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Guido Guinizzelli: "Io voglio del ver la mia donna laudare". Parafrasi e commento.
19 Dicembre 2008
 

In questo sonetto, Guido Guinizzelli, canta le lodi della donna, amata disinteressatamente come creatura beatificante, stimolatrice di bontà in chiunque la guardi.

Egli descrive nelle due quartine la sua bellezza fisica, che risulta quasi incorporea, innaturale, come se fosse fatta d'aria e di luce, perché non viene ritratta direttamente, ma con analogie fra lei e certe forme pure e splendenti della natura (i fiori, la stella diana, il prato verde, i gioielli). Nelle terzine, invece, in un crescendo di meraviglia, la coglie nel suo aspetto concreto di creatura che passa per la via, tutta adorna di virtù e di grazia, quasi soprannaturale, suscitando in chi la guarda sentimenti di bontà e amore per la virtù.

 

I motivi del sonetto, particolarmente quelli delle terzine, saranno ripresi e sviluppati da Dante.

 

 

IO VOGLIO DEL VER LA MIA DONNA LAUDARE

 

Io voglio del ver la mia donna laudare

ed asembrarli la rosa e lo giglio:

più che stella diana splende e pare,

e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio.

 

Verde river’ a lei rasembro e l’âre,

tutti color di fior, giano e vermiglio,

oro ed azzurro e ricche gioi per dare:

medesmo Amor per lei rafina meglio.

 

Passa per via adorna, e sì gentile

ch’abassa orgoglio a cui dona salute,

e fa ’l de nostra fé se non la crede;

 

e no lle pò apressare om che sia vile;

ancor ve dirò c’à maggior vertute:

null’om pò mal pensar fin che la vede.

 

 

 

PARAFRASI

Io voglio lodare la mia donna come veramente è e paragonare a lei la rosa e il giglio (con allusione ai colori del viso): essa splende e si mostra più luminosa che la stella del mattino, e assomiglio a lei ciò che lassù, in cielo, è bello.

Assomiglio a lei il prato verde, e l'aria per la sua trasparenza e chiarità, e tutti i colori dei fiori, il giallo e il vermiglio, il colore dell'oro e quello azzurro dei lapislazzulì e le gemme preziose, degne di essere offerte in dono. Anche Amore per merito suo si raffina meglio, diventa cioè più puro e più perfetto, liberando gli animi da ogni bassezza e rendendoli più virtuosi.

Ella passa per la via adorna di virtù e di grazia, e così gentile, nobile nel portamento, che piega l'orgoglio, rende cioè più umile, e quindi più virtuoso, colui al quale rivolge il suo saluto, e lo converte alla nostra fede cristiana, se non è credente; e non può nemmeno avvicinarsi a lei un uomo che sia di animo vile, cioè basso e volgare; vi dico anche che ella ha un potere ancora più prodigioso: nessun uomo, per tutto il tempo che la vede, può mal pensare, può cioè concepire pensieri cattivi, volgari e peccaminosi.

 

Cristoforo Attalienti


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