Diario di bordo
Maria G. Di Rienzo. Film
Adorabile bricconcello...
Adorabile bricconcello... 
26 Gennaio 2009
 

Bozza per un film italiano sullo stupro

(a commento degli ultimi fatti di cronaca)


Fase n. 1

Ha sorriso: vuol essere stuprata.

Non ha sorriso: merita di essere stuprata.

Non ha resistito: vuol essere stuprata.

Ha resistito: merita di essere stuprata.

Ha l'ombelico scoperto: vuol essere stuprata.

Ha addosso uno scafandro per immersioni: merita di essere stuprata.

*

Fase n. 2

Ha dieci anni: ma ne dimostra sedici.

Ha quattordici anni: ma aveva già avuto “esperienze”.

Ha vent'anni: ci stava.

Ha trent'anni: ci stava.

Ha quarant'anni: l'ho scambiata per una prostituta.

Ha cinquant'anni: ma ne dimostra trentacinque.

*

Fase n. 3

Ero ubriaco.

Ero sotto l'effetto di stupefacenti.

Ho avuto un raptus.

Sono soggetto ad amnesie selettive.

Sono depresso.

(Uffa, appuntato, quanto dobbiamo andare avanti? Lo sa anche lei come sono le donne).

*

Fase n. 4

Arresti domiciliari, sconto di pena, buffetto sulla guancia: non lo faccia più, bricconcello.

*

Sottotitoli:

Le città sono insicure. Le strade sono scarsamente illuminate. Il governo non fa niente. L'opposizione ci mette i bastoni tra le ruote. Ci sono troppi immigrati. È colpa degli zingari.

*

Original soundtrack:

Canzone in cui una bambina stuprata accarezza pietosa il vecchio violentatore morente.

(È vera poesia, ignoranti, “col vestito rosso salta il fosso”, dove avete mai sentito qualcosa di più profondo? Aspettate che provo anch'io: con il vestito viola va a scuola, con il vestito bianco sorride al nonno stanco, e sotto al vestito giallo ha mutandine di pizzo sangallo. Piccante quest'ultima, eh?).

*

Titoli di coda:

Le donne dovrebbero: far corsi di autodifesa; essere dotate di microchip sull'orecchio, o di videocamera nel naso, o di allarme antistupro al polso; non scendere dagli autobus la sera per andare a casa (continuate a girare sino al mattino quando dovete tornare al lavoro, è divertente); non uscire la sera, non uscire il pomeriggio, non uscire la mattina (è tanto più confortevole se vi violenta un uomo di casa, un amico, un parente); non vestirsi così e non vestirsi colà, non andare a cena con i colleghi, non ballare in pubblico, non ridere, non piangere, non... insomma, davvero non riuscite a non esistere?

Gli uomini dovrebbero: Cosa? Cosa volete che possano fare gli uomini? Non è mica un problema che li riguardi, dopotutto.

 

Maria G. Di Rienzo

(da Notizie minime della nonviolenza in cammino, 26 gennaio 2009)


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