… Come pensi sarà il fumetto del futuro?

Personalmente sono un po’ pessimista!

Secondo me la qualità generale si è abbassata. Siccome non ci sono editori paganti, anche gli autori producono roba al di sotto dei loro standard. Il lettore adulto è in preda alle mode e i bambini che prima potevano decidere, oggi sono vittime degli esperti psicologi che decidono cosa è bello e giusto per loro. In più siamo invasi da fumetti di tutti i tipi che arrivano da tutte le parti del mondo saturando i punti vendita e togliendo spazio ai prodotti di casa nostra. La mia personale opinione, per la quale ho sempre modo di scontrarmi con chi la pensa in maniera opposta, è che dall’inizio degli anni 90 i manga hanno devastato il mercato, inondando prima l’Italia e poi altri paesi con valanghe di albettini e saturando il mercato già stordito. Da quel momento è iniziato il periodo buio delle vendite. Tantissime gloriose case editrici hanno chiuso. Il bello che questi paesi da cui riceviamo tutto questo “bel” materiale, non si sognano di leggere niente che venga da fuori del loro mercato... anzi quelle poche volte che si interessano ad un personaggio occidentale, lo rifanno a loro immagine e somiglianza! Basti vedere i brutti adattamenti di Spiderman, X-Men e Star Wars fatti dai giapponesi per rendersi conto della cosa.

 

Quali invece i tuoi progetti che stai portando avanti e vedranno la luce prossimamente?

Tutto dipende dagli editori che vorranno dare fiducia alle mie idee!

Ho parecchi progetti in cantiere e altri di cui aspetto risposta da varie casa editrici.

Voglio continuare a raccontare grandi storie classiche, perché sono convinto che le grandi storie vadano rinfrescate sempre per le nuove generazioni.

Parallelamente ho vari progetti di nuovi personaggi e storie che porto avanti con il mio GOLEM Studio Comics, il gruppo indipendente di autori che ho messo su insieme al mio socio Marco Sonseri.

Anzi in chiusura colgo l’occasione per fornire gli indirizzi internet dei due siti a cui faccio capo... il primo è il mio personale (www.alessandroborroni.com) dove si possono trovare varie informazioni e una ampia scelta di gallery che attraversa 2 decenni della mia produzione. Mentre il secondo sito è quello del GOLEM Studio (http://digilander.libero.it/golemstudio), che vede in primo piano tutte le attività del gruppo, le preview e le news.

 

Non mi resta che salutarti e ringraziarti per questa lunga intervista.

 

Ci vediamo sui fumetti!

 

 

 

Da Tellus 28: Nota biografica.

Alessandro Borroni, nasce a Palermo nel 1970. Autore di fumetti, illustratore e web artist, Borroni è da sempre al servizio del linguaggio del fumetto, impegnandosi nel cercare nuove strade e nuovi canali dove potere dimostrare come il fumetto sia una forma di comunicazione artistica, non circoscritta al solo intrattenimento.

Alcuni esempi della sua produzione sono il Vangelo a fumetti per le edizioni San Paolo dal titolo Gesù di Nazareth la Storia di un Uomo Scomodo e il libro Itinera. Palermo Oggi Com'era adottato anche dal Comune di Palermo.

Nel 2004 crea il GOLEM Studio Comics, un gruppo indipendente di autori di fumetti, con il quale elabora vari progetti. Attualmente lavora per alcune case editrici americane.

Nel suo sito personale ricco di gallery, sono disponibili tutti gli aggiornamenti e le novità sul suo lavoro.


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