Diario di bordo
Karen Russo. Una piccola grande attivista 
Rekha Kalindi spera di cambiare l'intera nazione indiana
05 Agosto 2009
 

È stata chiamata una leader e un'icona, e le sue azioni sono considerate rivoluzionarie: tutto perché la tredicenne Rekha Kalindi (foto) rifiuta di sposarsi e vuole andare a scuola. Il suo atto di sfida ha percorso tutta l'India. A causa del suo ostinato rifiuto di obbedire alla richiesta dei suoi genitori, altre ragazze e bambine si sono opposte ai propri matrimoni precoci. I giornali hanno riportato la storia di Rekha lodandola per essere riuscita ad ottenere un cambiamento dove neppure il governo aveva avuto risultati. Infine è diventata così popolare che la presidente dell'India ha voluto incontrarla la scorsa primavera.

Cresciuta in uno dei villaggi più poveri dell'India, Rekha ha lavorato per la maggior parte della sua giovane vita. Come il padre, guadagnava qualcosa arrotolando quel tipo di sigarette chiamate “beedi”. Due anni or sono, un programma di alfabetizzazione l'ha tolta dal lavoro minorile per farle frequentare la scuola. Oltre ad apprendere le materie usuali, Rekha e dozzine di altri ex bambini-lavoratori hanno appreso a sviluppare le proprie capacità di leadership. La scuola, che fa parte di un programma dell'Unicef, è assolutamente gratuita, di modo che le famiglie non siano costrette a togliere i bambini dalle classi a causa dei costi delle stesse.

Da questa esperienza Rekha ha raccolto la forza che le ha permesso di sfidare la propria famiglia e il proprio villaggio, e di cambiare il proprio futuro. E la sua decisione ha dato inizio ad una reazione a catena. Rekha è una fanciulla minuta, alta meno di un metro e mezzo, con lunghi capelli scuri tenuti a coda di cavallo. Un grande sorriso appare sul suo volto quando parla della scuola. È innamorata del sapere, ed eccellente in tutte le materie, il che spiega quanto si sia sentita male quando, a 12 anni, i suoi genitori le hanno detto che si sarebbe sposata.

La legge che proibisce i matrimoni precoci in India li rende illegali per le ragazze al di sotto dei 18 anni e per i ragazzi minori di 21, ma raramente viene messa in pratica. La “tradizione” dei matrimoni precoci interessa soprattutto le famiglie povere, che in questo modo non devono più sostenere economicamente le figlie sposate.

Il villaggio di Rekha, Jhalda II, è a sette ore di viaggio da Kolkata, e presenta una delle percentuali di analfabetismo femminile più alte del paese. Come capita di solito alle bambine qui, Rekha fu tolta da scuola dai genitori subito dopo che essi avevano cominciato i preparativi per il suo matrimonio. Non c'era motivo di imparare più niente, dato che presto sarebbe stata una moglie. «Mi sentivo molto triste», racconta Rekha. «Tutte le mie amiche stavano andando a scuola. Ed ero ancora più triste perché ero una prigioniera nella mia stessa casa».

Perciò Rekha fece qualcosa di impensabile. Disse «No». I suoi genitori, sconvolti dal suo comportamento, le fecero mancare il cibo per quasi due settimane. Sua madre, Manaka Kalindi, dice che era arrabbiata perché sua figlia aveva osato sfidarla. Ma non solo Rekha rimase ferma nella sua decisione: ottenne anche dell'aiuto esterno. I suoi insegnanti, i suoi compagni di scuola ed un funzionario del governo, commossi dalla sua determinazione, si presentarono ai suoi genitori pregandoli di riconsiderare la faccenda. I genitori, riconoscendo il desiderio della loro bambina e sperimentando una pressione esterna di cui non avevano mai fatto esperienza infine cedettero: Rekha non si sarebbe sposata. E, cosa ancora più importante, avrebbe continuato ad andare a scuola.

Rekha non voleva evitare il matrimonio solo per questo, ma a causa dei danni fisici che i matrimoni precoci fanno alle ragazzine. Le gravidanze precoci sono direttamente proporzionali alla mortalità infantile e materna. Rekha conosceva questi rischi molto bene: la sua sorella maggiore andò sposa ad undici anni, soffrì per quattro aborti spontanei, ed oggi non può più avere figli.

«I matrimoni di bambine contribuiscono largamente ai tassi di mortalità materna ed infantile, incrementano il periodo di fertilità di una donna, e ciò porta ad avere famiglie assai numerose e sempre più povere», spiega Paramita Neogi, protettrice dei bambini per l'Unicef nello stato del Bengala dell'ovest, quello di Rekha. «Quando c'è un numero spropositato di bambini, in una famiglia, molti di essi non vanno a scuola, non ricevono istruzione di nessun tipo, e questo di nuovo conduce ai matrimoni precoci. È un circolo vizioso».

Rekha non solo ha cambiato il proprio futuro, ma ha anche spezzato questo circolo, almeno nella propria famiglia. Sua madre ha fatto la fiera affermazione che i suoi bambini non dovranno soffrire un tale destino: «Manderò a scuola tutte le mie figlie e tutti i miei figli, l'idea dei matrimoni precoci l'ho completamente buttata via».

Da quando è tornata a scuola, Rekha è anche diventata un'attivista per i diritti umani. Lei e le sue compagne di classe, che pure hanno rifiutato di essere date in mogli, vanno a tenere incontri nelle comunità di agricoltori e chiedono alle famiglie di opporsi ai matrimoni precoci. Gli sforzi di Rekha stanno dando frutti. Nella scorsa stagione “matrimoniale”, nessuna bambina è andata sposa nel suo villaggio.

Rekha scuote le spalle rispetto alla propria fama: «Sono più interessata alle azioni dirette. Ho abbastanza fiducia in me stessa, ora, per poter parlare con chi combina questi matrimoni, per oppormi ad ogni matrimonio precoce, e credo di essere in grado, assieme ai miei insegnanti ed alle mie amiche, di fermarlo».

Il suo piccolo atto di ribellione ha cambiato la sua vita, il suo villaggio.

Ed ora, ella spera, cambierà un'intera nazione.


Karen Russo

(da ABC News del 17 luglio 2009, traduzione di Maria G. Di Rienzo
diffusa da Notizie minime della nonvilenz ain cammino, 5 agosto 2009)


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