Scuola e polizia: Berlusconi e Cossiga. Rispondere con Diritto e Nonviolenza 
Intervento in Aula al Senato
23 Ottobre 2008
 

Stamane il Senato raccoglieva in Aula gli interventi sulla conversione in legge del decreto in materia di istruzione e università (137/2008). A seguire lo stenografico commentato del mio intervento:

 

«... nell'intervento che avevo preparato avrei voluto parlare del maestro unico, argomento che... non scandalizza noi radicali, avendo a suo tempo raccolto le firme» su uno specifico referendum abrogativo. Anche se «forse non era proprio quello che molti di voi intendono, l'educatore che dà anche le bacchettate sulle mani. Avrei voluto poi parlare dell'ora di religione, del tempo pieno e di tanti altri temi, ma spero di averne l'occasione quando discuteremo gli emendamenti e gli ordini del giorno presentati.

Credo che dopo le dichiarazioni di ieri del Presidente del Consiglio» che ha paventato l'intervento della polizia negli istituti e nelle università, «la priorità sia diversa. Il rischio di fornire la risposta sbagliata, non solo alle esigenze della scuola ma anche alle iniziative che sono in corso nelle scuole stesse, mi sembra la priorità.

Un componente illustre di questa Assemblea, il presidente emerito e senatore a vita Francesco Cossiga, suggerisce una risposta... attraverso un'intervista al Quotidiano Nazionale... e credo che la gravità di... questo intervento non la possiamo ignorare. Il titolo dell'intervista è: “Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei”. Il testo è il seguente:

D - Presidente Cossiga, pensa che minacciando l'uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?

R - Dipende, se ritiene d'essere il Presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l'Italia è uno Stato debole, e all'opposizione non c'è il granitico PCI ma l'evanescente PD, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia.

D - Quali fatti dovrebbero seguire?

R - Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero Ministro dell'interno.

«"L'assassinio di Giorgiana Masi?" La ragazza che nel 1977 manifestava in occasione dell'anniversario della vittoria del referendum sul divorzio e che fu uccisa da un proiettile vagante probabilmente sparato dalla polizia sul lungotevere a Roma, e su cui il ministro dell'Interno Francesco Cossiga negò in Parlamento che la Polizia avesse sparato, nonostante foto e testimonianze inequivocabili....

D – Ossia?

R - In primo luogo, lasciar perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...

D - Gli universitari, invece?

R - Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.

Quello che è ritratto nelle fotografie di quella manifestazione dove è rimasta uccisa Giorgiana Masi? Quello con la maglia a strisce?» [poliziotto armato infiltrato che fomentava i disordini e fu identificato con nome e cognome]. «Questi agenti devono essere pronti a tutto?

continua R - Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri.

D - Nel senso che...

R - Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano.

D - Anche i docenti?

R - Soprattutto i docenti.

D - Presidente, il suo è un paradosso, no?

R - Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!

D - E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? In Italia torna il fascismo, direbbero.

R - Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio.

D - Quale incendio?

R - Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese.

Non so se il senatore a vita, emerito Presidente della Repubblica, intende intervenire in quest'Aula e proporci questa ricetta, casomai discutiamone e parliamone, discutetene anche voi della maggioranza e del Governo: è questa la ricetta? Sono questi i suggerimenti che vogliamo dare al Ministro dell'interno? Giorgiana Masi? Alla Camera è stata già depositata, e la ripresenteremo in questi giorni anche in questa sede, la richiesta di una Commissione d'inchiesta sui fatti che portarono alla morte di Giorgiana Masi.

Chiudo con un appello agli studenti: a queste provocazioni occorre rispondere in un unico modo, praticando la nonviolenza».

 

Donatella Poretti

 

 

Qui il testo del Ddl per l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sulle vicende che hanno determinato la morte di Giorgiana Masi e il ferimento di alcuni cittadini


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