Carceri sovraffollate. Spreco braccialetti e alternative a detenzione
01 Settembre 2009
 

Il problema sovraffollamento delle carceri, così come ampiamente denunciato dall'iniziativa di Radicali ItalianiFerragosto in carcere”, per ora ha solo destato attenzione. Il ministro della Giustizia, Angiolino Alfano, ha solo confermato che la soluzione del Governo è quella dell'incremento dell'edilizia carceraria (quindi se ne parla fra qualche anno). Intanto, così come avevo già evidenziato lo scorso 20 agosto, l'uso delle risorse disponibili è uno dei problemi maggiori. Pietra dello scandalo sono le misure alternative alla detenzione e l'uso del braccialetto elettronico, uso quasi ignorato dai magistrati.

A quanto già rilevato, oggi si aggiunge una importante novità. Lo scorso 31 agosto, l'agenzia di stampa Il Velino riportava le dichiarazioni di Francesco Pirinoli uno dei maggiori consulenti informatici delle procure della Repubblica, in particolare quella milanese, nonché azionista della Monitoring Italia una delle due società che fornisce a Telecom Italia sistemi per il controllo a distanza dei detenuti: «Abbiamo 200 'braccialetti elettronici' (altri duecento sono forniti da una società israeliana) ma 'utilizzati' soltanto una decina».

Sempre secondo l'agenzia stampa sembra che l'ex ministro dell'Interno Enzo Bianco e l'ex Guardasigilli Piero Fassino avessero firmato con Telecom Italia un contratto vicino ai dieci milioni di euro all'anno per dieci anni (scadrà nel 2011), contratto che il Viminale onora regolarmente per un servizio che oggi riguarda appena una decina di detenuti agli arresti domiciliari. Telecom Italia avrebbe installato 309 centraline sul tutto il territorio nazionale collegate alle questure, ai comandi provinciali della finanza e dei carabinieri, connesse con i numeri di emergenza. Tutto farebbe capo ad una sala di controllo che è stata installata presso la sede centrale di Telecom Italia in via Oriolo, a Roma.

In Gran Bretagna sono circa 13mila i “detenuti” controllati con braccialetto elettronico, quasi altrettanti in Francia, mentre in Italia sarebbero una decina, con un costo di quasi un milione di euro l'anno ciascuno.

Per questo motivo, insieme al senatore Marco Perduca ho presentato una nuova interrogazione in cui chiediamo di sapere:

- che venga reso noto il contratto stipulato con Telecom Italia, le clausole e i vincoli per lo Stato e per il gestore telefonico, nonché lo stato di attuazione per le due parti contraenti;

- quanti sono i braccialetti in funzione, con quali costi ciascuno e dove sono localizzati i detenuti, se e quali tipi di problemi hanno mostrato;

- a fronte del basso numero di braccialetti elettronici utilizzati in Italia rispetto ad altri Paesi europei come la Gran Bretagna e la Francia, quali sono le cause ostative per questo tipo di misure alternative alla detenzione in carcere, se risiedono nella magistratura o nella tecnologia;

- se, visto lo stato di sovraffollamento dei nostri istituti penitenziari con oltre 20mila detenuti rispetto alla capienza e l'elevato numero di detenuti in attesa di giudizio, quali misure intenda adottare per rendere più fruibili e incentivare le misure alternative alla detenzione in carcere.


Donatella Poretti


 


Qui il testo dell'interrogazione

 


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