Diario di bordo
Rosangela Pesenti. Al Presidente della Repubblica
10 Luglio 2009
 

Egregio Signor Presidente,

molti, donne e uomini di valore Le hanno scritto in merito alla legge liberticida definita, attraverso la manipolazione della realtà “sulla sicurezza”.

Sono più giovane di Lei, ma appartengo, come Lei, all'età della responsabilità e m'interrogo sui passi apparentemente innocenti che ci hanno portato alla situazione attuale.

Lei ha avuto la possibilità di fare passi che non sono in mio potere, ma si tratta di una possibilità che Le è stata offerta dall'insieme delle procedure democratiche di questo paese quindi anche dal mio piccolo operato.

Molti al presente hanno perso la consapevolezza della successione dei passi che ci hanno portato nella condizione attuale. Ora l'unico passo possibile spetta a Lei, non farlo costringerà però tutti noi ad essere meno cittadini e più sudditi. Al baratro si può arrivare piano piano, ma è l'ultimo passo che ci fa precipitare.


Rosangela Pesenti

(da Notizie minime della nonviolenza in cammino, 10 luglio 2009)


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