Lo scaffale di Tellus
Marco Cipollini. L’arte dell’imitazione (VIII). Edgar Allan Poe e William Butler Yeats
William Butler Yeats
William Butler Yeats 
20 Giugno 2009
 

Tre esempi di classicismo anglofono, che è piuttosto diverso da quello nostrano, come pure da quello francese. Nella nostra letteratura il cordone ombelicale con la classicità, più latina che greca, non si è mai interrotto, in quanto anche nei secoli cosiddetti bui, che poi lo erano assai meno di quanto pensi il popolino, in latino si continuava a scrivere e Ovidio lo conosceva chiunque maneggiasse una penna d’oca, dal monaco al notaio. Per la letteratura greca “in diretta” bisogna aspettare la catastrofe di Costantinopoli e la diaspora dei suoi letterati a Firenze e nel Nord Italia.

   Si prenda To Helen di Poe, di cui rimangono varie versioni, segno che egli la “sentì” assiduamente. A una prima lettura non parrebbe di mano dell’autore dei celebri racconti spaventosi o di Il corvo (che tuttavia ha riferimenti classici), eppure in tale poesia è una visionarietà, se non altrettanto potente, di certo raccolta e profonda. Sul piano della coerenza, To Helen è un coacervo piuttosto scolastico di nomi “poetici” e di esostismo greco-romano (direi un “torrone” molto americano, alla Pound). Eppure questo testo, breve e accurato come un cammeo, ha la morbidezza fascinosa di un talismano verbale, pura e consolatrice figurazione della Bellezza. E mi si perdoni questa fantasia: che Edgar, nel delirium tremens della fine, ne abbia bisbigliato i primi versi…

   Yeats, anglo-irlandese, coltivò tutta la vita la mitologia celtica, ma episodicamente si aprì anche a quella classica, “usata” perlopiù nella prospettiva del suo sistema metastorico descritto nel trattato A vision, alla cui complessità, anche farraginosa, non è qui il caso di accennare. In Leda and the swan egli volle rappresentare l’“annunciazione” da cui ebbe inizio il ciclo greco-romano. Il celebre testo vive comunque di una totale autonomia poetica. L’altra sua poesia è l’elogio classicistico dell’Amata (cfr. il II libro di Properzio, elegia II). Riguardo la stratificata simbologia del Centauro, del Vino ecc. (con rimandi a Blake), anche qui conviene esimerci. Leda and the swan pare un ibrido fra il sonetto inglese e quello italiano; la mia imitazione in sestine di dodecasillabi è un totale rifacimento metrico. Versi di questa poesia compaiono in epigrafe al mio carme Leda e il cigno, a cui si rimanda (Tellusfolio, in “Discorso amoroso”, pag 18).

 

 

Edgar Allan Poe

(1809 – 1849)

 

To Helen

 

Helen, thy beauty is to me

Like those Nicean barks of yore,

That gently, o’er a perfumed sea,

The weary, way-worn wanderer bore

To his own native shore.

 

On desperate seas long wont to roam

Thy hyacinth hair, thy classic face,

Thy Naiad airs have brought me home

To the glory that was Greece,

And the grandeur that was Rome.

 

Lo! In yon brilliant window-niche

How statue-like I see thee stand,

The agate lamp within thy hand!

Ah, Psyche, from the regions which

Are Holy-Land!

 

 

A Elena

 

Elena, ed è per me la tua bellezza

come i nicèi navigli che una volta

sulle onde profumate dalla brezza

ridavano l’errante alla prosciolta

riva dal fato, ov’ebbe vita colta.

 

Da troppo errando disperati mari,

classico il volto e la giacìnzia chioma

di Nàiade, alla patria mi ripari

d’ogni gloria, la Grecia, alla mai doma

grandiosità di quell’antica Roma.

 

Mira! Nel vano chiaro di finestra

tu stai simile a statua che m’incanta,

d’agata un lume rechi nella destra!

Ah, Psyche, quale plaga ti dismanta,

discesa qua da quale Terra Santa!

   

 

 

William Butler Yeats

(1865 – 1939)

 

A thought from Propertius

 

She might, so noble from head

To great shapely knees

The long flowing line,

Have walked to the altar

Through the holy images

At Pallas Athene’s side,

Or been fit spoil for a centaur

Drunk with the unmixed wine.

 

 

Un pensiero di Properzio

 

Ben avrebbe potuto,

dal capo alle ginocchia

armoniose fluendo

lenta linea il profilo,

nobilmente all’altare

tra le immagini sacre

ella incedere a fianco

pur di Pallade Atena,

o esser preda a un centauro

gonfio di vino schietto.

 

 

Leda and the swan

 

A sudden blow: the great wings beating still

Above the staggering girl, her thighs caressed

By the dark webs, her nape caught in his bill,

He holds her helpless breast upon his breast.

 

How can those terrified vague fingers push

The feathered glory from her loosening thighs?

And how can body, laid in that whit rush,

But feel the strange heart beating where it lies?

 

A shudder in the loins engenders there

The broken wall, the burning roof and tower

And Agamemnon dead.

                                        Being so caught up,

So mastered by the brute blood of the air,

Did she put on his knowledge with his power

Before the indifferent beak could let her dropo?

 

 

Leda e il cigno

 

Un colpo inatteso, e palpitano ali

grandi, calme, sulla ragazza che crolla,

e carezzate le sue cosce da quali

scure membrane, la sua nuca non molla

un duro becco, soffocato dal petto

possente di lui l’indifeso suo petto.

 

Come posson respingere quelle dita

incerte e atterrite il piumoso splendore

dalle cosce, che cedono a tanta vita?

Come può un corpo, abbattuto da un furore

bianco, non avvertire il battito alieno

mentre lì giace sotto il suo peso pieno?

 

Ed ecco nei lombi un fremito v’immette

mura abbattute, tetti e torri incendiate,

e Agamennone ucciso… Le membra strette,

dal sangue bruto dell’aria soverchiate,

prima che il becco la lasciasse cadere

indifferente, ne assunse lei il sapere?

 

 

 

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