Cercando l'oro della poesia
Fabiano Alborghetti trova Marco Simonelli 
Cercando l'oro 24
Marco Simonelli
Marco Simonelli 
02 Dicembre 2008
 

Prosegue davvero felicemente la rubrica Cercando l’oro della poesia e con questa nuova puntata facendo nuovamente un salto geografico: dalla Svizzera italiana (e Brasile) di Prisca Agustoni, alla Toscana di Marco Simonelli.

 

Ancora una volta e per come accadrà nelle puntate a venire, lo spazio è per la sola voce dell’autore, messo a nudo senza la mediazione della domanda, autore lanciato nel vuoto e che arriva a noi per mezzo di una autopresentazione, cui seguirà una scelta di testi e solo in ultimo una breve nota bio-bibliografia.

 

 

AUTOPRESENTAZIONE di Marco Simonelli

 

Ho iniziato a scrivere nel più romantico e maledetto dei modi: per terapia, verso i quindici anni, incoraggiato da un’analista junghiana che cercava di stimolare un inconscio stitico.

 

Erano i primi anni della Seconda Repubblica, vivevo in una realtà ginnasiale in cui il fenomeno del bullismo, sebbene esistente, non era ancora stato codificato; nessuno si sarebbe mai sognato di accusare un docente di vessazioni, nonostante anche quest’ultime fossero evidenti; non si parlava nemmeno di disagio o di break down, si usavano forme eufemistiche e perifrastiche tipo “è un alunno molto sensibile”.

Se in classe tentavi di tagliarti le vene con un trincetto non eri un emo-boy ma un “elemento di disturbo per la lezione”, ti mandavano alla lavagna durante l’ora di greco e ti facevano scrivere, per punizione, heautontimorumenos. Inoltre George Michael avrebbe pubblicato Outside solo cinque anni più tardi togliendo di fatto l’omosessualità dalla lista dei tabù adolescenziali.

 

Erano gli anni di Dario Bellezza e Alda Merini al Costanzo Show e quindi fu per me abbastanza spontaneo interessarmi alla loro scrittura e provare spinte di identificazione per il maledettismo esasperato del primo e per l’orfismo debordante della seconda. Leggevo disordinatamente, scrivevo caoticamente e presto iniziai a frequentare incoscientemente i poeti fiorentini.

Verso la fine degli anni ‘90 iniziai a considerare più seriamente la scrittura e questo grazie ai consigli e all’ascolto di molti sodali (zii e cugini putativi, soprattutto: non mi è mai piaciuta l’idea di considerare, in letteratura, un autore come filiazione di un altro, rifuggo da queste linee patriarcali preferendo quelle avuncolari).

Mi interessa la commistione degli stili e del linguaggio, la sperimentazione espressiva attraverso l’uso di materiali linguistici ed iconici già esistenti e spesso trascurati. Sento molto il peso della tradizione (soprattutto l’ombra di Dante, croce e delizia per chiunque scriva poesia a Firenze) ma non l’ho mai vissuta come un intralcio o come una zavorra, anzi: chi scrive si ritrova sempre, consciamente o inconsciamente a flirtare con la tradizione.

 

Penso al linguaggio come ad un materiale riciclabile e alla poesia come ad uno sviluppo sostenibile. Mi considero uno scrittore a progetto: ogni compagine è per me una sperimentazione esistenziale e artistica, esplorazione di una realtà dapprima intuita e poi approfondita, indagata, scandagliata.

 

 

da Palinsesti, una canzoniere catodico (Editrice Zona, 2007)

 

 

STAR SYSTEM

[per Marilyn, soprattutto]

 

Non stanno a guardare

nostre stelle fisse

ancora in circolo però lontane.

 

Vedremo Orione in queste settimane

ma anche non brillasse

sapremmo della sua presenza

quasi fosse in palinsesto

nel suo asse:

 

meteora o meteorite

corpo estraneo celeste

che prende fuoco qui

per l’irruenza dell’impatto

col minimo terrestre.

 

 

ELOGIO FUNEBRE DI SUPERMAN

 

La sedia a rotelle

con cui da anni solo ti muovevi

soffiando a stento dentro un tubicino

è dolorosa, vuota e planetaria.

 

Volavi nell’aria, un tempo

lasciando nello spazio

cometa d’infinita brillantina—

il pugno avanti, il moto accelerato,

controllavi il creato:

che nessuno guastasse quell’orbite incoerenti!

La tua tosse spesso smosse i continenti.

 

In una telefonica cabina

t’inventasti personaggio qualunque:

giornalista sfigato che dovunque vada

si perde per strada inevitabilmente,

mito mascherato deficiente.

 

Per salvare il mondo è obbligatorio camuffarsi,

travestirsi, sembrare un vagabondo,

uno svagato imbranato occhialuto.

Rischiavi di essere riconosciuto.

