Testamento biologico: accordo sui principi o spartizione dei principi? 
Quando la forma sostanza...
09 Marzo 2009
 

Per come si è involuto il dibattito sul testamento biologico, nonostante le interviste in lingua spagnola del presidente del Consiglio, io resto agli atti formali in italiano, di un Governo che per il momento stava per trasformare in morale di Stato una morale soggettiva. È possibile che la rotta s'inverta e si voglia tornare a parlare di una legge sul testamento biologico nel rispetto della Costituzione, dell'autodeterminazione della persona e del consenso informato?

Sarà possibile che queste ore servano a sgombrare il campo da quel macigno incostituzionale dei trattamenti sanitari obbligatori per i soggetti capaci di esprimersi, ed entrare nel vivo dell’articolo 5 e degli altri trattamenti obbligatori -idratazione e nutrizione- per i soggetti incapaci di esprimersi ma che potrebbero avere lasciato scritto il loro rifiuto?

Sarà possibile entrare nel vivo dell’unico dibattito che coinvolge tutti noi cittadini, e cioè di voler morire dignitosamente e anche di scegliere quando e come è per noi giunto il momento del commiato?

 

Speriamo, ma se la forma è sostanza, la riunione informale di domani mattina martedì 10 marzo nella sede formale della commissione, convocata in sede formale di ufficio di presidenza, non è un buon modo per iniziare la settimana. Un calendario dei lavori della commissione che prevede di concludere l'esame del disegno di legge (venerdì alle ore 13) cioè dopo il termine fissato per gli emendamenti per l'aula (venerdì alle ore 12). Un affronto istituzionale o il tempo di Palazzo Madama va a ritroso?

La riunione alle 9 di domattina tra i capigruppo in commissione Sanità con il presidente della commissione e il relatore del disegno di legge sul testamento biologico, avrebbe potuto avere una valenza formale se solo fosse stato deciso di convocarla come ufficio di presidenza allargato ai capigruppo, oppure come comitato ristretto deciso dal plenum della commissione. Nulla di questo, le istituzioni hanno le loro regole e non sempre soddisfano le esigenze dei gruppi e dei partiti politici. Ma se non è un luogo istituzionale che deve decidere, i gruppi parlamentari si spartiscono poltrone, commi e principi costituzionali senza avvalli formali!

Una riunione che quindi nella sua informalità non doveva passare attraverso un voto dell'ufficio di presidenza, un voto voluto invece a maggioranza dal presidente Antonio Tomassini (foto). Ma l'ufficio di presidenza deve decidere all'unanimità oppure deve rimandare la decisione alla commissione, e questa sì può votare a maggioranza, proprio per stabilire il calendario dei lavori!

 

Donatella Poretti


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