Oblň cubano
Yoani Sánchez. Forbici
28 Ottobre 2008
 

Dal blog Generación Y

27 ottobre 2008

 

 

Tijeras

No sé qué le pasa a los intolerantes con el pelo, que se fijan en él con más saña que en el resto del cuerpo. Tienen una fijación especial con lo que brota de las cabezas ajenas, sean cabellos o ideas.

En los setenta mi padre quería llevar la melena hasta los hombros, pero las tijeras le salían al paso. Las blandían los represores de siempre, aquellos que sostienen que un pelado a lo militar es la señal para detectar a un hombre “correcto”. Eran los mismos tiempos en que los blue jeans de los hippies y sus pelambres eran señalados como exponentes del “diversionismo ideológico”.

No obstante, la abundancia de pelaje no es lo único que descoloca a estos peluqueros de la reprimenda. Recuerdo que agobiada por la falta de champú y por los brotes de piojos –comunes en los oscuros años noventa– decidí pelarme al cero. Estaba en el Instituto Pedagógico y mi cabeza lustrosa por poco me cuesta la expulsión de la universidad. En la calle siempre había alguien para recordarme que “una mujer que se respete” no prescinde de su pelo. Agobiada por tanta intromisión, me deje crecer –ad infinitum– la cabellera.

Hoy, mi hijo quiere llevar un par de mechones encima de las orejas, por la influencia estética de los dibujos animados japoneses. Ahí está la directora de su escuela para hacerle vivir lo mismo que a su abuelo y a mí. Con el uniforme blanco y amarillo de la secundaria no encaja –según esta barbera de turno– un pelado que se aleje del más soldadesco estilo. Al negrísimo pelo de Teo y a sus patillas desmesuradas, se les acercan también las viejas tijeras de la intransigencia. La permanente mano que quiere podar todas las diferencias.

 

Yoani Sánchez

 

 

Forbici

Non so perché gli intolleranti si fissano con maggior accanimento sui capelli rispetto al resto del corpo. Fanno attenzione soprattutto a ciò che spunta fuori dalle teste altrui, siano capelli o idee.

Negli anni settanta mio padre voleva portare la capigliatura fino alle spalle, ma aveva le forbici alle calcagna. Le brandivano i repressori di sempre, coloro che sostengono che un cranio raso alla militare indica un uomo “irreprensibile”. A quei tempi i blue jeans degli hippies e le loro capigliature erano considerate un segnale di “deviazionismo ideologico”.

Nonostante tutto, non è soltanto l’abbondanza di capelli a muovere questi parrucchieri del rimprovero. Ricordo che, sfiancata dalla mancanza di sciampo e dalle epidemie di pidocchi, comuni durante gli oscuri anni novanta decisi di tagliarmi i capelli a zero. Frequentavo l’Istituto Pedagico e la mia testa lucida per poco non mi costò l’espulsione dall’università. Per strada incontravo sempre qualcuno pronto a ricordarmi che “una donna che si rispetti” non può fare a meno dei suoi capelli. Sfiancata da tante intromissioni, mi sono lasciata crescere ad infinitum la capigliatura.

Oggi, mio figlio, vuole portare un paio di ciuffi sopra le orecchie, a causa della influenza estetica dei cartoni animati giapponesi. La direttrice della sua scuola è pronta a fargli provare le stesse difficoltà che abbiamo passato io e suo nonno. Con l’uniforme bianca e gialla della secondaria non va bene secondo questa barbiera di turno un cranio che si discosti da uno stile soldatesco. Alla nerissima capigliatura di Teo e alle sue basette esagerate, si avvicinano le vecchie forbici della intransigenza. La mano inalterabile che vuole potare tutte le differenze.

 

Traduzione di Gordiano Lupi

 

 

Nota del traduttore: Questo brano di Yoani presenta non poche difficoltà di resa letterale nella nostra lingua. Ho optato per una traduzione molto libera che risponde alle esigenze di una maggior comprensione e fluidità per il lettore italiano.


TELLUSfolio - Supplemento telematico quotidiano di Tellus
Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - R.O.C. N. 7205 I. 5510 - ISSN 1124-1276