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Maria Lanciotti: Divagazioni allappanti sotto i baffi di Trilussa
Trilussa
Trilussa 
28 Marzo 2009
 

Ultimamente mi capita di voler dire tante cose e di non trovare le parole. C’era una canzone di Modugno che diceva: “Vorrei trovare parole nuove, ma piove piove…”. Qui sta piovendo troppo, troppe cose ci stanno piovendo sulla testa dure come tegole e taglienti come ghiaccio e non abbiamo nemmeno un elmetto bucato per ripararci. Se uno volesse prendere parte al gran chiacchiericcio che ci frastorna come una mitragliata ininterrotta di nonsense non saprebbe da dove cominciare. Eppure zitti non si può stare davanti a tanti fatti e fattacci che pure ci riguardano.

Siamo tutti informati di quello che accade a casa nostra e nel mondo minuto per minuto, ma secondo quello che ci vogliono far sapere i media stipendiati e telecomandati da chi con i bottoni non ci gioca certo a battimuro ma a ben altri giochini che a noi “popolo cojone” – per dirla con Trilussa – non è dato sapere se non a cose fatte o disfatte e mai per intero. A noi quando ci dice bene ci fanno vedere gli spezzoni di un film di cui non conosciamo la trama né l’inizio né il finale o i vari finali alternativi, e al cui montaggio e smontaggio i tecnici dell’imbroglio lavorano alacremente per avere sempre pronto un prodotto dalle mille sfaccettature da mostrare di volta in volta al pubblico dei fanciullini riuniti al teatro delle marionette. Dove chi tira i fili si sbellica dalle risate quando le manovre gli riescono bene, tanto da incantare la platea.

E qui, non sapendo da dove cominciare a dire e a maledire, la parola mi viene di nuovo a mancare e senza aver nulla detto taccio, e mi torna in mente L’omo finto di Trilussa e quel verso che fa: …e questo è un omo? Nun ce posso crede…

 

Maria Lanciotti


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