Detenuto malato si uccide a San Vittore. Perché stava in quella cella?
 
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   04-09-2009
Detenuto malato di 28 anni, si uccide a San Vittore...basta leggere questo titolo per riproporre il problema delle carceri in tutta la sua gravità; colpisce fortemente il termine-malato-, a livello di coscienza.
Ho letto attentamente questo articolo della senatrice Donatella Poretti che ringrazio per l'attenzione che rivolge a questi problemi e per l'impegno che vi profonde. A mio parere, non se ne parla sufficientemente e l'informazione risulta frammentaria, eppure il problema delle carceri dovrebbe richiamare costantemente la nostra attenzione e della situazione delle carceri si dovrebbe parlare essenzialmente a scuola, come luoghi di sofferenza, di solitudine, di mera sopravvivenza, per capire, per sensibilizzare, per evitare di commettere ogni tipo di sopruso; parlarne è una lezione che si coniuga con la vita stessa; conoscere la condizione di questi luoghi, dove tanti giovani finiscono è educazione e formazione.
La scuola ha il dovere e il compito di educare e di formare, perchè è il confronto e la riflessione che inducono al rispetto e aiutano a non commettere atti lesivi a se stessi e alla società.
La scuola deve entrare nei veri ambiti educativi: la socialità, l'educazione stradale, il rispetto dell'altro specialmente in ambito sessuale e il rifiuto della violenza, perchè sono questi i cardini di un sistema educativo che troppo spesso, dall'alto, li elude a favore di mere futilità.
La compattezza di tutti su questi temi è il presupposto per una scuola che, su tutto il territorio, formi le menti e con esse lo spirito.
Anna Lanzetta

A. L.   
 

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