Spinus
Codice Ciri-Elli. Atto III – L'INCUBO CONTINUA...  
Favola di greggi, lupi, iene e orsi. Sceneggiata in tre atti, con epilogo
– Ci pensiamo noi – lo rassicuṛ Anń
– Ci pensiamo noi – lo rassicuṛ Anń 
25 Febbraio 2006
 

Il gregge chiede protezione agli orsi


Non posso andare avanti così. Devo prendere provvedimenti. – Disse Serafino al gregge.

Ti avevo avvertito – disse la saggia Genny arricciandosi la lana – Rivolgiti alla comunità degli orsi.

Gli orsi erano la soluzione ideale per garantire il giusto equilibrio tra i lupi e il gregge. Si nutrivano di latte e miele e avevano la forza necessaria per mettere in fuga i lupi.

Serafino si rivolse al capo della comunità, tale Annibale (per gli amici Annì), orso autorevole, noto per il suo senso innato della giustizia.

I lupi stanno distruggendo il gregge – disse Serafino tremante davanti al gigantesco plantigrado. – Chiedo la protezione degli orsi.

Detto questo chiuse gli occhi per una sorta di scaramanzia. Sentì la possente zampa dell’orso sulla sua spalla.

Ci pensiamo noi – lo rassicurò Annì. – Nessuno vi farà più del male.

Serafino, rincuorato dalle parole di Annibale mise le ali alle zampe e corse a dare la bella notizia al parentado. Gli ovini non avevano più nulla da temere. Per ogni ingiustizia subita avrebbero dovuto rivolgersi agli orsi i quali avrebbero dato il ben servito ai lupi.



Ma... gli orsi stanno dalla parte dei lupi


Per un po’ le cose funzionarono, ma ben presto i lupi, visto che nulla potevano contro gli orsi, cercarono di farseli amici. Li invitarono nella loro tenuta e li rimpinzarono di abbondante miele di cui erano ghiotti e poi, come si direbbe in gergo umano, “li ricattarono”. Fu così che nacque una grandissima amicizia tra il lupo Aristide e l’orso Annibale.

Aristide – Pensa se dicessi alle api che sei stato tu a mangiare il miele. Ridurrebbero la tua pelliccia a cibo per tarme!

Annibale – Non oserai farmi questo sgarbo vista l’amicizia che ci lega?!

Aristide – Stai tranquillo. Sarò una tomba. Ma…

Annibale ...Ma?

Aristide – Ricordalo, quando le pecore verranno da te a denunciare il mio operato!

Annibale – Serafino dice che hai fatto razzie nel gregge. Cosa devo fare?

Aristide – Fallo nero! (L’agnello era bianco)

Annibale – Sai che dovrei garantire la giustizia... Devo fingere di ascoltarlo.

Aristide Allora minimizza.

Annibale – Ecco il verdetto: “Il lupo ha agito a scopo benefico. Gli ovini uccisi erano gravemente ammalati: ha risparmiato loro un’inutile agonia!”

Però, Serafino dice che hai fatto razzia di agnelli appena nati...

Aristide – Minimizza...

Annibale – Questa volta non posso minimizzare.

Aristide – Allora prendi tempo.

Annibale – Arì, ho preso tempo ed è andata bene. Il potente orso Ciri, della tribù degli Elli, ha approvato il Codice Ciri-Elli: qualsiasi razzia commessa dai lupi dopo poco tempo viene depennata (gli umani direbbero “prescritta”).

Serafino, dopo l’ultimo verdetto, aveva ben capito che gli orsi sarebbero sempre stati dalla parte dei lupi. Se ne andò in punta di zampe. Gli amici lo cercarono a lungo e, non trovandolo, pensarono che fosse stato mangiato dal lupo Aristide o dai suoi degni compari.

Ma Serafino si era rannicchiato in fondo a una caverna lasciandosi morire. Durante la sua agonia rifletteva ad alta voce: “La pecora Genny ha dimostrato ancora una volta la sua saggezza. Così come l’acqua del ruscello non è impetuosa al punto di distruggere un lupo, il balzo di un agnello non è così potente da sottrarlo al suo destino. Se mi fossi lasciato mangiare avrei chiuso la mia esistenza anzi tempo, ma mi sarei risparmiato sofferenze e delusioni”.


(3 – continua)


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