 

Alle stelle basta poco per cadere:

il gioco avverso del destino

lo scalino che cede sotto il peso

il caso che t’impenna il tuo destriero

un sentiero accidentato

il camion spuntato all’improvviso

e tutte le frenate non riuscite.

 

Lo schianto forte della Kryptonite.

 

 

IMPICCAGIONE DI KEN

 

Plastico tuttavia elasticamente irrigidito manzo

scalpellato in ginnico esercizio, illibato abbellito gonzo,

 

qual crudel fattore o multinazionale marchio registrato

t’ha stampato artificiale e ganzo, t’ha generato maschile

bambolotto, ghiotto cicciobello di cavità interna totale

 

quale regola astrale eterna fu così cattivamente grande

da fonderti il glande insieme alle mutande?

 

Ti tengono ritto elastici, legacci di gomma,

lacci fragili, molli giarrettiere da donna, pronte ad intrecciarsi

col cordone ombelicale della mamma, ad esplodere

in presenza della bionda bomba angelicata

dello sguardo della donna - cannonata,

 

Barbie,

l’eterno oggetto fidanzata.

 

 

COMING OUT

[confessional poem #1]

 

Mia madre mi guarda

attraverso i suoi occhiali di strass,

con i suoi Bette Davis’ eyes

incrollabile mamma del Mulino Bianco

sorride come una diva rimasta senza Oscar

che, in fondo, se l’aspettava.

 

Madre eroica: come Rocky si è allenata ogni giorno

seguendo il corso aerobica Jane Fonda

per essere fisicamente preparata

a questa rivelazione “inaspettata”.

 

Che non sono Schwarzenegger

l’ha sempre sospettato;

il mio fanatismo per Madonna

lo ha confermato.

 

“Una madre certe cose se le sente”

dice, ballerina che danza sulle punte,

Carla Fracci ragazzina al suo debutto.

 

Sono Gesù bambino

che guarda sua madre

 

like a virgin.

 

 

DISCORSO CIVILE DI GRANDE PUFFO

[Socialist Men Under a Red Father]

 

Felice puffserata a tutti i puffolini pervenuti:

questo capo villaggio comunista vi farà la lista

del nostro civil modo d’esistenza.

 

Alla partenza siamo tutti uguali

animali sociali privi d’esperienza,

puffbacche di natura varie ed eventuale.

 

Non male è valutare

le attitudini intrinseche d’ognuno:

Quattrocchi e il suo pallino per i libri

Inventore, bambino, giocava con il Lego

E Forzuto – che adesso è culturista-

non stava mai seduto un solo istante.

 

È importante, insomma,

che ognuno si realizzi, rigoroso a sé:

Brontolone che è sindacalista,

Vanitoso e la cosmesi,

Golosone e gli arnesi da cucina.

 

La dottrina dei puffi è stare insieme,

puffare sempre per la vita bella,

i compiti divisi

per il comune bene:

 

combattere con Birba e Gargamella.

 

 

TEXAS CHAINSAW MASSACRE

 

Il piccolo aveva dei problemi:

si dice che fu colpa della pelle

oppure di sostanze

assunte durante l’adolescenza.

Uccidendo la sua prima formica

mentre giocava all’ombra

dietro la casa, sotto la cisterna,

si sentiva onnipotente padrone:

emulava la figura paterna.

 

Tutta la zona vive nel terrore.

Oh, Faccia-di-cuoio, assassino seriale-

satanasso camuffato da occidentale!

La tua sega elettrica trucida e stride

sul tronco di persone ancora vive.

Vi prego, non aprite quella porta

di quella casa bianca vicino all’autostrada.

Tutta la gente che c’è andata

non è più tornata.

È morta.

 

 

REQUIEM PER LAURA PALMER

 

Galleggiavi ghiacciata ninfea

sulla marea che segue ogni disastro

astro strozzato, incellophanato pacco

con mittente-mandante sconosciuto.

 

Oh corpo rinvenuto sulle sponde:

nessun dio a mutar le braccia in fronde.

Le onde ti consegnano freddata

a un’autopsia protratta inutilmente

 

la mente non comprende il movente

e il carnefice rimane ben nascosto

nel bosco dove Gretel ti perdesti

in un intrico di fronde e di misteri.

 

Noi tutti rimaniamo nel pantano

d’un’indagine priva di catarsi

ignorando la mano che recise

i capei d’oro a l’aura sparsi.

 

 

 

Marco Simonelli è nato nel 1979 a Firenze, dove vive. Lavora come traduttore.

Ha pubblicato il racconto in versi Memorie di un casamento ferroviere del ‘66 (1998), Notturno per grondaia e fili della luce (1999), il poemetto drammatico Sesto Sebastian – Trittico per scampata peste (2004) e il canzoniere catodico Palinsesti (2007). www.marcosimonelli.net

 

 

Le fotografie ed i testi appaiono con autorizzazione dell’autore


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