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Alberto Figliolia. Intervista con Pino Giergia
 
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   07-12-2008
Scopro, per caso, il vostro sito web.
E vedo, in data 05/12/2008, l'intervista a Pino Giergia, mio conterraneo, immenso giocatore di basket. “Rectius”: ex-giocatore, considerate le attuali sue settantun primavere.
 
Non so quali curiosità-ghiribizzi abbiano sospinto Alberto Figliolia a discendere la Valtellina per planare a Zara ed intervistare il mio concittadino.
Gliene sono, ad ogni modo, davvero grato.
 
Del soggetto, va da sé, sapevo già tutto.
 
All'intervistatore non sarà sfuggita una risposta del Giergia:
«Avevamo tutti la cittadinanza italiana: mio nonno, mio padre, io stesso, nato italiano nel 1937 a Zara. Il mio prozio Simeone Marsan era generale dell'aeronautica italiana».
E bene ha fatto il Figliolia a sottolineare ulteriormente che «Simeone Marsan fu, per la cronaca, il primo pilota italiano a bucare il muro del suono».
 
Avrà dato un'idea, la risposta, spero, del sostrato latino-veneto-italiano che caratterizzò per secoli la città dalmata in cui nascemmo.
 
Il buon Pino non ha omesso di rimarcare che:
«Tutti noi siamo grati al signor Marsan, perché in quei giorni bui e difficili ci dava comunque entusiasmo, disciplina e amore per il gioco e soprattutto, lo ripeto, la speranza in un futuro migliore. Nel 1953 il signor Marsan lasciò Zara per l'Italia. Giocò e allenò a Cantù».
 
Figliolia aggiunge: «Una vita avventurosissima, peraltro, quella di Isi Marsan, sin dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, fra arruolamenti forzati, battaglie da partigiano, fughe e ritorni, campi profughi, una traversata a piedi delle Alpi e tanto altro ancora. Il fiero dalmata Marsan, anche in Italia pioniere della palla a spicchi, sarebbe approdato in seguito in Australia».
Destino, quello di Isi Marsan, maestro di Pino, comune a tanti altri esuli Zaratini (circa 15.000), sottoscritto incluso, che, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, fecero fagotto, spopolando l'amata città, in cerca di vita vivibile altrove.
Fa tenerezza, oggi, vederli passeggiare insieme, in Calla Larga, allievo e maestro, sul gobbo traversie di sessant'anni. Tessitori e testimoni di amicizia e solidarietà: incanto di passioni che dividono le angosce a metà.
 
Cordialità.
Walter Matulich   
 
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