Itaca
Bevilacqua e Osti. Anonimati (terza parte)
21 Giugno 2009
 

Le unghie smaltate di rosso,

un corpo da uomo si contorce

nelle bestemmie, nella stretta sporca

delle relazioni, negli sguardi curvi.

Una donna in un corpo da uomo

delle mani nelle mani più sorde e crepate.

Sentire che non c’è nulla sotto la superficie

della voce, negli insulti ad una cameriera.

Non si osava guardarti ed annusarti,

i cani emulano le voci, le lune tornano

a scavarti luce nella notte, negli occhi.

Massimo Bevilacqua

 

 

“…ché gran disio mi stringe di savere

su ‘l ciel li addolcia o lo ‘nferno li attosca”.

Inferno VI, 83-84


Ci arrivo passo per passo, poco alla volta, l’ugello che torna a brillare della sua fiamma: prima solamente l’odore della pasta, poi il celeste di una spia nella buia lontananza, nel locale delle stufe (la cottura avviene per gradi come sfuma la scia di una cometa). Una ragazza siede all’angolo, col suo volto di cartone pitturato, con gli occhi allargati, forse meglio dire diluiti, dal sonno, dalla complicazione delle azioni nel sogno…


Francesco Osti



Materiali per la manutenzione. –Cesare Basile, album Storia di Caino. –Vincent Gallo, album When.


(3 - continua)


(da 'l Gazetin, maggio 2008)

 


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