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Roberto Malini. È in corso un’invasione di rifugiati?
 
Commenti presenti : 4 In questa pagina : da 1 a 4
   07-10-2016
Accoglierli meglio, certo. E' il tema che sta sconvolgendo Orban, per prendere un barbaro che non vuol prenderne nessuno, come ha dimostrato il referendum, che non ha avuto la maggioranza assoluta dell'elettorato, ma il 95% di favorevoli al rifiuto, pur dovendone ricevere pochi. Gli Ungari sono tra noi europei, insieme con i popoli barbarizzati dall'URSS, entrati in Europa, che ricevono i contributi monetari europei, ma non vogliono ricevere gli extracomunitari, insieme con i barbari britannici, che sono usciti dall'Europa dopo 43 anni ed esibiscono leaders femminili che vogliono le liste di proscrizione delle ditte che danno lavoro ai non britannici...In fondo, in fondo, i più accoglienti siamo ancora noi, per ora.
Carlo Forin   
 
   07-10-2016
E' un esodo.Bellissimo in merito il libro di Quirico.
il termine invasione credo sia stato usato da Malini per riportare una parola abusata dal primo rifugiato e come da articolo, contestarlo.
magari aggiungerei al termine accoglienza......" accoglierli meglio" lestrutture ci sono........ma si fa finta di niente.

per tutti il miracolo di Locri.tutto riportato su tellus
patrizia garofalo   
 
   07-10-2016
Caro Roberto, la parola 'invasione' va coniugata con la testa che legge. Se è piccolissima fa già un miracolo a ricevere parole nuove. Ma, anche se è media presenta delle difficoltà. Ad esempio: la Siria butta fuori da cinque anni e tu l'hai scordata. Il sud Sudan è un altro posto scordato dalle tue riflessioni. E quanti altri luoghi dell'Africa, a partire dalla Libia?! Dunque, l'invasione di rifugiati c'è. Decine di migliaia stanno né dentro né fuori anche perché le teste dei residenti sono refrattarie all'accoglienza, come dici giustamente.
Carlo Forin   
 
   06-10-2016
La parola "accoglienza" è bella, generosa e civile. La parola "invasione" ricorda epoche storiche passate e lontane. Tuttavia, a ben considerare l'età, il sesso e la stazza di questi "disperati" che fuggono dalla guerra che spesso non c'è nei paesi dai quali "fuggono" e dalla miseria più presunta che reale, c'è da chiedersi dove e in che condizioni abbiano lasciato madre, padre sorelle e parenti affini, dove abbiano preso i soldi per pagarsi una traversata di morte e quale comportamento sapranno tenere nel bel paese che generosamente e, forse malauguratamente, li "accoglie". Sommessamente suggerirei di chiedere agli Italiani, se ancora esistono, quanti di questi "rifugiati" sarebbero ancora disposti ad ospitare, smettendo una buona volta l'inveterata abitudine di decidere per loro. O non era il fascismo a decidere per tutti ?
Mario Nurzia   
 
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