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Vincenzo Saligari. Agricoltura in provincia di Sondrio. Perché dobbiamo aspettarci di più dalla politica
11 Aprile 2018
 

Dal 2005 al 2014 le superfici boschive e forestali in Italia sono aumentate di oltre 600.000 ettari (Inventario Forestale Nazionale). Dal 2011 al 2016 il numero delle aziende agricole si e ridotto del 9,7% con la perdita in valori assoluti di oltre 81.000 imprese (ISTAT).

Questi numeri ci descrivono una situazione preoccupante e ci mostrano come la geografia italiana, ricca di zone montuose, non rende efficiente le produzioni intensive. Ciò è ancor più vero per la provincia di Sondrio. Laddove, per la mancanza di superficie agricola, non è possibile sfruttare le economie di scala è necessario privilegiare l'eccellenza all'efficienza. Questo si è fatto e si continua a fare nella nostra provincia con le produzioni certificate (DOC, DOP, IGP, ecc.), che però interessano soltanto alcune aree del nostro territorio.

Dove le condizioni climatiche e morfologiche non permettono nemmeno le produzioni d'eccellenza, l'unica alternativa all'abbandono dell'agricoltura è costituita dall'esperienza. L'agricoltore e in primo luogo il protettore della nostra identità storico-culturale: colui il quale, nell'era della digitalizzazione, ci permette di mantenere uno stretto legame con la terra, che esalta la nostra identità montana. Egli è il custode della natura; ci regala paesaggi fatti di appezzamenti coltivati strappati alla foresta com'era 80 anni fa, che fanno da splendida cornice ai nostri borghi. Il contadino ci protegge dalle catastrofi naturali, pulendo e rinforzando le pendici delle nostre montagne. Egli crea valore esaltando la bellezza del nostro territorio.

Lo Stato e gli Enti locali hanno il dovere di supportare questi agricoltori nello svolgimento di un compito che di per sé non genera un reddito sufficiente, ma che crea un valore permanente per la comunità.

Occorre riconoscere agli agricoltori, specialmente in montagna, questo altissimo compito sociale e sostenere la loro attività con finanziamenti pubblici adeguati. Gli Enti locali devono mettere in atto politiche efficaci per evitare il frazionamento dei terreni agricoli e forestali, favorendone l'accorpamento in superfici di più grandi dimensioni.

Abbiamo vicino a noi l'esempio virtuoso della Val Poschiavo, dove le aziende agricole, benché inefficienti, grazie al sostegno pubblico continuano a preservare la bellezza del territorio per cui i turisti giungono da ogni parte del Mondo.

Provate ad immaginare come sarebbe differente il viaggio ferroviario da Tirano a Sankt Moritz se anziché passare attraverso frutteti, prati, pascoli e boschi ben curati, il tragitto attraversasse campagne incolte e foreste abbandonate completamente alla natura. Probabilmente l'UNESCO non lo avrebbe inserito tra i patrimoni dell'umanità. Infatti, il criterio per cui è stato scelto si riferisce all'integrazione dell'opera ingegneristico-architettonica nel paesaggio circostante ed alla conseguente esperienza relazionale tra uomo e natura che si prova viaggiando sulla Ferrovia Retica.

 

Vincenzo Saligari


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