Contro la Pornotax, ci vorrebbe un Larry Flint!
30 Dicembre 2008
 

La Camera, settimana prossima, dovrebbe votare anche la Pornotax. Vediamo realmente cosa è e cosa comporterà.

Ammettiamolo, nell'Italia perbenista che del mercato del sesso si ostina a non voler parlare, non è considerato di buon gusto dire quanto si guadagna con il porno e ancor meno quanto si rischierebbe di rimetterci in profitti. È meglio discutere delle prime visioni dei film e delle partite di calcio in tv e delle povere famiglie italiane che si vedranno aumentare gli abbonamenti. Non siamo negli Usa e Robert Murdoch non è Larry Flint! Comprendiamo quanto sia difficile fare una campagna mediatica rivendicando il diritto di fare soldi con la pornografia, un genere non da salotti buoni, non da benpensanti ed intellettuali, ma da "sporcaccioni".

Ma noi, ci permettiamo di difendere Robert Murdoch come fosse Larry Flint, il pornografo miliardario americano che in nome del primo emendamento e del diritto alla libertà di parola e di stampa era arrivato fino alla Corte Suprema per sancire come il cattivo gusto non sia un problema che riguarda la legge. In una società democratica il vero scandalo non è la pornografia, bensì il fatto che il perbenismo bigotto la voglia vietare e trovi una sponda nelle istituzioni e nel Vaticano.

Il raddoppio dell'Iva per Sky ha la sua giustificazione nel porre fine ad una agevolazione che dal 1995 il Governo Dini concesse a questo operatore per favorire lo sviluppo del satellitare e la pay tv, nonché ampliare il mercato all'epoca dominato dal duopolio Rai-Mediaset. La pornotax non ha alcuna copertura del mercato europeo, ma sarà sempre Sky a pagare il conto!

La Pornotax, introdotta come misura meramente estetica nella Finanziaria 2006, è entrata in vigore con il decreto 185 del 29 novembre 2008 in materia di misure anticrisi. È sempre un Governo Berlusconi. Stavolta sarà un decreto in cui il ministro ai Beni Culturali dovrà dettare criteri per determinare cosa si debba intendere per materiale pornografico, ossia quello «in cui siano presenti immagini o scene contenenti atti sessuali espliciti e non simulati tra adulti consenzienti» e i cui proventi avranno un prelievo fiscale aggiuntivo del 25% e un aumento al 120% degli acconti da versare al fisco. Un provvedimento che se non è mai entrato in vigore dalla Finanziaria del 2006 ha un'unica spiegazione, che fornì allora il viceministro all'Economia Giuseppe Vegas alla relatrice Daniela Santanchè, paladina della misura: attenzione, è di difficile applicazione e rischia di aprire un contenzioso con l'Unione Europea. Infatti, operatori dello stesso mercato pornografico si troverebbero ad essere in concorrenza sleale tra di loro rischiando di aprire possibili procedure di infrazioni. Ogni Stato membro Ue può tassare come crede i propri prodotti a condizione che non si crei una turbativa della libera concorrenza. Se quindi si tasseranno prodotti stranieri sarà la Commissione Europea a chiedere chiarimenti al Governo.

È difficile calcolare con precisione il fatturato del porno in Italia. L'ultima stima ufficiale risale al 2005, con il quarto Rapporto sulla pornografia realizzato da Eurispes: il giro d'affari annuo complessivo dell'industria del sesso (prostituzione esclusa) era valutato in 1,1 miliardi per il 2004. Con un trend di crescita stimato di oltre il 10% l'anno. Da allora il mercato è cambiato molto: all'epoca tirava molto la produzione cinematografica, l'home video e i sexy shop, mentre era all'esordio la pay tv. Poi sono crollati i siti Internet a pagamento con l'avvento di Youporn, i servizi telefonici per adulti tramite linee a pagamento (i famosi codici 144, 166 e 899, con bollette milionarie e truffe collegate), la vendita dei film nelle edicole e la produzione cinematografica italiana, anche i sexy shop pare non tirino molto.

Ma il mercato della pornografia ha delle voci in crescita: i videotelefonini (in Europa nel 2007, l'industria del pornomobile ha incassato 775 milioni di dollari e, secondo la società inglese Juniper Research, entro il 2012 arriverà a 1,5 miliardi) e le pay tv. Appunto Sky.

Secondo più di una fonte di mercato, gli abbonati che ogni sera acquistano un film vietato ai minori sui canali di Hot club di Sky sarebbero tra 200 e 250 mila, per una spesa media di 10 euro a visione che, moltiplicata per un anno costituirebbe un fatturato di 900 milioni, più di un terzo dei ricavi complessivi della tv satellitare di Rupert Murdoch, pari a quasi 2,5 miliardi al 30 giugno 2007. Un'agenzia di stampa riportava come solo con la programmazione dei 26 canali porno in pay-per-view, Sky incassa qualcosa come 2 milioni di euro alla settimana.

Dati tutti smentiti ufficialmente da Sky Italia, che non aggiunge però altro sulla composizione del suo giro d'affari. Il fenomeno, insomma, deve restare sotto traccia.

La Pornotax rischia di essere il vero e proprio colpo basso sferrato a Murdoch dal Governo Berlusconi senza che questo ci faccia una battaglia mediatica. Sky rischia di essere travolta da una tassa perbenista e bigotta che in nome dello scandalo, della decenza e della morale avvalla un aumento di tasse non giustificabile in nome del mercato o della Ue.

Donatella Poretti


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