Diario di bordo
Elisa Merlo. La libertà della Barbie
30 Marzo 2009
 

Sono proprio contenta che il mio corpo, qualora dovesse capitarmi la disgrazia di trovarmi in stato vegetativo, non sia abbandonato al suo destino; che sia sottratto al volere dei miei familiari, ai quali potrebbe anche venire la brutta idea di disfarsi di me; e sono contenta che sia sottratto al volere del buon Dio che magari potrebbe aver pensato graziosamente di togliermi anzi tempo dalla faccia della terra per portarmi con sé in paradiso.

Sono felice, davvero felice che il mio corpo passi nelle mani dello Stato. Penserà questo amorevole padrone a farmi mettere un sondino nello stomaco da qualche bravo medico, per nutrirmi e idratarmi come si conviene. Certamente mi affiderà a qualche amorevole suorina, che provvederà a cambiarmi il pannolone, e che mi girerà di tanto in tanto da una parte e dall'altra, per evitare piaghe da decubito; mi laverà, mi pettinerà, mi rimboccherà le coperte, come facevo io da piccola con la mia Barbie; mi dirà dolci parole e magari vedendo una smorfia su mio volto imbruttito, s'illuderà ch'io le abbia risposto con un sorriso. Anch'io m'illudevo con la mia bambolina.

Sono contenta, proprio contenta, perché stanno vincendo le persone buone e intelligenti, i sostenitori della vita a tutti i costi, vale a dire della morte lenta, lentissima, che può protrarsi per anni. Da piccina avevo una mamma che si prendeva cura della mia vita, adesso, grazie a loro, ho trovato una grande mamma, lo Stato, che si occupa della mia morte.

Ne va un pochino della mia libertà, è vero, ma che importanza ha? Le Barbie hanno forse bisogno della libertà?

 

Elisa Merlo


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