Notizie e commenti
Margaret Mazzantini e Andrew Sean Greer aprono a Massenzio “Letterature” 
Due grandi scrittori all’8° Festival Internazionale di Roma
01 Giugno 2009
 

Anche quest’anno “Letterature” l’8° Festival Internazionale di Roma, che ha per tema “Terra Luna, un’infinita risonanza”, si svolge alla Basilica di Massenzio fino al 25 giugno 2009.

Ogni autore ospite ha la libertà di sviluppare secondo il proprio stile questo binomio: in occasione del quarantennale dell’atterraggio dell’uomo sulla Luna si dipana, così, un lungo racconto a più voci incentrato sul rapporto tra la terra e il suo satellite.

Dieci serate che vedono protagonisti 16 narratori, 7 poeti e 2 scienziati stranieri e italiani scelti, come sempre, per la rilevanza letteraria, la popolarità e l’interesse suscitato dalle loro opere in Italia e nel mondo.

Gli autori sono affiancati da musicisti selezionati in collaborazione con il Circolo degli Artisti. Quest’anno le scelte musicali vertono sulla musica elettronica, le tastiere, il djset e le atmosfere delle colonne sonore. Tra gli ospiti della rassegna anche John Grisham, Bjorn Larsson, Ermanno Cavazzoni, Edoardo Albinati, Vinicio Capossela e Matthew Pearl.

 

Esaurita in ogni ordine di posto, la serata inaugurale dal titolo “Colpi di Luna, scritture di vita” ha visto eccezionali protagonisti Andrew Sean Greer e la grande Margaret Mazzantini coadiuvata dal marito Sergio Castellitto.

Greer ha letto “Darkness”, brano inedito scritto nel 2004, in cui il buio era lo sconforto per la rielezione di Bush. «Ero di umore così nero», racconta «ed ho iniziato a scrivere immaginandomi un’America privata dal Sole; un intero Paese costretto per sempre alla luce artificiale. Poi l’ho abbandonato, sembrandomi nient’altro che lo sfogo di una persona frustrata. L’ho terminato soltanto pochi mesi fa consegnando proprio alla Luna un ruolo centrale e in un certo senso salvifico. La coincidenza con l’elezione di Barak Obama alla Casa Bianca sembra, a questo proposito, una coincidenza tutt’altro che casuale».

Questo racconto narra della vita di Helen e Louise. Le due donne si sono conosciute, quando avevano vent'anni, nel periodo in cui entrambe erano insegnanti in una scuola. Durante il primo incontro, parlando insieme, si erano accorte di essere attratte, ed Helen aveva promesso a Louise che un giorno l'avrebbe rincontrata. Proprio nel quartiere di Manhattan, a distanza di molto tempo, in una giornata uguale alle altre, rivedendosi, le due donne scoprono di amarsi ed iniziano a vivere insieme.

Da persone ormai invecchiate, fuggono da una New York avvolta dalla tenebra impenetrabile verso la Pennsylvania in compagnia del loro amico Peter. Durante il tragitto in macchina avviene un dialogo tra le due donne e l'amico, tutti terrorizzati dalla oscurità fittissima da cui sono avviluppati, nel corso del quale pensano che senza la luce è impossibile pensare alle passioni umane e riuscire ad immaginare il futuro. Il racconto si conclude con Peter che vede le due anziane signore, riflesse nello specchietto retrovisore della automobile, che si abbracciano per allontanare l'angoscia che opprime il loro animo.

 

Nella seconda parte della serata Castellitto è comparso sul palco di Massenzio ed ha letto i versi di una bellissima poesia di Majakoskij dedicati alla Luna. In seguito lui e la moglie, autrice del libro Venuto al mondo, con grande intensità ne hanno letto alcuni brani. La bellezza di questo libro è sia nella sofferenza di Gemma, che insegue una maternità desiderata con tutto il suo essere, e la sofferenza del popolo di Sarajevo, vittima di una guerra atroce, che ha devastato la vita di una comunità ricca di storia e cultura.

Eccezionale è il racconto nel libro, letto superbamente da Castellito, della vicenda del professore Jachin, un intellettuale ebreo, che non riesce a comprendere come sia potuto accadere che la guerra iniziasse, provocando tanto dolore e disperazione. Una mattina il professore, malgrado la città sia divenuta teatro di uno scontro cruento, decide di uscire ugualmente di casa, per raggiungere l'università nella quale lavora. Su di un ponte di Sarajevo il professore viene colpito alla nuca da un cecchino e muore.

La moglie di Jachin, in compagnia di Gemma, corrono all'obitorio, e lì, accanto al corpo esanime del professore, si trova quello di un bambino, ucciso a causa dei violenti combattimenti che in quel momento stavano dilaniando Sarajevo. In questa parte del libro Gemma immagina che, per far comprendere ai potenti della terra la brutalità della guerra e della violenza, il corpo di quel bambino dovrebbe essere collocato ed adagiato al centro del tavolo, dove si siedono per discutere ed assumere le decisioni politiche, le cui conseguenze ricadono sulle persone innocenti.

Forse, pensa la protagonista del libro, se i potenti potessero assistere alla lenta decomposizione del corpo del bambino morto a causa della guerra, capirebbero che bisogna compiere ogni sforzo perché la ragione e la diplomazia prevalgano sulla forza bruta e cieca.

Nella parte finale della serata Margaret Mazzantini ha letto un lungo racconto intitolato “La Sedia”, in cui con eleganza e profondità ha spiegato come è nata la sua passione per la letteratura.

 

Lucio De Angelis

(da Notizie radicali, 1° giugno 2009)


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