Oblň cubano
Yoani Sánchez. Parole pronunciate per fuori
23 Aprile 2009
 

Dal blog Generación Y

22 aprile 2009

 

 

Hacia afuera

La cumbre de las Américas terminó ayer y no parece que se vaya a convocar una reunión urgente del parlamento, ni un pleno extraordinario del Comité Central del Partido para analizar las propuestas hechas por Obama. “Un nuevo comienzo con Cuba” dijo el presidente norteamericano en Trinidad y Tobago, pero hoy las reflexiones de Fidel Castro sólo aludían al largo discurso de Daniel Ortega. Los periodistas del Noticiero Nacional no han salido a las calles a recoger las impresiones del pueblo y a mi vecino lo alistaron para la Operación Caguairán, ante una posible invasión del Norte.

Dada la importancia de lo que está ocurriendo, la reunión de rendición de cuentas que se hará hoy en mi edificio debería dedicarse a las nuevas relaciones entre Cuba y Estados Unidos. Sin embargo, el delegado prefiere hablar de los indisciplinados vecinos que botan la basura fuera de los tanques antes que saber nuestra opinión sobre el fin del diferendo. En la escuela de mi hijo, algún profesor le repite que “Obama es como Bush, pero pintado de negro” y las vallas llamándonos a la lucha contra el imperialismo continúan en las calles.

No sé qué pensar ante la diferencia entre lo que se dice hacia el exterior y el cansino sermón que nos administran cada día. Hasta el propio Raúl Castro parece estar dispuesto a hablar con Obama sobre temas que nunca ha querido debatir con nosotros. No puedo evitar cuestionarme, entonces, si todo eso del “ramo de olivo” y de la predisposición a tocar amplios temas, no serán sólo palabras dichas hacia afuera, frases pronunciadas lejos de nuestros oídos.

 

Yoani Sánchez

 

 

Parole pronunciate per fuori

Ieri è terminato il vertice delle Americhe e non pare che sarà convocata una seduta urgente del Parlamento, né una riunione straordinaria del Comitato Centrale del Partito per analizzare le proposte fatte da Obama. «Un nuovo inizio con Cuba» ha detto il presidente nordamericano a Trinidad e Tobago, anche se oggi le riflessioni di Fidel Castro alludevano soltanto al lungo discorso di Daniel Ortega. I giornalisti del Notiziario Nazionale non sono usciti per strada a raccogliere le impressioni del popolo e in compenso il mio vicino è stato arruolato per l’Operazione Caguairán, in vista di una possibile invasione dal Nord.

Vista l’importanza di quel che sta succedendo, la riunione condominiale che oggi si terrà nel mio edificio avrebbe dovuto essere dedicata alle nuove relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti. Tuttavia, il delegato preferisce parlare dei vicini indisciplinati che gettano la spazzatura fuori dagli appositi bidoni invece di conoscere la nostra opinione sulla fine delle ostilità. Nella scuola di mio figlio, qualche professore ripete che «Obama è come Bush, ma dipinto di nero» e nelle strade ci sono ancora i cartelloni che richiamano alla lotta contro l’imperialismo.

Non so cosa pensare di fronte alla diversità tra ciò che si dice all’estero e il solito discorso che ci somministrano ogni giorno. Persino lo stesso Raúl Castro sembra disposto a parlare con Obama di temi che non ha mai voluto discutere con il suo popolo. Non posso fare a meno di chiedermi, allora, se tutta questa storia del “ramo di olivo” e della predisposizione ad affrontare ampie tematiche, non siano soltanto parole pronunciate per fuori, frasi dette lontano dalle nostre orecchie.

 

Traduzione di Gordiano Lupi


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