Laboratorio
Anna Lanzetta: Elena. Fata Morgana
20 Agosto 2009
 

Scrittura creativa. Dal romanzo I cavalieri della tavola Rotonda, presentiamo per la gioia dei più piccini: Fata Morgana.

Caro amico, anche tu puoi scrivere la tua storia e sarà bella come questa; noi l’aspettiamo.

Le fate hanno l’aspetto umano ma poteri sovrumani e magici, l’invisibilità e la possibilità di assumere aspetti diversi.

Morgana è una fata delle leggende celtiche ed è compresa tra i personaggi dei romanzi della Tavola Rotonda, con il ruolo di amica o anche di sorella di re Artù.



Fata Morgana


Molto tempo fa, in una valle incantata, sorgeva, imponente come non mai, un maestoso castello di mura antiche, presente in quel luogo fin dai tempi piùremoti.

Nessuno aveva mai osato avvicinarsi ad esso, tanta era la paura di rimanervi imprigionati, a causa di uno strano sortilegio che, si diceva, potesse celarsi al suo interno.

Le voci che correvano nei dintorni erano le più svariate. Molti pensavano che fosse un edificio disabitato, mentre altri immaginavano che vi si nascondesse un terribile mostro, che si rifugiava lontano dalla luce del sole e dalle altre creature.

Ma la realtà non era quella…

Quel triste e grigio castello era la dimora di una giovane principessa, bella e luminosa come la luna, ma con un vuoto dentro, che nessuno avrebbe mai potuto colmare.

Ogni sera, la fanciulla usciva sul verone del suo castello, e contemplando la luna, unico suo punto di riferimento, cantava una dolce melodia, come se confessasse alla natura tutto il suo dolore.

Una di quelle sere, in cui si riesce a percepire anche il respiro delle foglie, ella cominciò a cantare.

A pochi metri di distanza, intento a riparare il suo flauto, si trovava un giovane. Egli non aveva mai visto quegli alberi, né sentito i suoni della notte così da vicino; per lui quel luogo era da esplorare e da conoscere. Peregrinando, aveva pensato di fermarsi nei pressi di una grotta, per passare la notte al riparo. Aveva appena cominciato a riparare il suo prezioso strumento, quando a un tratto udì quella voce melodiosa, che attirò la sua attenzione. Uscì dal suo rifugio in gran fretta e, alzando gli occhi al cielo, si guardò intorno per capire da dove provenisse quel dolce canto. Non comprendendone la direzione e spinto dalla curiosità, abbandonò le sue cose e cominciò a camminare. Dopo un breve tratto, scorse in lontananza, nascoste fra i rami degli alberi, le mura di un vecchio castello… Rimase lì fermo per qualche minuto, come incantato. I suoi occhi non vedevano altro che una fanciulla, il cui volto era quasi celato da lunghi capelli neri. Per poterla osservare meglio, cercò di arrampicarsi su un albero ma la fortuna non lo aiutò, perché mise un piede in fallo, perse l’equilibrio e cadde con un gran tonfo.

Quella dolce atmosfera che si era creata, d’improvviso si ruppe e la giovane smise di emettere alcun suono. Sgomenta, chiese ripetutamente chi fosse mai ad aver turbato il suo magico silenzio, ma non ebbe risposta.

Chi sei? – chiese di nuovo, prendendo un po’ più di coraggio.

Sono un forestiero che ha smarrito la via del ritorno, – rispose il giovane con una flebile voce. La fanciulla, spaventatissima, stava rientrando precipitosamente nelle sue stanze, ma alle parole del giovane, d’improvviso si fermò.

Ti prego, – disse il giovane, – rimani qui e continua a intonare quell'incantevole melodia.

Questa non è un’incantevole melodia, ma un angoscioso pianto di dolore, – rispose la fanciulla con una voce lacrimevole.

Cosa ti è capitato di così terribile da privarti del tuo sorriso? – aggiunse il giovane.

Le cose non sono mai come sembrano e io non sono colei che appare ai tuoi occhi.

Chi sei in realtà?

Per quanto io sia certa che tu non possa capire, voglio raccontarti ugualmente qualcosa che va oltre tutto quello che possono vedere i tuoi occhi.

Continua, – replicò il giovane.

Molto tempo fa, una vecchia fata, esperta in pozioni magiche e incantesimi, era alla ricerca dell’ultimo ingrediente necessario, per completare un preparato al quale stava lavorando: -il puro amore-, un ingrediente molto raro e prezioso, che costituiva l’elemento fondamentale nel quale si concentrava il potere necessario alla vecchia fata. Un giorno, si recò in visita al palazzo di un potente re e lì conobbe una fanciulla che era legata a un giovane principe da un forte amore e con il quale si sarebbe dovuta presto sposare. La vecchia maga, la quale non aveva alcuno scrupolo né pietà per i due poveri giovani, decise di rubare le loro anime, per poterne ricavare quell’ingrediente che aveva tanto cercato.

Cominciò ad attaccare il giovine principe, che, a causa del suo maleficio, non provò più nulla per la sua amata.

La fanciulla, non sentendosi più amata, in preda alla disperazione, decise di uccidersi, e la terribile fata le rubò l’amore rimastole nel cuore, ormai privo di vita. Ma come sappiamo, la forza dell’amore non può perdere dinnanzi al male, così, un vortice di tempesta travolse la maga e l’energia del bene vendicò la perdita dei due amati, infliggendole una punizione infernale.

Allora tu sei l’anima di quell’incantevole fanciulla, – sussurrò il forestiero.

No, ancora peggio, sono quella fata, fata Morgana, e ogni notte canto quest’angosciosa melodia che mi fa rivivere il dolore provato dalla fanciulla alla quale tolsi l’amore, prendendo per sempre le sue sembianze, e non trovando mai un sorriso, ma solo tristezza. Con queste ultime parole, terminò il suo struggente motivo e si allontanò verso l’interno del castello, avvolta in un meraviglioso abito di velluto di seta viola, raso e tulle ricamato.

Ricominciò a piovere e le gocce, che cadevano copiose, erano le lacrime di quella donna, aveva rubato un amore, senza poterlo più restituire.


Elena (testo e disegno)



Il racconto Fata Morgana fa parte della sezione “Fiaba e Favola” che compone il libro di racconti Sapere per Creare a cura di Anna Lanzetta (Morgana Edizioni, 2008).

Il libro è reperibile in tutte le librerie e presso: info@morganaedizioni.it.

Per la sua valenza creativa e formativa, si consiglia la lettura integrale del testo.


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