Diario di bordo
Nucleare. Berlusconi passi dal decisionismo alla decisione. Si ricordi di Scanzano Jonico
25 Febbraio 2009
 

Accordi con la Francia per la costruzione di 4 centrali nucleari entro il 2025? I tempi sono lunghi, chi vivrà vedrà. Intanto, per verificare le reali intenzioni del Governo italiano si dovrebbe procedere ad una verifica, quella, cioè, della individuazione di un sito dove allocare le scorie radioattive. Nel 2003 si era individuato un sito nel comune di Scanzano Jonico (Basilicata) che offriva le necessarie garanzie ma la popolazione locale si ribellò, la Giunta regionale (centro-destra) si appellò al Governo (centro-destra), cioè all'allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che annullò l'operazione. Il risultato fu che esportammo scorie radioattive in Francia pagando la “modica” cifra di 250 milioni di euro, ovviamente pagati dal contribuente. Se il presidente Berlusconi vuole davvero aprire una nuova fase nucleare prenda una decisione, ora, rendendo operativo il sito di Scanzano Jonico, ché altrimenti ci troveremmo di fronte alla solita sceneggiata italiana, ovvero al solito, come dice il presidente Berlusconi, teatrino della politica. Rimangono, comunque, aperte questioni “minori”. Vediamo.

Si dice che la scelta nucleare serva a diminuire la nostra dipendenza di fonti energetiche (petrolio) dall'estero, si dimentica, però che la tecnologia nucleare è di importazione, cioè estera (Francia), che il combustibile (uranio) è estero (il 58% delle riserve sono in Canada, Australia e Kazakhstan), e che la Francia con il suo 78% di produzione elettrica nucleare importa più petrolio dell'Italia. Il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, dichiara che «Il nucleare dovrà produrre un quarto dell'energia elettrica del Paese (25%)», ma dimentica che la produzione elettrica italiana rappresenta il 18% del nostro fabbisogno energetico complessivo, l'82% del quale (carburanti, etc.) va essenzialmente ai trasporti. L'obiettivo del 25% di Scajola, rispetto al 18% di produzione elettrica, significa che il nucleare sarà il 4,5% del fabbisogno di energia elettrica. Quindi questo nucleare ci fornirà una percentuale limitata di energia elettrica che potrebbe essere ottenuta ottimizzando la produzione, razionalizzando e attuando politiche di sviluppo delle energie rinnovabili.

 

Primo Mastrantoni, segretario Aduc



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