Diario di bordo
Maria G. Di Rienzo. Bussano alla porta
06 Febbraio 2009
 

«Un clochard italiano di 56 anni è stato trovato morto nell'area della dogana... è il settimo in città dall'inizio dell'inverno... in tasca aveva una tessera della mensa di S. Francesco...». La notizia è sullo stesso quotidiano in cui si annuncia placidamente che il governo schederà i senzatetto, lo stesso giorno.

Capito la malizia? Pur di non collaborare al “pacchetto sicurezza” cosa non farebbero i disgraziati! Questo è persino morto. Di certo adesso se la ride da qualche parte.

Dev'essere così, dev'essere andato in un posto in cui le lattine lasciate per strada sono sempre mezze piene, e si trovano sui marciapiedi pacchetti di biscotti e sigarette ancora interi. Un posto in cui i bambini non hanno paura di lui. Un posto in cui si dorme all'aperto solo nelle notti d'estate più chiare e calde e piene di stelle, ma quando c'è freddo o piove ci sono porte che si aprono e qualcuno che sorride. Un posto in cui i poliziotti non lo cacciano, un posto in cui nessuno lo cosparge di benzina mentre dorme.

Peccato che abbia dovuto andare a cercarlo lontano, il posto in cui stare, così lontano che non potrà mai raccontarci cosa significa vivere da essere umano in mezzo ad altri esseri umani.

Peccato, perché è da un bel po' che noi ce ne siamo dimenticati. Per questo oggi ingoiamo la schedatura delle persone senza fissa dimora, la legalizzazione delle “ronde padane”, i medici che denunciano i loro pazienti e la tassa per il permesso di soggiorno senza battere ciglio. Convinti che gli “uomini neri” non busseranno mai alla nostra porta.

Poi senti il colpo, ed è già il nazismo, è già troppo tardi.

 

Maria G. Di Rienzo

(da Notizie minime della nonviolenza in cammino, 6 febbraio 2009)


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