Oblň cubano
Yoani Sánchez. Disoccupazione giovanile
31 Marzo 2009
 

Dal blog Generación Y

30 marzo 2009

 

 

Desempleo juvenil

Ciertas porfiadas estadísticas jamás se anuncian en los medios de difusión; más bien se esconden a pesar de su alta incidencia. Junto al número de suicidios, de abortos y divorcios, se escamotea también la cifra real de desempleados. Los noticiarios y las vallas quieren hacernos creer que habitamos una sociedad donde todos tienen la oportunidad de encontrar un trabajo y los desvinculados lo son por su inclinación a la vagancia. Tantos brazos sin producir apuntan, sin embargo, a la esencia de un sistema que ha convertido el trabajo en sólo apariencia y el salario en una broma de mal gusto.

Hace unos días, un breve programa televisivo se acercó al tema del desempleo juvenil, pero sin mencionar el número de los actuales parados. La Habana, a las diez de la mañana de un día entre semana, es la mejor muestra de cuántos no tienen un trabajo para ganarse la vida. Los parques, las aceras y cada esquina, repletos de gente en horario laboral, resultan más confiables que los bajos índices de desocupación de los anuarios estadísticos. Para la cautelosa especialista que habló frente a las cámaras, muchos jóvenes tienen una falsa apreciación de sus potencialidades y por eso no aceptan ciertos empleos. Su frase fue seguida de una entrevista en la facultad de estudios socioculturales de la provincia Granma, donde los recién graduados se quejaban de las plazas de “limpia-pisos” o de inspector de mosquitos que les habían sido asignadas.

Tantos malabarismos verbales para no reconocer que mientras los sueldos sigan tan bajos, los jóvenes no se verán motivados a trabajar. No se trata de apelar a la abnegación o convocarlos a salvar la Patria con su esfuerzo diario, sino de pagarles una cantidad y en una moneda que les permita llevar una vida decente. El proyectado “hombre nuevo” no es tan diferente del resto de los humanos: quiere emplear su tiempo y su energía en algo que redunde en prosperidad y bienestar. Eso no debería ser tan difícil de entender por los especialistas, ni tan sistemáticamente ignorado por las estadísticas.

 

Yoani Sánchez

 

 

Disoccupazione giovanile

Certe capricciose statistiche non sono pubblicizzate dai mezzi di diffusione, ma, nonostante la loro evidente incidenza, vengono occultate. Si nasconde il numero dei suicidi, degli aborti, dei divorzi e anche la cifra reale dei disoccupati. I notiziari e i cartelloni politici vogliono farci credere che viviamo in una società nella quale tutti hanno l’opportunità di trovare un lavoro, mentre soltanto i vagabondi restano disoccupati. Tante braccia improduttive indicano, tuttavia, l’essenza di un sistema che ha trasformato il lavoro in una vuota facciata e il salario in uno scherzo di cattivo gusto.

Qualche giorno fa, un breve programma televisivo ha affrontato il tema della disoccupazione giovanile, ma senza menzionare il numero degli attuali disoccupati. L’Avana, alle dieci del mattino di un giorno feriale, mostra con evidenza quante persone non hanno un lavoro che consenta di guadagnare da vivere. Vedere parchi, marciapiedi e angoli di strada affollati di gente in orario lavorativo, è un parametro più affidabile dei bassi indici di disoccupazione rilevati dalle statistiche annuali. Secondo la prudente specialista che ha parlato davanti alle telecamere, molti giovani manifestano un falso apprezzamento delle loro potenzialità e per questo motivo non accettano un certo tipo di impieghi. La sua frase è stata seguita da un’intervista nella facoltà degli studi socioculturali della provincia Granma, dove gli ultimi laureati si lamentavano dei posti da addetti alle pulizie e di disinfestatori di zanzare che gli erano stati assegnati.

Tante acrobazie verbali per non riconoscere che fino a quando gli stipendi continueranno a essere così bassi, i giovani non si sentiranno motivati a lavorare. Non si tratta di appellarsi alla abnegazione o di convocare i giovani per la salvezza della Patria grazie al loro sforzo quotidiano, ma di retribuirli con una paga giusta che permetta di fare una vita decente. Il progettato “uomo nuovo” non è molto diverso dal resto del genere umano: vuole impiegare il suo tempo e le sue energie in qualcosa che produca prosperità e benessere. Non dovrebbe essere una cosa così difficile da capire da parte degli specialisti e neppure così sistematicamente ignorata dalle statistiche.

 

Traduzione di Gordiano Lupi


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