Lo scaffale di Tellus
Un destino ridicolo 
Nel libro di Fabrizio De André e Alessandro Gennari l’incrocio dei destini a sparigliare fortuna ed esistenze
10 Dicembre 2008
 

Fabrizio De André e Alessandro Gennari

Un destino ridicolo

Einuadi, (Tascabili) 2005, pagg. 148, € 8,80

 

Presentato al Festival di Roma e nelle sale dal 14 novembre, il film Amore che vieni amore che vai di Daniele Costantini è tratto dal libro di Fabrizio De André e Alessandro Gennari Un destino ridicolo (1996).

Il romanzo è principalmente la storia di tre personaggi, anche se poi, nel dipanarsi della trama, altre figure emergono nel racconto, ognuna ben delineata e apportatrice di nuovi sviluppi. Salvatore è un giovane sardo, uscito di galera e sbarcato a Genova, dove intende ricominciare da capo, neppure lui sa come, una nuova vita, nuovi progetti. Carlo è genovese, con la madre è a capo di un giro di prostitute di strada, donne sciupate dalla vita, che si vendono nei caruggi della città ligure, ognuna con la sua storia. E infine, Bernard, uno psichiatra che ha deciso di non esercitare più questa professione e che, anarchico e filosofo, si è trovato non si sa come dalla parte della malavita marsigliese. Insieme i tre protagonisti, spinti dal miraggio di un cambiamento nelle loro esistenze, tenteranno un colpo, il furto di un carico di merce preziosa.

Il motore di questo progetto è per due di loro l’amore, per Bernard il sogno di veder realizzarsi un centro di studi d’ispirazione anarchica per inseguire l’utopia di una società migliore, di un futuro più vivibile… Ma i destini si accavalleranno, e saranno per alcuni fautori di gioia e di effettive novità, per altri scherzi inaspettati a sparigliare tutte le carte in tavola.

Tema da sempre molto caro a De André cantautore, questo della «propensione a immaginare le alternative (delle nostre vite), cambiando un dettaglio» per inventare a quel punto «un’entità responsabile del naufragio di un’ipotesi» che poi chiamiamo destino.

In scena entreranno anche i due autori in prima persona e nei propri panni reali; Fabrizio, giovane cantante appena baciato dal successo, circondato da donne, una in particolare messasi sulle sue tracce per poterlo conoscere (È Maritza, che ispirò a De André la sua celebre “Bocca di rosa”). E Alessandro, lo scrittore, casualmente sui binari di un passato che avrebbe potuto incrociarsi con quello degli altri personaggi e dei cui esiti racconterà invece a Fabrizio solo parecchi anni dopo, col risultato inaspettato di un’amicizia.

E così, leggendo il libro si vengono a conoscere idee e aneddoti di questo indimenticabile cantante che anche come scrittore ha lasciato un noir che scorre alla pari di una narrazione di cantastorie, ricco di intrecci e con qualche colpo di scena, un ininterrotto raccontare che porta il lettore dagli scompartimenti di un treno, ai vicoli di città portuali malfamati quanto affascinanti, ai moti di sentimenti e ideologie, con sempre il sottofondo costante del tema dell’amicizia e di un certo, malinconico cameratismo tra uomini.


Annagloria Del Piano

(per 'l Gazetin, dicembre 2008)


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