Diario di bordo
La tragedia in Abruzzo: avviare il piano di rottamazione del patrimonio immobiliare post-bellico privo di criteri antisismici
08 Aprile 2009
 

Non sarà possibile prevedere in tempo l’arrivo di un terremoto, come assicurano scienziati ed esperti; se dunque sia fondato quanto sostiene il ricercatore Giampaolo Giuliani, o se invece ha ragione Enzo Boschi qui, ora, interessa poco stabilirlo. Quello che merita una riflessione, piuttosto è che troppi edifici nuovi sono stati distrutti o gravemente danneggiati dal sisma. E la risposta a quanto accaduto ha un’unica risposta: gli edifici sono stati costruiti con materiali scadenti, probabilmente frutto di speculazione, e non si sono rispettate le norme antisismiche.

Sia che abbia ragione Giuliani, sia che ce l’abbia Boschi, è un fatto che i danni provocati dalle catastrofi naturali sarebbero infinitamente meno gravi se solo si cominciasse a costruire applicando le regole dell’edilizia antisismica.

 

Allora, per cominciare: è vero che le commissioni parlamentari d’inchiesta più che accertare la verità l’affossano; ma nel caso dovesse essere costituita una commissione parlamentare sul terremoto in Abruzzo e i suoi effetti, la prima risposta cui si cercherebbe di dare una risposta al fatto che in Abruzzo, una delle regioni a più alto rischio sismico d’Italia, sia stato trascurato il problema della prevenzione urbanistico e della difesa di un territorio tanto fragile.

Prefettura, ospedali, scuole, alberghi di recente costruzione sono crollati. Non è rimasto in piedi un solo edificio pubblico. Eppure si sapeva che L’Aquila sarebbe stata colpita, prima o poi, da una forte scossa di terremoto. E da qui, dunque che occorre partire. Il professor Michele Mele, docente di tecnica delle costruzioni all’università della “Sapienza” di Roma, anni fa à stato chiamato a valutare le condizioni della prefettura dell’Aquila. Ha avvertito che l’edificio non avrebbe retto a un sisma anche a una scossa di terremoto più blanda di quello che si è verificato. Non è stato ascoltato.

 

Occorre porre mano a un grande progetto di letterale rottamazione dell’edilizia non a norma antisismica; e avviare un piano immobiliare straordinario e “rottamare” a partire da quello post-bellico privo di qualità e di criteri antisismici. Al recente convegno su “Piano casa, rottamazione edilizia e riforma della legge sul governo del territorio”, un’indiscussa autorità, il professor Aldo Loris Rossi ha detto cose precise, concrete, puntuali, realizzabili in tempi ragionevoli. Lo si ripete: se si vuole, si può; se si può, si deve.

 

Valter Vecellio

(da Notizie radicali, 8 aprile 2009)


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